
Le suore ridevano sottovoce nello sfogliare un libro, a loro convinzione, licenzioso, posto in un angolo al lato sinistro dell’ingresso della libreria.
Un guardiaspalle, presumibilmente ex nocs, nervosamente teneva sotto controllo l’ingresso del locale commerciale.
Il cirneaco, noncurante di ciò che stava accadendo in quel momento, forte dei 5 mila anni di storia del suo dna, sonnecchiava con il muso sulla gamba del suo padrone.
L’incrociatore statunitense classe Ticonderoga “Cape St. George” aveva gettato l’ancora nel porto di Gaeta la sera prima, provenendo da Cipro, dopo circa 2 giorni di navigazione, e dall’imbarcazione non erano scesi solo i marinai.
La porta si aprì senza particolare sussulto, a parte il tintinnio del campanellino posto sulla parte alta dell’ingresso.
La ragazzina, bellissima, occhi verdi, pelle ambrata, capelli biondi, un foulard colorato attorno al collo, jeans strappati secondo i canoni della moda attuale, fece il suo ingresso accompagnata da 3 uomini.
“Generale” fu la parola con cui il proprietario della libreria, Silvio di Stasio, pronunciò andando incontro al gruppo di persone appena entrate.
“Ti presento miss Liza El Khoury” appena sbarcata a Gaeta, e questi sono Mr. Alcable e Mr. Peretz. “Ti hanno portato la piccola”.
Liza, 10 anni appena compiuti. La madre Marie Clare El Khoury la aveva fatta battezzare nella Chiesa di Sant’ Antonio a Sin El Fil a Beirut. Il padre avrebbe visto il video del battesimo nel Carcere di Rebibbia, giusta condanna definitiva per concorso per reati eversivi, ed avrebbe dovuto attendere un decennio prima di poter vedere la figlia. L’emozione era fortissima.
“Benvenuta signorina” pronunciò con un filo di voce. Le suore si avvicinarono ed amabilmente, come solo loro sanno fare, la abbracciarono “maternamente”.
“Signorina Liza suor Angela e suor Virginia la accompagneranno a Grottaferrata, vicino Roma, dove potrà frequentare la scuola media come vuole la sua mamma”. La ragazzina, occhi vispi, annuì e ponendo lo sguardo su uno scaffale prese un libro di geografia. “Lo posso prendere?” o meglio lo prese e lo mise nel suo borsone a tracollo.
Dopo qualche minuto un’auto con lampeggiante, con l’ex nocs alla guida, 2 suore ed una bambina partirono dal centro storico di Gaeta, direzione Grottaferrata.
Mr. Alcable rivolgendo la parola al Generale Corbino affermò “..tutta sua madre..”, a cui aggiunse Mr. Peretz “..anche gli occhi del padre..”
Mr. Peretz consegnò una busta a Silvio di Stasio, già maggiore del 185° Rgt.Art.Paracacadutisti, ufficiale che aveva operato per oltre 8 anni in Medio Oriente, finito in galera per un presunto complotto ai danni della magistratura ove mai compreso chi lo avesse e come lo si dovesse portare a termine.
Peretz e Alcable salutarono ed uscirono.
“Perché lo dobbiamo fare noi?” rivolgendosi al Generale Corbino. “Non noi… Tu.. e poi lo sai bene come funzionano queste cose…per la piccola non Ti preoccupare….poi dopo che lo hai fatto mandami un wazap” e così dicendo uscì dalla libreria.
Giulio “Il rosso”, punta di diamante del Reparto di via di Ponte Salario, come sempre sacramentava alla guida dell’auto. Silvio indifferente pensava ad altro.
L’auto si fermò a Via del Casaletto, dinanzi ad un signorile immobile.
A circa 100 metri un uomo in piedi dinanzi ad un’altra auto aspettava.
Il tutto si risolse in pochi attimi.
La cronaca Ansa avrebbe battuto di lì a poco che un alto dirigente delle Nazioni Unite, con competenza la città di Gaza per gli aiuti umanitari, di nome Gerard Pinche unitamente al suo autista, era stato ucciso a seguito di una rapina a Monteverde Nuovo a Roma. La squadra mobile stava investigando.
La piccola aveva acceso il lume vicino il comodino. La madre Le aveva detto che a Roma avrebbe trovato la sua famiglia, lei che non aveva mai conosciuto il padre.
A Tel Aviv il Mossad chiudeva un fascicolo su un dirigente ONU.





