Home Cronaca UCRAINA, SE ZELENSKY NON MOLLA, GLI USA LO LASCIANO NUDO

UCRAINA, SE ZELENSKY NON MOLLA, GLI USA LO LASCIANO NUDO

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Ieri il presidente Donald Trump ha criticato duramente Vladimir Putin, invitando la Russia a “fermarsi” dopo la serie mortale di attacchi a Kiev, la capitale dell’Ucraina.

“Non sono contento degli attacchi russi a Kiev – ha scritti Trump su Truth Social -. Non necessari e al momento sbagliato. “Vladimir, Stop! Ogni settimana muoiono 5.000 soldati. Facciamo in modo che l’accordo di pace venga concluso!”

La Russia ha colpito Kiev con un bombardamento di missili e droni durato ore. Almeno nove persone sono state uccise e più di 70 ferite nell’attacco più letale alla città da luglio scorso. Gli attacchi sono avvenuti proprio mentre gli sforzi per la pace stavano raggiungendo il culmine.

Nel frattempo il summit di ieri è stato declassato dopo le defezioni americane di Rubio e Witkoff.

Il vicepresidente americano J.D. Vance, in visita ufficiale in India, ha mercoledì detto a chiare lettere: “Abbiamo avanzato una proposta molto esplicita… ora devono dire di sì, oppure gli Stati Uniti abbandoneranno il processo”.

Il numero due di Donald Trump è da tempo un sostenitore della “realpolitik del Pacifico”, ovvero una linea estera meno interventista, orientata a contenere la Cina piuttosto che impelagarsi in guerre a lungo raggio, soprattutto in Europa.

Il messaggio è duplice ed è rivolto a Zelensky e a Putin, con la minaccia del disimpegno Usa e il vuoto diplomatico.

Il punto più controverso delle parole di Vance riguarda gli “scambi di territori”. Finora, nessun alleato dell’Ucraina aveva apertamente ventilato la possibilità di legittimare le conquiste territoriali russe in cambio della pace. Il segnale chiaro: per l’amministrazione americana, l’integrità territoriale ucraina non è più intoccabile. E questo cambia anche l’equilibrio interno alla Nato, dove già Paesi come l’Ungheria di Orbán o la Slovacchia di Fico spingevano per un accordo che assegnasse territori a Mosca. Una posizione sinora messa in minoranza e ostracizzata, che all’improvviso diventa la stessa degli americani. Un cambio epocale.

Senza l’appoggio Usa la guerra in Ucraina, già persa, segnerebbe un disastro ben maggiore.

L’attacco di Putin, non a caso, è arrivato poche ore dopo che Trump aveva suggerito che si stesse cercando un accordo di pace con la Russia, ma che fosse ancora necessaria una qualche forma di collaborazione con il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy, il quale sulla prima pagina del Wall Street Journal aveva dichiarato: “L’Ucraina non riconoscerà legalmente l’occupazione della Crimea. Non c’è niente di cui parlare”.

Questa affermazione è molto dannosa per i negoziati di pace con la Russia, dato che la Crimea è stata persa anni fa sotto l’egida del presidente Barack Hussein Obama e non è nemmeno un punto di discussione.

Nessuno chiede a Zelensky di riconoscere la Crimea come territorio russo, ma se la vuole, perché non l’hanno combattuta undici anni fa, quando è stata consegnata alla Russia senza sparare un colpo? L’area ospita anche, per molti anni prima della “consegna di Obama”, importanti basi sottomarine russe.

Trump ha criticato le affermazioni di Zelensky, ritenendole “incendiarie”.

“La situazione per l’Ucraina è disastrosa” – ha detto Trump. Zelensky “può ottenere la pace o può combattere per altri tre anni prima di perdere l’intero Paese. Non ho nulla a che fare con la Russia, ma ho molto a che fare con la volontà di salvare, in media, cinquemila soldati russi e ucraini a settimana, che muoiono senza motivo. La dichiarazione rilasciata oggi da Zelensky non farà altro che prolungare il ‘campo di sterminio’, e nessuno lo vuole! Siamo molto vicini a un accordo, ma chi non ha ‘nessuna carta da giocare’ dovrebbe ora, finalmente, FARLO. Non vedo l’ora di poter aiutare l’Ucraina e la Russia a uscire da questo caos totale e totale, che non sarebbe mai iniziato se fossi stato Presidente!”.

