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TRUMP SOSPENDE AIUTI MILITARI A ZELENSKY, E QUALCUNO IN EUROPA SI LECCA I BAFFI

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di Lucio Leante

Tanto tuonò che piovve. La decisione di Trump di sospendere gli aiuti militari all’Ucraina mette Zelensky davanti ad una scelta drastica – o “andare a Canossa” con il cappello in mano o togliersi di mezzo – ma scopre anche il bluff degli europei. Anche questi ultimi devono scegliere: o continuare a sostenere da soli Zelensky senza “l’ombrello” americano, o rimettersi in riga e, eventualmente, mollare Zelesky. Per ora scelgono di riarmarsi, ma non sciolgono il dilemma.    

La decisione americana di bloccare gli invii di armi “fino a quando Zelensky non accetterà di negoziare con Putin” è stata la risposta ovvia del presidente americano alla caparbia perseveranza del leader ucraino nel respingere la via diplomatica decisa da Washington e, in sostanza, nel voler continuare la guerra. Ma è stata anche la risposta di Trump a quei governi europei che continuano a sostenere e coccolare il presidente ucraino incoraggiandolo nel suo pervicace rifiuto della via negoziale e promettendo aiuti militari, finanziari e “garanzie di sicurezza” che sanno benissimo di non poter fornire. Molti governi europei vedono scoperto il loro bluff e sono oggi nello sconforto più totale. Si sentono in un vicolo cieco e non sanno che pesci prendere. Dicono: “riarmiamoci”. Ma ci sono anche non pochi europei che cercano di trarre vantaggio dalla situazione. Essi invocano un riarmo immediato e spropositato pregustando commesse e commissioni per una nuova ondata di consistente spesa pubblica.

La presidente della Commissione UE, Ursula von der Leyen ha presentato un piano di aumento delle spese militari di un +1,5% l’anno per complessivi 800 miliardi in 4 anni (650 a carico dei 27 stati dell’UE e 150 a carico delle casse europee) senza precisare gli obbiettivi.

E comunque questo riarmo, dati i suoi necessari tempi lunghi, non modificherebbe di un acca l’incapacità attuale degli europei di sostenere, senza e forse addirittura contro gli americani, gli ucraini nel loro conflitto con la Russia. Resta per loro il dilemma: allinearsi con Zelensky (andando incontro ad un conflitto con Putin) o restare a fianco di Trump (conservando anche per se stessi l’ombrello della Nato)?

Zelensky si è mostrato, specie negli ultimi giorni, un leader che sembra avere perso il senso della realtà. Dopo aver espresso caparbiamente venerdì scorso alla Casa Bianca il suo rifiuto di negoziare con il “fedifrago e assassino seriale” Putin senza preventive garanzie di sicurezza degli americani, (venendone poi messo poco gentilmente alla porta per questo) sta ancora insistendo con dichiarazioni al limite del delirio di onnipotenza. Ancora domenica scorsa da Londra, al margine del “vertice europeo”, in una sua intervista, ha dichiarato: “La guerra con la Russia è destinata a durare ancora molto, molto a lungo”. Ha continuato a chiedere garanzie di sicurezza preventive dagli americani (e dagli europei) quando tutti sanno che può ottenerle nel corso del negoziato, non prima, Altrimenti le parti si irrigidiscono e il negoziato non parte nemmeno. Ed è probabilmente proprio questo l’obbiettivo di Zelensky. In alternativa pretende come garanzia di sicurezza la cooptazione dell’Ucraina nella Nato, una condizione inaccettabile non solo da Putin, ma anche da quasi tutti gli altri membri della Nato, che si sentirebbero vincolati ad intervenire in favore dell’Ucraina (specie se nelle mani di uno come lui)  per ogni eventuale nuovo conflitto futuro con i russi. Zelensky sembra davvero fuori di testa anche perché pretenderebbe in sostanza di vincere la guerra (enrando nella Nato) pur avendola perduta.

