Un video che scontenta tutti ma che rafforza il personaggio
Il recente video condiviso da Donald Trump sui social, che immagina una Gaza trasformata in una lussuosa “Riviera del Medio Oriente”, ha suscitato un’ondata di polemiche a livello internazionale soprattutto da parte di semplici utenti dei social oltre a qualche politico sul fronte opposto al Presidente USA
Grattacieli scintillanti, spiagge affollate e danzatrici del ventre hanno creato una visione utopica in netto contrasto con la realtà attuale della Striscia di Gaza, segnata da conflitti e crisi umanitarie. Ma perché un leader politico di tale calibro ha deciso di pubblicare un contenuto così controverso? La risposta risiede nella sua strategia comunicativa che si muove tra provocazione, polarizzazione e innovazione tecnologica.
Questo video è stato definito “brutto per tutti”. Ha offeso i palestinesi, ha infastidito molti cristiani radicali che costituiscono una parte importante della sua base elettorale, gli stessi che in passato avevano protestato contro le statue dorate con la sua immagine, considerandole idolatria.
Ha persino messo in imbarazzo gli alleati israeliani, con un finale di video in cui il premier Netanyahu sorseggia un drink in costume da bagno beatamente sdraiato accanto a Donald. Insomma, un boomerang comunicativo? Non proprio.
Per comprendere la logica dietro questa scelta bisogna analizzare il modo in cui Trump interpreta i social media. Lui li usa come farebbe un utente comune: se una cosa lo diverte, la pubblica perché è in grado di farlo autonomamente, oltre ovviamente alle pubblicazioni istituzionali di competenza del suo staff.
Durante il Congresso dei Conservatori, CPAC, ha condiviso un video in cui ballava sulle note di YMCA diventata una sorta di sigla personale, qualche giorno prima aveva postato un breve reel con un mappamondo che ribattezzava il Golfo del Messico in “Golfo d’America”. Anche questi contenuti hanno generato meme e discussioni, dimostrando che per Trump il valore della comunicazione non sta tanto nel contenuto in sé, quanto nella capacità di catturare l’attenzione.
Un errore di comunicazione senza conseguenze?
Dall’esterno, il video su Gaza potrebbe sembrare un clamoroso scivolone, un errore strategico che avrebbe potuto avere ripercussioni politiche. Eppure, le reazioni dei leader internazionali sono state tiepide o inesistenti.
Anche il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, interrogato sul video, ha evitato di commentare le immagini, limitandosi a ribadire la posizione italiana sulla soluzione a due Stati. Questo silenzio ci indica che, alla fine, il video non avrà un impatto significativo né sulle trattative internazionali né sulla immagine di Trump.
L’Intelligenza Artificiale come strumento di comunicazione politica
Il vero elemento innovativo di questo video non è tanto il suo contenuto, quanto il modo in cui è stato realizzato. Per la prima volta, un leader mondiale ha utilizzato l’intelligenza artificiale per produrre un video con finalità politiche, rendendo tangibile una propria “visione”. Si tratta di una sorta di evoluzione estrema dei “rendering” utilizzati per presentare progetti architettonici . In un’epoca in cui la comunicazione politica è sempre più dominata dall’immagine e dalla brevità dei contenuti digitali, l’uso dell’IA per creare narrazioni visive potrebbe diventare una nuova tendenza.
Il pericolo non sarà tanto quello prendere per buone delle fake-news quanto quello di impoverire il dialogo politico e soprattuto la qualità dei contenuti.
Elon Musk e Donald Trump hanno scelto di non essere solo “vittime” delle nuove tecnologie digitali, ma di sfruttarle attivamente. Se Obama fu il pioniere delle campagne social, Trump potrebbe essere ricordato come il primo leader a inaugurare una nuova era della comunicazione politica basata su contenuti generati dall’IA.
In un futuro prossimo, potremmo vedere leader politici utilizzare l’intelligenza artificiale per mostrare scenari futuri in modo persuasivo: da città perfettamente gestite con operai che fanno manutenzione ad ogni angolo di strada a infrastrutture avveniristiche, ad esempio mostrare il Ponte sullo Stretto di Messina con le auto che si muovono veloci e indipendenti mentre i traghetti arrancano per mare può senz’altro essere efficace dal punto di vista della persuasione.
Il posizionamento strategico prima del pensiero politico
L’uso dell’IA nella comunicazione politica non è solo una trovata scenografica, ma una risposta all’accelerazione dei tempi decisionali nell’era digitale. Oggi il consenso si costruisce non più solo attraverso l’elaborazione di programmi dettagliati, ma anche e soprattutto tramite la capacità di raggiungere un pubblico vasto, senza intermediazioni e in tempo reale.
Il posizionamento, ovvero la creazione di un’identità politica riconoscibile attraverso contenuti virali, sta progressivamente affiancando il pensiero politico tradizionale, può non piacere ma è la realtà e chi fa politica per vincere ne deve tenere conto.
Se osserviamo le pubblicazioni social di Trump con questa lente, smettiamo di vederle come semplici provocazioni e iniziamo a riconoscerle come prodotti perfettamente calibrati per il sistema mediatico attuale e con il suo stile personale.
La politica dell’audience premia la visibilità e la capacità di generare interazione e in questo Trump è maestro. Anche il video su Gaza, con i suoi oltre 21 milioni di visualizzazioni e centinaia di migliaia di interazioni, rientra perfettamente in questa strategia.
Il che non significa trascurare i contenuti e nemmeno trascurare altri media come ad esempio la Tv che ha sempre un ruolo autorevole, cosi come non ci si deve affidare alla IA senza un attento monitoraggio su ciò che avviene nelle bolle informative social, perché la sensibilità ed il fiuto di specialisti umani non sono caratteristiche di uno strumento informatico.
Un nuovo paradigma della comunicazione politica
Il video su Gaza è offensivo? Nella sua forma esteriore sì. È un errore di comunicazione? Probabilmente lo è dal punto di vista strettamente istituzionale. Avrà conseguenze politiche? Difficile anzi lo escluderei perché il consumo di questi prodotti online è rapidissimo. In Italia gli oppositori al Governo di Giorgia Meloni che usano Trump per fare opposizione al centrodestra, hanno subito sfruttato la scia del video del Presidente USA per proporre video generati con la IA che di fatto condannano Israele per la situazione di Gaza. Ma si sono dimenticati di inserire alcuni attori come i terroristi criminali di Hamas…
Ciò che conta davvero, nella operazione del video Trump a Gaza, è che segna un nuovo passo nell’evoluzione della comunicazione politica. Non servono più solo comizi e interviste: oggi i leader parlano direttamente alle masse attraverso contenuti virali e l’intelligenza artificiale diventa un potente strumento per dare forma a visioni e suggestioni che provochino emozioni nel pubblico.
Se vogliamo comprendere la politica del futuro, dobbiamo guardare oltre le provocazioni e analizzare i meccanismi con cui il consenso viene costruito. Trump, con il suo video su Gaza, non ha fatto altro che mostrarci una delle strade possibili per la politica nell’era dell’IA.
Sarà interessante osservare cosa accadrà nel prossimo futuro ma intanto è opportuno non farsi trovare impreparati, nel frattempo al netto delle considerazioni direi che Trump Gaza è comunque meglio di Hamas Gaza.
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