
di Paolo Falconio*
Se chiedeste a chiunque chi stia vincendo la guerra in Ucraina, penso la stragrande maggioranza direbbe la Russia. E sul campo questo è innegabile. Sul piano della strategia globale il discorso è più complesso e paradossalmente la volontà di resistere degli ucraini si è ritorta contro loro stessi. Purtroppo, le dinamiche globali delle superpotenze sono spietate oltre il limite della ferocia.
Nel tentativo di semplificare la complessità si deve capire che la Russia nonostante abbia un esercito di 1.500.000 uomini e aeronautica e marina praticamente intatti, anche in virtù di una strategia conservativa, tuttavia non ha più quella capacità d’urto che fino allo scoppio della guerra gli USA supponevano avesse. Di fatto è rimasta incagliata in Ucraina, un avversario formidabile, sostenuto dalla NATO, ma non certo paragonabile alle capacità militari degli Stati Uniti.
La morale è che la Russia non è più un avversario primario per gli USA. L’ unico vero rischio per Washington è un escalation perché è chiaro che la Russia è pronta ad alzare il livello dello scontro anche oltre la soglia del nucleare. Di fronte a questa evidenza l’Ucraina è soltanto un fastidio ed è sintomatico che il Think Tank più influente nell’ambito dei Dem (Rand) inizi il proprio report con queste parole “Possibili percorsi per la ricostituzione postbellica delle forze armate russe”. Noterete che il presupposto è che la fine della guerra in Ucraina.
Ulteriormente ad aggravare la situazione Ucraina vi è il deficit in termini di produzione industriale militare dell’Occidente che non è in grado sostenere i ritmi di un conflitto ad alta intensità, al contrario dell’ apparato industriale russo.
Avendo di fronte la Cina gli USA, non solo Trump (che continuiamo a leggere come un autarca, ma è solo autarchico), ma soprattutto Pentagono e Congresso hanno deciso la cattiva sorte dell’Ucraina.
Si parla molto dell’Europa e della minaccia russa. Sono sciocchezze. Se i baltici, nonostante le minacce di Putin applicano una serie di misure per la popolazione di origine russa o russofona, non lo fanno per provocare Mosca, ma perché sanno che è il momento migliore per adottare quelle misure, visto l’impossibilità per la Russia di distogliere uomini e mezzi dall’Ucraina e soprattutto con una economia non al collasso, ma che comunque subisce come normale il contraccolpo della guerra.
Tutta la pagliacciata dei volenterosi è veramente uno spettacolo moralmente miserabile. Ogni singolo Paese europeo utilizza gli Ucraini per ottenere vantaggi. Dal sogno gollista francese, al rilancio dell’economia tedesca attraverso il riarmo. Insomma, l’Ucraina sembra essere utilizzata dagli europei come i palestinesi vengono utilizzati dai Paesi Arabi. Un mezzo per ottenere altro. L’aiuto europeo saranno briciole rispetto alle esigenze ucraine che saranno sempre più pressanti nel proseguo del conflitto.
In questa situazione l’Ucraina dovrà fare una scelta, con la consapevolezza però che è sola.
* SEI Consejo Rector de Honor y Conferenciante presso Siciedad de Estudios Internacionales