La Casa Bianca ha annunciato martedì che l’inviato speciale di Trump, Steve Witkoff, visiterà Mosca questa settimana per un nuovo round di colloqui con Putin sulla guerra. Sarebbe il loro quarto incontro da quando Trump è entrato in carica a gennaio.

Alti funzionari statunitensi hanno lanciato l’allarme: se le due parti non giungono a un compromesso, l’amministrazione Trump potrebbe presto rinunciare ai suoi sforzi per fermare la guerra.

Mentre la diplomazia sembra entrare in una fase parossistica che potrebbe anche preludere ad un abbandono del campo da parte degli Usa, ISW (Institute for the study of war) pubblica scrive che la Russia sta ricavando benefici economici dall’Ucraina occupata sfruttando le infrastrutture e le reti logistiche ucraine. 

L’Agenzia Federale Russa per il Trasporto Ferroviario (Roszheldor), scrive ISW, ha annunciato il 21 aprile che il primo treno container con un carico non specificato ha viaggiato lungo la rete russa “Ferrovie della Novorossija” attraverso l’Ucraina occupata ed è arrivato a Sebastopoli, anch’essa occupata.

Il carico del treno verrà scaricato a Sebastopoli ed esportato via nave attraverso i porti del Mar Nero occupati dalla Russia verso destinazioni finali non specificate.

Il Vice Primo Ministro russo Marat Khusnullin ha firmato un decreto nel maggio 2023 per la creazione delle “Ferrovie della Novorossija” allo scopo di unire le linee ferroviarie dell’Ucraina occupata e della Russia, unendole sotto l’egida del Roszheldor.

Le “Ferrovie Novorossiya” gestiscono attualmente tre linee nell’Ucraina occupata: la diramazione di Donetsk, la diramazione di Luhansk e la diramazione di Kherson-Melitopol (che collega le oblast di Kherson e Zaporizhia occupate), tutte gestite sulla base delle ferrovie che l’Ucraina controllava prima dell’invasione su vasta scala del 2022.

L’utilizzo delle ferrovie da parte della Russia nell’Ucraina occupata sostiene due obiettivi russi: in primo luogo, fornire supporto logistico alle truppe russe che combattono in Ucraina tramite ferrovia, che può essere più rapido e sicuro del supporto logistico tramite veicoli, e in secondo luogo, trasportare varie merci verso i porti del Mar Nero per l’esportazione via mare.

La Russia può utilizzare queste ferrovie per trasportare merci dalla Russia ai porti della Crimea occupata senza dover fare affidamento sul ponte ferroviario dello Stretto di Kerch, che negli ultimi anni è stato regolarmente non operativo a causa degli attacchi ucraini a lungo raggio, o per prelevare direttamente risorse dall’Ucraina occupata ed esportarle sui mercati internazionali.

Ad esempio, il servizio di Radio Free Europe/Radio Liberty (RFE/RL) in Crimea, Krym Realii, ha riferito il 21 aprile che la Russia sta utilizzando i porti di Kerch occupata per esportare gas naturale liquefatto (GNL) e grano rubati dall’Ucraina.

Il Wall Street Journal ha scoperto che la Russia aveva venduto quasi 1 miliardo di dollari in grano ucraino  utilizzando linee ferroviarie e strade nell’Ucraina occupata per trasportare enormi quantità di grano verso i porti occupati del Mar Nero per l’esportazione.

Il consigliere del sindaco ucraino di Mariupol, Petro Andryushchenko, ha analogamente riferito che la Russia ha esportato oltre 12.000 tonnellate di carbone attraverso Mariupol occupata solo nella settimana dal 14 al 20 aprile.

