Le joint venture di Kiev nel business delle armi. In prima linea la Germania
L’Ucraina è diventato un vero e proprio “campo sperimentale” (o laboratorio) per la dottrina, la strategia e la tattica della guerra moderna.
Il conflitto russo-ucraino, protratto e ad alta intensità, rappresenta il primo grande scontro tra forze convenzionali in Europa dalla Seconda Guerra Mondiale, combinando elementi “antichi” (trincee, artiglieria di massa, guerra di logoramento) con innovazioni tecnologiche radicali (droni di massa, Intelligenza artificiale, reti di sensori, guerra elettronica).
Elementi chiave della trasformazione sono:
- Trasparenza persistente del campo di battaglia e droni come moltiplicatori di forza. Droni di ricognizione e attacco (soprattutto FPV low-cost) rendono estremamente difficile nascondersi o concentrare forze. Reti dense di UAV creano “kill zone” di 10 – 20 km dove i movimenti sono rischiosi. L’Ucraina produce milioni di droni all’anno e ha creato una forza armata dedicata (Unmanned Systems Force), la prima al mondo come servizio indipendente pari a esercito, marina e aeronautica. Questo ha compresso il ciclo OODA (Observe-Orient-Decide-Act) verso velocità “machine-speed” (hyperwar), integrando sensori, AI, dati ed effettori. Sistemi come Delta (battle-management software ucraino) fondono dati da droni, satelliti, sensori acustici e intelligence di campo per targeting rapido.
- Adattamento decentralizzato e innovazione dal basso. L’Ucraina ha trasformato la necessità in virtù con laboratori di front line, startup (piattaforma Brave1), volontari e unità che testano e modificano droni in tempo reale. Tattiche evolvono in settimane. La Russia ha risposto con adattamenti propri (droni in fibra ottica, unità specializzate come Rubikon, produzione di massa di Lancet). Entrambi i contendenti hanno sviluppato inganno (decoy gonfiabili, speaker per simulare presenza, mantelli termici) e contromisure EW (guerra elettronica).
- Ritorno della guerra di attrito/posizione ibrida. Nonostante i droni, il conflitto ricorda la Prima Guerra Mondiale per trincee, campi minati, artiglieria e logoramento. La manovra su larga scala è difficile. Prevalgono piccole unità disperse, assalti con droni più fanteria leggera (anche su motociclette). L’offensiva richiede saturazione di droni prima dell’avanzata.
- Domini multipli e asimmetria. Droni navali (Magura) hanno costretto la Flotta russa del Mar Nero a ritirarsi, senza una marina tradizionale. In terra si usano UGV (unmanned ground vehicles) per sminamento e fuoco, attacchi robotici integrati. I droni usano AI target onboard, navigazione autonoma sotto jamming GPS, swarming parziale. L’Ucraina accumula milioni di ore di footage per addestrare AI.
La sperimentazione ucraina sta ridefinendo le dottrine e le strategie future.
Alcuni dati emergenti
Necessità di ecosistemi integrati: non basta comprare droni; servono architetture C2 software-defined, fusione intelligence AI, produzione scalabile e addestramento decentralizzato.
Dispersione, disciplina elettromagnetica e inganno: grandi formazioni corazzate sono vulnerabili.
Resilienza industriale e umana: la guerra di logoramento premia chi produce di più e più velocemente, e chi mantiene volontà di combattere.
Adattamento rapido: la capacità di imparare sul campo è decisiva. NATO e eserciti europei stanno studiando questi sviluppi per aggiornare dottrine (es. investimenti in counter-drone, droni organici, sistemi sovrani).
L’Ucraina non ha “inventato” tutto da sola: ha accelerato tendenze già in atto (droni usati in Medio Oriente, Nagorno-Karabakh, ecc.), ma la scala, la durata e l’intensità del conflitto l’hanno resa un banco di prova unico.
Dalla sperimentazione al business
Ovviamente il campo di sperimentazione produce business.
L’Ucraina ha intensificato notevolmente le joint venture (JV) e le partnership nel settore degli armamenti con paesi occidentali ed europei, soprattutto dal 2024-2025, per aumentare la produzione locale, integrarsi nelle catene di fornitura NATO/UE e ridurre la dipendenza dalle sole forniture estere.
Queste collaborazioni rientrano in iniziative come “Build in Ukraine” (produzione in Ucraina) e “Build with Ukraine” (produzione congiunta anche all’estero, spesso in Europa per maggiore sicurezza). L’obiettivo è combinare l’esperienza di combattimento ucraina (soprattutto droni) con tecnologie, capitali e capacità produttive occidentali.
Principali partner e settori
Germania principale partner): Rheinmetall, joint venture per manutenzione e produzione di veicoli corazzati (es. Lynx), riparazioni e produzione di munizioni 155 mm (impianto con capacità fino a 300.000 proiettili/anno una volta a regime). Ha aperto fabbriche in Ucraina.
Quantum Systems: joint venture (Quantum Frontline Industries) per droni (es. Linza 3.0, Zoom), con produzione in Germania e Ucraina (migliaia di unità). Altre: KNDS (manutenzione e munizioni), Hensoldt (sistemi di difesa).
Regno Unito: BAE Systems, produzione e manutenzione di obici L119. Ukrspecsystems, fabbrica per droni Shark e intercettori in UK.
Repubblica Ceca/Slovacchia: Czechoslovak Group (CSG), produzione su licenza di munizioni 155 mm e 105 mm con Ukrainian Armor (capacità iniziale 100.000 + 50.000 proiettili/anno, localizzazione fino all’80%). Anche proiettili per carri armati 120 mm.
Altri Paesi europei: Danimarca, prima linea di produzione congiunta droni e accordi per fabbriche ucraine in Danimarca; Finlandia, Lettonia, Lituania, Polonia, Norvegia (Kongsberg): con droni, sistemi terrestri unmanned (UGV), missili e difesa aerea. Svezia (Saab), Francia, Turchia (Baykar), con droni e sistemi di difesa.
Stati Uniti: Accordi con Northrop Grumman (munizioni), AeroVironment e altri per droni e munizioni. Alcune produzioni anche negli USA.
Stato attuale (dati approssimativi al 2025/2026).
Almeno 5 joint venture già costituite (Germania, Lituania e altri) nel 2024, con altre 3 in fase finale e decine di accordi (fino a 47 progetti con oltre 20 paesi).
Oltre 25 aziende straniere attive o in fase di avvio produzione in Ucraina (droni, munizioni, manutenzione veicoli, robotica).





