
di Sergio Restelli
Una Riflessione sull’affermazione di Ursula von der Leyen: “Riarmare l’Europa”
L’affermazione della von der Leyen e il piano da 800 miliardi per rafforzare la difesa europea sollevano una questione cruciale: quale direzione deve prendere l’Europa in un contesto geopolitico sempre più instabile?
La proposta ha ricevuto plausi e critiche, evidenziando una profonda frattura nel dibattito politico: da un lato, chi vede il riarmo come una necessità strategica; dall’altro, chi teme una deriva militarista che distolga risorse da altre priorità.
La necessità di un rafforzamento della difesa europea
1. Un contesto geopolitico mutato
L’invasione russa dell’Ucraina ha dimostrato che la sicurezza in Europa non può più essere data per scontata. La minaccia russa, unità all’instabilità nel Medio Oriente e all’incertezza sulla futura posizione degli Stati Uniti, obbliga l’UE a ripensare la propria strategia di difesa.
La NATO rimane il principale garante della sicurezza europea, ma l’Europa non può più affidarsi totalmente agli Stati Uniti per la propria protezione.
L’autonomia strategica dell’Europa
L’UE è una potenza economica, ma non una potenza militare unitaria.
La frammentazione delle forze armate nazionali e la dipendenza dalle industrie belliche statunitensi e non europee limitano la sua capacità di azione autonoma.
Un rafforzamento della difesa europea, se ben strutturato, potrebbe ridurre questa dipendenza e favorire una maggiore cooperazione tra gli Stati membri.
Il rischio di inefficienza e sprechi
Se i fondi venissero usati solo per rafforzare gli eserciti nazionali senza una vera strategia comune, il risultato sarebbe una spesa inefficace e dispersiva.
L’obiettivo dovrebbe essere una difesa comune europea, non un semplice incremento dei bilanci militari nazionali.
Le critiche: rischio di una corsa al riarmo?
Il problema delle priorità di spesa
L’opposizione, con Schlein e Conte in testa, sottolinea che 800 miliardi per il riarmo sono risorse che potrebbero essere destinate ad altre emergenze: quali sanità, istruzione, welfare e transizione ecologica.
È una critica comprensibile, ma non tiene conto del fatto che senza sicurezza, non esiste stabilità economica e sociale.
Un’Europa incapace di difendersi sarebbe vulnerabile a ricatti e instabilità.
2. La necessità di una strategia politica chiara
La principale obiezione della sinistra non è solo contro la spesa militare,
ma contro l’assenza di una visione politica unitaria.
Se il piano di von der Leyen non prevede investimenti comuni e interoperabilità tra gli eserciti, rischia di essere un’operazione disorganizzata e costosa.
Serve un modello di governance chiaro: chi comanda le forze europee?
Come si prendono le decisioni in caso di crisi?
Questo punto è ancora troppo vago.
Verso una scelta politicamente positiva
L’Europa si trova a un bivio: rafforzare la propria capacità di difesa è necessario, ma il modo in cui questo viene fatto determinerà il futuro dell’UE come attore globale. Un compromesso positivo potrebbe basarsi su:
Un esercito europeo integrato
Non basta aumentare la spesa militare nazionale. Serve un progetto di integrazione delle forze armate, con comandi condivisi e investimenti in tecnologie comuni.
Questo eviterebbe sprechi e garantirebbe maggiore efficienza rispetto a 27 eserciti separati.
Un fondo europeo per la difesa, finanziato da risorse comuni
L’opposizione chiede finanziamenti basati su debito comune, come per il Recovery Fund. È una che può avere un senso, se il tutto viene fatto come se fossimo in presenza di un unico soggetto politico: l’Europa ha già dimostrato di poter gestire fondi comuni per obiettivi strategici.
In questo modo, si eviterebbe che la spesa per la difesa gravi solo sui bilanci nazionali.
Un equilibrio tra difesa e investimenti sociali
Il riarmo non deve significare un taglio indiscriminato alle altre priorità. Un’Europa più forte militarmente non deve perdere di vista il suo modello sociale ed economico.
Quindi, difesa sì, ma con una visione politica
“Riarmare l’Europa” non può significare una semplice corsa agli armamenti nazionali. Se l’UE vuole rafforzarsi, deve farlo con un progetto politico chiaro:
una difesa comune, finanziamenti condivisi e un coordinamento strategico reale. Senza questo, il rischio è quello di spendere molto senza ottenere sicurezza, alimentando solo divisioni interne e tensioni politiche.
Il dibattito è aperto e necessario, ma ciò che non può essere ignorato è che il mondo è cambiato: un’Europa impreparata a difendersi è un’Europa più debole, anche economicamente e politicamente.





