
di Giuseppe Augieri
Meloni farà palla corta, anzi cortissima con Trump. Il coro di insulti più o meno mascherati, ma che a loro volta mascherano – o tentano di farlo – una rosicata senza fine, è accompagnata da commenti per i quali se Meloni non riuscirà a far battere il petto a Trump per i suoi peccati, a fargli chiedere perdono e fargli fare dietrofont su tutto, vorrà dire che ha fallito. E poiché ci va “in ginocchio” ovvero “a testa china” ovvero a “elemosinare accordi” la figuraccia è sfornata. Il gioco è allo scoperto. Va bene così.
Man mano che i media finalmente affrontano seriamente lo tsunami che è in corso, e risalgono alle cause vere e tracciano tutte le implicazioni di quanto sta accadendo, la questione dazi assume la rilevanza che merita: è un fattaccio, ma è solo un elemento e neanche il più importante degli scossoni che Trump ha dato al mercato – o forse è meglio dire all’economia – mondiale. E gli ultimi dati sul PIL cinese confermano che il “contrapposto” agli USA vale tantissimo e forse anche più di quello che si pensava; che la Cina è pronta per una “campagna acquisti” dei mercati; che la questione cruciale resta la moneta sia per la tendenza delle due principali alla svalutazione e sia come mantenimento del riferimento ad una di esse e cioè al dollaro. Starei attento a capire bene le manovre che sono in atto sulle cripto monete. Il colloquio di Meloni con Trump spero non sia sui dazi. Riuscire ad ottenere un pizzico di informazione in più sarebbe un tesoro incommensurabile.
Aderisco alla implicita richiesta del mio amico Roazzi: non serve a molto sparare sul pianista. Perché, nel saloon di questo periodo, la sinistra più che il pianista non può fare. E dunque mi fermerò solo sui conservatori – quelli che altri chiamano destra – per fare loro due auguri. E per fare una riflessione.
Il primo augurio: il lavoro da fare in Europa è immenso. Le tentazioni sovraniste – quelle vere anche se condite con frasi ad effetto che mi fanno crepare dal ridere – di molti Paesi sono in grande spolvero. Dando per scontato che Trump non si muoverà di una virgola da quanto ha già detto dell’Europa e dei rapporti che intende instaurare (dazi a parte), il futuro dell’Europa è sempre più legato ad essere Europa. Veramente Europa. Ogni Paese svolgerà un ruolo. Si vedrà che esso non è legato del tutto agli schieramenti politici europei di appartenenza. L’Italia è governata da una maggioranza: saranno loro a fare le mosse. Meloni ha la palla: e nessun altro. Può fallire: avrà fallito l’Italia. Il mio augurio è che non fallisca: ce la può fare.
Il secondo augurio: non sono innamorato dei rating, ma la promozione dell’Italia per la prima volta dopo 18 anni ha una valenza particolare in questa turbolenza. Ci sarà un movimento di capitali verso l’Europa dalle dimensioni eccezionali e però dai contorni “grigi”. Gestirlo sarà un problema la cui soluzione significherà non cadere in una spirale di stagflazione che molti economisti prevedono per l’Europa, ma che – poiché non riguarda la Germania e, forzando il ragionamento, la Gran Bretagna – si scaricherà ancor più sui Paesi più deboli. Dunque va gestito con prudenza sui conti. E poi l’attenzione ad investimenti si, vendite (o svendite) no. Esprimo apprezzamento per il lavoro fin qui svolto da Giorgetti . L’augurio è che sappia come continuare.
La riflessione: spero che l’operazione politica in atto da parte di Landini vada in porto. Sono tra quelli che deciderà se andare a votare (comunque non con 5 SI) o se astenermi. Il referendum è il solo caso nel quale accetto la scelta dell’ astensione. Ma se il referendum avesse il risultato positivo, sarebbe finalmente chiaro chi è il leader del PD e quale strada il PD prenderà. A malincuore devo ammettere che sarebbe un regalo eccezionale per questa maggioranza, che a questo punto potrà giocarsi con maggiore tranquillità la carta delle elezioni anticipate. In palio, la Presidenza della Repubblica. Ma avere un pizzico di chiarezza in più non ha prezzo. Se questa deve essere l’opposizione, esca fuori chiaro: ed i “riformisti” altrettanto con una propria posizione. Chi va a votare sarà bene che comprenda per intero la responsabilità di stare indicando, nei fatti, una scelta ed una strada ben precisa.
Non è solo un referendum sui 5 punti indicati: è molto di più.