La Russia ha fatto di tutto per sfruttare l’industria carbonifera ucraina e il bacino di Donetsk, ricco di carbone, e avrebbe esportato carbone per un valore di oltre 288 milioni di dollari dalle oblast occupate di Donetsk e Luhansk tra il 2014 e il 2022. Questo numero è probabilmente aumentato significativamente dal 2022, poiché la Russia ha ora accesso a ulteriori miniere nelle oblast di Donetsk e Luhansk.

Comunque sia, tira una brutta aria per l’Ucraina.

Gli Stati Uniti dialogano apertamente con la Russia. L’Ucraina e i suoi alleati europei mantengono posizioni più intransigenti ma non vanno oltre le dichiarazioni di intenti.

La scorsa settimana, l’inviato speciale della Casa Bianca Steve Witkoff , andato in Russia per incontrare Vladimir Putin, avrebbe ottenuto l’impegno a fermare l’avanzata delle sue truppe, congelando di fatto la linea del fronte. Il presidente russo si sarebbe offerto di “cedere” a Kiev le aree ancora sotto il controllo ucraino nelle quattro oblast parzialmente occupate (Luhansk, Donetsk, Zaporizhzhia e Kherson), rinunciando a completarne la conquista militare.

Un’offerta che sembra essere stata giudicata soddisfacente dall’amministrazione Usa.

La proposta cui si riferisce Vance è piuttosto problematica per Kiev.

L’offerta finale di Trump prevede anzitutto il riconoscimento de jure della penisola di Crimea come parte della Federazione Russa, 11 anni dopo l’annessione unilaterale del febbraio 2014. Un secondo elemento è il riconoscimento de facto del controllo di Mosca sulla quasi totalità del Luhansk e sulle porzioni occupate delle altre tre regioni menzionate prima, che la Russia considera proprio territorio dopo il referendum del settembre 2022. C’è poi la promessa che Kiev non aderirà mai alla Nato, mentre rimarrebbe aperta la porta all’ingresso nell’Unione europea.

La bozza menziona la rimozione di tutte le misure restrittive imposte contro il Cremlino dal 2014.

A Kiev verrebbe assicurata una “robusta garanzia di sicurezza” da parte degli europei e di altri Paesi.

Trump sembra intenzionato a prendersi in carico la gestione della centrale nucleare di Zaporizhzhia, la più grande d’Europa attualmente occupata dai russi, e a vendere l’elettricità prodotta dall’impianto sia a Kiev sia a Mosca.

Il testo menziona poi il discusso accordo sulle materie prime critiche ucraine e propone di consentire la libera navigazione lungo il fiume Dnipro, che attualmente segna una parte del fronte tra i due eserciti.

Nel Vecchio continente l’attivismo della Casa Bianca non è accolto positivamente.

L’Eliseo ha risposto al “piano Trump” ribadendo che qualunque soluzione negoziale della crisi russo-ucraina non può prescindere dalla salvaguardia dell’integrità territoriale dell’ex repubblica sovietica, chiudendo di fatto la porta alle ipotesi di riconoscimento della Crimea o di altre regioni come parte della Federazione.

“L’Ue non riconoscerà mai la Crimea come russa“, ha dichiarato il capo della diplomazia a dodici stelle, Kaja Kallas.

Quanto al capitolo sanzioni, l’Unione Europea non intende allentare le proprie.

Il vero problema dell’Unione Europea, tuttavia, è che non conta nulla nella partita diplomatica per tentare di mettere fine alle ostilità. Bruxelles continuano a giungere molte dichiarazioni e qualche stanziamento finanziario, ma poco altro.

Se davvero la pazienza di Trump finisse, per Kiev sarebbero davvero guai. Senza gli Usa l’Ucraina sarebbe in balia dell’esercito russo.

Forse è giunto il tempo di chiudere l’esperienza di Zelensky, nato con i neocon e prigioniero del suo ingaggio.

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  • Redazione

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