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TRUMP, NULLA DI NUOVO SOTTO IL SOLE

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di Silvano Danesi

Gli Usa di Trump ci stanno dicendo che se accettiamo la nuova impostazione di politica internazionale siamo amici, anche alleati, ma se ci mettiamo di traverso non siamo né amici, né alleati. Non siamo necessariamente nemici, ma le nostre strade si dividono.

Sentendo le narrazioni dei soliti media che non hanno ancora capito che il mondo è cambiato e che i neocon e i democratici hanno perso, Trump sarebbe una sorta di fenomeno avulso dalla storia degli Stati Uniti, un alieno che nulla ha a che fare con la realtà degli States.

Non importa se ha preso voti largamente maggioritari. Non importa se ha con sé la Camera e il Senato. Tutto questo non importa, perché secondo le varie sinistre Usa ed europee Trump è un dittatore, un nemico della democrazia.

Trump è il presidente degli americani, votato dagli americani, per fare gli interessi degli americani. Forse è ora di capire questa piccola verità. Trump non deve venire al Parlamento italiano per spiegare la sua politica alla Schlein. Probabilmente non sa nemmeno chi è. Trump fa quello che hanno fatto anche altri presidenti suoi predecessori. Lo fa a modo suo. Non chiede di essere simpatico ai borghesucci della sinistra radical chic. Probabilmente di lor signori e della loro cipria non glie ne importa nulla. 

Se facciamo per un attimo mente locale alla storia degli Usa, troviamo due presidenti che hanno incarnato le due posizioni con le quali gli Stati Uniti si sono rapportati al resto del mondo.

Theodor Roosevelt era un sofisticato analista dell’equilibrio delle forze e insisteva su un ruolo internazionale degli Stati Uniti perché l’interesse nazionale lo richiedeva e perché un equilibrio delle forze su scala mondiale senza la partecipazione americana gli era inconcepibile.

Theodore Roosevelt è famoso per la sua politica estera assertiva, spesso riassunta nel motto “parla piano e porta con te un grosso bastone” (dall’inglese “speak softly and carry a big stick”). Credeva che gli Stati Uniti dovessero esercitare una forte influenza globale per mantenere la pace e proteggere i propri interessi. Un esempio chiave è il suo ruolo nella mediazione della pace tra Russia e Giappone nel 1905 (che gli valse il Premio Nobel per la Pace) e il sostegno all’espansione dell’influenza americana, come nel caso del Canale di Panama. Promosse una visione imperialista e interventista, rafforzando la presenza militare e diplomatica degli USA, soprattutto in America Latina e nei Caraibi.

Per Wilson, invece, la giustificazione del ruolo internazionale dell’America era di natura messianica: gli Stati Uniti dovevano impegnarsi non per stabilire un equilibrio delle forze, ma per diffondere i loro princìpi in tutto il mondo.

Wilson è noto soprattutto per il suo ruolo durante e dopo la Prima Guerra Mondiale, in particolare per la sua visione di un ordine mondiale basato sulla cooperazione tra nazioni e per i celebri “Quattordici Punti”, che hanno gettato le basi per la creazione della Società delle Nazioni.

Wilson credeva fermamente nella promozione della democrazia, dell’autodeterminazione dei popoli e della pace duratura attraverso istituzioni internazionali. Questo approccio si contrapponeva al tradizionale realismo delle potenze europee, che privilegiavano gli equilibri di potere e gli interessi nazionali.

La politica di Trump si colloca in questa tradizione, più sul versante rooseveltiano. Niente di nuovo, pertanto.

Se passiamo alle idee di Trump relative a Panama e alla Groenlandia, anche in questo caso nulla di nuovo.

John Quincy Adams è stato il sesto Presidente degli Stati Uniti (1825-1829), ma prima è stato anche un importante Segretario di Stato sotto il Presidente James Monroe, dal 1817 al 1825. Durante il suo mandato come Segretario di Stato, Adams è noto soprattutto per il suo ruolo nella formulazione della Dottrina Monroe, annunciata nel 1823. Questa dottrina stabiliva che gli Stati Uniti si sarebbero opposti a qualsiasi ulteriore colonizzazione europea nelle Americhe e consideravano tali interventi come atti ostili. “

Adams, quando era Segretario di Stato, riassunse così questo atteggiamento nel 1821: “Fintanto che libertà e indipendenza saranno rispettate, lì ci saranno il suo [dell’America] cuore, le sue benedizioni e le sue preghiere. Ma [l’America] non va all’estero in cerca di mostri da distruggere. Si augura la libertà e l’indipendenza di tutti, ma rimane il campione e il sostenitore solo delle proprie”.

Adams era un diplomatico esperto e un negoziatore abile. Tra i suoi successi come Segretario di Stato ci sono il Trattato Adams-Onís (1819) con la Spagna, che definì i confini tra gli Stati Uniti e i territori spagnoli, cedendo la Florida agli Stati Uniti, e vari accordi con il Regno Unito per stabilizzare i confini nordamericani.

Il Segretario di Stato del presidente Andrew Johnson (15 aprile 1865 al 4 marzo 1869), William Seward, sognava un impero che comprendesse il Canada, gran parte del Messico e si estendesse profondamente nel Pacifico.

Un evento significativo della presidenza Andrew Johnson fu l’acquisto dell’Alaska dalla Russia nel 1867, negoziato dal segretario di Stato William Seward per 7,2 milioni di dollari, inizialmente criticato, ma poi riconosciuto come un successo strategico.

L’Amministrazione del generale Ulysses Grant (4 marzo 1869 al 4 marzo 1877)  voleva annettere la Repubblica Dominicana e acquisire Cuba.

Andando indietro nel tempo, dopo il 1794, una serie di trattati stabilì i confini con il Canada e la Florida in favore degli Stati Uniti, aprì il Mississipi al commercio americano e stabilì interessi commerciali nelle Indie occidentali britanniche. Tale processo culminò con l’acquisto dalla Francia della Louisiana, nel 1803, e la proclamazione di pretese su territori spagnoli in Florida e nel Texas, base necessaria per svilupparsi quale grande potenza.

Donald Trump, pertanto non è un alieno, ma semplicemente un americano che pensa come un americano.

Forse è questo che i vari presunti leader europei dovrebbero mettersi in testa. Donald Trump pensa come un americano e fa gli interessi degli americani.

Lo stesso vale per Vladimir Putin e per Xi Jinping.

Gli unici che fanno gli interessi degli altri sono gli esponenti del burosauro europeo, incapaci di ogni possibile politica estera seria e impegnati solo a promuovere politiche vessatorie e suicide.

Anche qui niente di nuovo. Per secoli gli europei si sono combattuti e nel periodo che riteniamo pacifico, ossia quello vissuto dopo la fine della seconda guerra mondiale, abbiamo assistito alla riproposizione del tentativo egemonico tedesco, con il IV Reich economico di Angela Merkel.

La sua fine è sotto i nostri occhi in questi giorni.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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