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UCRAINA, TAMBURI DI GUERRA E MESSAGGI DI DIALOGO

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Se l’Ucraina vuole parlare con la Russia per fermare la guerra, Kiev deve inviare un segnale che Mosca non ha ancora ricevuto.

E’ il messaggio che il presidente russo, Vladimir Putin, ha inviato da Sochi, dove ha incontrato il collega bielorusso Alexander Lukashenko.

La coppia si è lanciata in una serie di metafore sul ballo e l’Ucraina, dopo che il segretario di Stato Antony Blinken ha detto che, per avviare negoziati, “bisogna essere in due a ballare il tango”.

Sono vari gli attori che si stanno muovendo nello scenario mondiale per tentare di avviare un dialogo che ponga fine alla guerra in Ucraina, anche per il fatto che a metà settembre e in vista di un nuovo inverno di combattimenti, la situazione sul campo è di sostanziale stallo.

Lo stallo si misura in avanzamenti di pochi chilometri o di poche centinaia di metri ed esperti della situazione sul campo, come il generale Paolo Capitini e Mirko Campochiari di Parabellum, non esitano a dire che in un’offensiva se non raggiungi la vittoria e cominci a perdere e ti indebolisci potresti fornire il destro ad un contrattacco di chi fino a quel momento si è difeso.

In altre parole, l’inefficacia della controffensiva ucraina potrebbe dar luogo ad un contrattacco russo.

A parte tutte le discussioni sulle armi inviate e su quelle che arriveranno, gli ucraini, secondo alcune stime, hanno perso centinaia di migliaia di uomini e hanno una riserva di 50 mila persone da inviare al fronte. Davvero poche se consideriamo i 700 mila russi disponibili.

La guerra in Ucraina ha distrutto più generazioni e molti giovani si sono salvati abbandonando il Paese. Si calcola che nella sola Germania ci siano 160 mila ucraini rifugiati.

Secondo il generale Cesare Dorliguzzo, intervistato da Pandora, non è ipotizzabile una vittoria ucraina e gli stessi americani ora dicono che gli ucraini consumano molte più munizioni di quante se ne possano rimpiazzare.

La Russia non rinuncerà mai alla base per la sua flotta strategica in Crimea.

Se guardiamo alle conquiste territoriali, esaltate dai media occidentali come fossero segnali di una prossima vittoria, c’è ben poco da vedere. Secondo i calcoli di Mirko Campochiari gli ucraini in questi 100 giorni di controffensiva hanno conquistato 288 chilometri quadrati, mentre i russi ne hanno conquistati 186. Secondo i russi gli ucraini in questi 100 giorni avrebbero perso 60 mila uomini.

Se gli occidentali forniscono armi, non di meno fanno Cina, Iran e Corea del Nord.

Il 70 per cento della componentistica per la tecnologia bellica russa viene dalla Cina.

Fra poco, a ottobre, arriveranno le piogge e il terreno diventerà un pantano, impedendo qualsia avanzata.

I russi sono riusciti finora a difendere efficacemente le posizioni conquistate organizzando solide linee di difesa.

Le prospettive per Kiev sono poco edificanti, con almeno un altro anno di guerra da combattere e il rischio che la prossima campagna elettorale statunitense possa far vacillare il sostegno dell’Occidente.

La guerra per procura tra Usa e Russia ha distrutto una nazione, impoverito l’Europa, destabilizzato l’Occidente.

Forse è davvero giunta l’ora di fare un esame di realtà e guardare ad una possibile soluzione coreana, ossia ad un congelamento del fronte contestuale all’avvio di un negoziato.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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