
Tutti e insieme.
Sono trascorsi pochi giorni in più di 79 anni da quando a Brescia nella caserma Ottaviani veniva fucilato un giovane con altri cinque amici.
Erano partigiani cattolici delle Fiamme Verdi catturati dai nazi fascisti in una baita sui monti tra la Val Sabbia e la Val Trompia.
Le possibilità economiche della famiglia avevano consentito a quel giovane di essere liberato.
Era un giovane bello, appassionato di sport, esperto alpinista, con un futuro luminoso.
Rifiutò di essere liberato senza i suoi amici: tutti e insieme.
Queste due parole rappresentano quello che dovrebbe essere il racconto della Resistenza.
La sintesi senza primogeniture ed esclusività.
Ancor più un esempio estremo di sacrificio… e non tutti ne furono capaci.
Le polemiche su chi abbia legittimità oggi di ricordare la Resistenza sono le classiche dispute di chi immagina per se stesso, e solo per se stesso, il valore positivo assoluto ed esclusivo.
Ma di assoluto dovrebbe esserci il rispetto per gli altri, la condivisione delle responsabilità, la preoccupazione che nessuno si senta escluso.
Ed è curioso che chi si consente di denigrare gli altri attribuisca a sé i valori positivi che, proprio loro, gli impedirebbero di disprezzare.
Il ricordo della Resistenza per quello che è stata con gli errori ed i successi, le gioie e le sofferenze è da condividere.
È un dovere la consapevolezza che quello che è stato fatto allora è stato fatto da chi viveva in quel momento, quello che facciamo oggi non può essere la pretesa di rappresentare in maniera esclusiva chi allora c’era.
Ancor più arrogandosi il diritto di rappresentare l’esclusività della verità.
La vicenda di quel giovane ragazzo è l’emblema di quello che dovrebbe essere l’esempio che oggi viene raccontato.
Il tutti e insieme.
Il tutti e insieme di un paese che crede nel futuro e che vuole dismettere le contrapposizioni, che vuole finalmente ragionare non per appartenenza, ma che vuole ragionare per quello che è oggettivamente necessario per il suo bene. Sarebbe bello che il Presidente della Repubblica finalmente ricordasse in un messaggio questo giovane: Tita Secchi.
L’esempio ed il simbolo di cosa significhi veramente l’amore per la democrazia, l’amore per la giustizia, l’amore per la libertà e l’amore per la vita.