Dovrebbe sapere (ma sembra non tenerne conto) che, in base ai trattati vigenti, l’Ucraina non può aderire alla Nato (e nemmeno all’UE) finché sarà in conflitto con un altro Stato. La questione non è un dettaglio se si pensa che vi è il precedente della Polonia del 1937-39 quando quest’ultima, anche per essersi irrigidita sulla questione di Danzica, fu invasa dalla Germania nazista. I francesi e gli ingles,i che le avevano fornito le fatidiche “garanzie di sicurezza”, dichiararono guerra alla Germania.

Il particolare che dimostra la sua completa perdita di senso della realtà è che Zelensky, ha concluso la sua intervista da Londra affermando: “Penso che il nostro legame con gli Stati Uniti continuerà”. A smentirlo clamorosamente è stata la reazione immediata di Trump sul blocco degli invii di armi dopo avere dichiarato di non “sopportare più Zelensky”.

Quest’ultimo, con la sua testardaggine e la sua perdita di senno, sta rischiando grosso: rischia di apparire oggi come una “scheggia impazzita” agli occhi non solo di Trump e di Putin, ma anche a quelli degli ucraini ed, in particolare, dei militari ucraini: sta diventando un ostacolo ad ogni accordo di pace e quindi un presidente in preda al narcisismo, da rimuovere per il bene di tutti.

Gli europei avrebbero dovuto – e comunque dovrebbero- prendere atto di questa “follia” di Zelensky invitandolo ad andare a Canossa ad accettare di sedere al tavolo del negoziato con Putin (e da sconfitto).

Invece molti leader europei hanno invece (anche domenica al vertice di Londra) continuato irresponsabilimente a coccolarlo e a sostenerlo nella sua linea bellicista ormai chiaramente insostenibile. Lo hanno fatto pur sapendo di non essere in grado di sostituire gli americani, oltre che finanziariamente, anche e soprattutto militarmente, come avvertono da tempo i capi militari europei. Questo è stato ed è il loro bluff scoperto da Trump.

Ma come si spiega la incredibile perseveranza di molti paesi europei nel sostenere la linea bellicista di Zelensky?

Hanno forse perso, come Zelensky, anche loro il senso della realtà? Non è da escludere, visti i precedenti.  

Oppure temono di perdere la faccia dopo avere sostenuto per tre anni che la Russia poteva essere sconfitta sul terreno dagli ucraini (con armi e soldi occidentali) e che la pace sarebbe stata accettabile solo alle condizioni poste da Kiev? Anche questo è verosimile.

Quel che è certo è che sapevano che stavano ingannando i loro cittadini (o forse anche se stessi) ma hanno ritenuto di non contraddire e seguire, come fedeli scudieri, il loro referente e faro, Joe Biden. Pensavano, sbagliando clamorosamente, che Biden sarebbe rimasto altri 4 anni e cioè che  avrebbe vinto la sfida presidenziale di novembre con un Trump azzoppato da processi e avversato dalla grande stampa e dai grandi social.  

Ma ci si puo chiedere: ora che Biden non c’è più e che, con Trump a Washington, la musica è cambiata, perché perseverano? Solo per non ammettere l’errore e non perdere consensi?

Questo timore certamente è diffuso nei governi europei.

Ma temo che per molti europei, politici e no, possa esservi anche una motivazione aggiuntiva e molto inquietante.

Sorge il sospetto che alcuni centri di potere europei stiano usando la guerra in Ucraina e la stessa “mascotte” Zelensky per un tutt’altro e meno confessabile scopo.

L’obbiettivo potrebbe essere quello di creare nell’opinione pubblica europea un nuovo clima di emergenza che sarebbe rappresentata dal presunto pericolo di una incombente “minaccia espansionista e neo imperialista putiniana” e dal contemporaneo e altrettanto presunto (anzi falso) “abbandono dell’Europa” da parte degli Usa. E perché creare questo clima di emergenza? Semplice: per favorire una nuova gigantesca ondata di spesa pubblica per un riarmo affrettato e smisurato dell’Europa.

Non è improbabile che non pochi, sia nelle industrie e lobby delle armi, sia nei governi delle capitali europee, sia a Bruxelles e a Strasburgo, in vista di una nuova ondata di spese pubbliche, si stiano già, per varie e talvolta inconfessabili ragioni, leccando i baffi. 

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  • Redazione

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