La questione vitale è l’energia, ma non quella green
Inizio con una barzelletta. Un tizio si ferma davanti ad un manicomio perché ha forato. Scende dall’auto, mette il crick e svita la ruota bucata.
Mentre la toglie i quattro bulloni cadono in un tombino. Il tizio si siede a terra disperato. Non sa più cosa fare. Alla finestra del manicomio c’è Trump, il quale lo guarda e gli dice: “Non disperare. Prendi un bullone dalle altre tre ruote, attacca la ruota con i tre bulloni e poi, piano piano, vai da un meccanico”. Il tizio rimane sbalordito. Guarda il matto alla finestra del manicomio con sguardo interrogativo e Trump gli dice ridendo: “Sono matto, ma non sono stupido”.
Il Tizio è l’Europa, che non solo ha forato, ma ha fatto cadere i bulloni nel tombino. Incapace di fare qualsiasi cosa, le viene consigliata la soluzione pragmatica da Trump, ritenuto matto, ma che si dimostra non stupido.
In buona sostanza, il matto non è stupido, mentre quello che si ritiene sano di mente lo è, essendo incapace di trovare una soluzione qualsiasi che non gli venga suggerita.
L’Europa ha forato la ruota, che si chiama energia e invece di mettere mano ai tre bulloni mette mano al green, che è come stare seduti e disperati a osservare il tombino nel quale sono caduti i quattro bulloni.
Semplifichiamo al massimo. La questione vitale per l’Europa riguarda energia e materie prime.
Gli Stati Uniti l’energia la vendono, mentre l’Europa la deve comperare.
Più complessa è la questione delle materie prime, ma per quanto riguarda l’Europa la musica non cambia: le deve comperare.
Da qualsiasi parte la si giri, la risultante è che è necessario controllare le catene di approvvigionamento (supply chain) e, in particolare, i colli di bottiglia.
Per quanto riguarda l’energia, pertanto, o l’Europa si decide a riaprire al gas russo, la qual cosa significa chiudere la guerra in Ucraina, piantandola con le chiacchiere sulla pace giusta (che non c’è mai stata) e sul diritto internazionale (violato a piacere, vedi bombardamento della Serbia), oppure deve assicurare le fonti medio orientali, a cominciare da quelle del Golfo persico, per arrivare al Mediterraneo.
La questione dell’energia è vitale, in quanto ne va del futuro produttivo europeo senza il quale viene meno quella grande conquista di civiltà che è l’attenzione al sociale.
La risposta folle, orientata ad una politica che a questo punto è da definire “tanatologicamente delinquenziale”, è quella di chiedere restrizioni al welfare per finanziare il green.
Uno studio della Commissione riconosce che la transizione energetica incide sui conti pubblici dell’Unione, ma propone come soluzione di tagliare risorse al sociale (scuola, pensioni, sanità, infrastrutture) e di spillare soldi ai cittadini per finanziare il green.
Detto in termini brutali: cari cittadini, siete carne da macello, fottetevi, a chi ci comanda (la finanza globalista) va bene il green e voi potete anche morire verdi che a noi non importa.
Forse, per stare nella barzelletta, il manicomio è fuori, dove sta seduto il Tizio che ha perso i bulloni, ossia le rotelle del cervello e i sani di mente stanno alla finestra.
Ormai l’Unione europea è non solo incapace, chiacchierona, ma anche pericolosa.
Il commissario per l’Energia, Dan Jorgensen, nei giorni scorsi ha detto: “Dobbiamo ottenere l’indipendenza energetica, di importanza strategica non solo dal punto di vista del clima”.
La presidenza cipriota dell’Unione esorta i partner europei a proseguire con l’agenda concordata, fatta di riforme e transizione sostenibile: “Decarbonizzazione e diversificazione restano la priorità“, dettaglia il ministro dell’Energia di Cipro, Michael Damianos, che prova a rassicurare: “La sicurezza degli approvvigionamenti dell’Unione rimane garantita”, perché complessivamente per l’UE “le importazioni dagli Stati del Golfo sono limitate” e grazie alla diversificazione e all’import di gas liquefatto (GLN). Semmai “dobbiamo iniziare a prepararci per l’inverno” per essere certi di avere scorte.
Avvolta in una nube di alienazione totale, l’Unione europea prepara il suicidio verde. Meglio sarebbe dire l’omicidio verde, visto che a fare le spese di una banda di burocrati ideologicamente pazzi, sostenuti da partiti che ci vogliono male, siamo noi.
In questo contesto, Donald Trump ha denudato le follie europee, dicendo che i Paesi che ricevono petrolio dal Golfo hanno due possibilità: acquistare l’energia dagli USA o andare con coraggio nel Golfo a prendersela.
“Devono afferrarlo e custodirlo! [il Golfo, ndr]. Possono farlo facilmente – ha aggiunto Trump, riferendosi agli europei – Saremo d’aiuto, ma dovrebbero essere loro a prendere l’iniziativa nella protezione del petrolio da cui dipendono disperatamente. Quindi, per quei paesi che non riescono a procurarsi carburante, molti dei quali si rifiutano di partecipare alla decapitazione dell’Iran, abbiamo dovuto farlo noi stessi.”
“Ho un suggerimento – ha aggiunto ancora il presidente USA – comprate petrolio dagli Stati Uniti d’America. Ne abbiamo in abbondanza. Ne abbiamo tantissimo. E, secondo, fatevi coraggio, anche se con un po’ di ritardo. Avreste dovuto farlo prima. Avreste dovuto farlo con noi, come vi chiediamo. Andate allo Stretto e prendetevelo. Proteggetelo. Usatelo per voi stessi. L’Iran è stato praticamente decimato.”
Non è finita per l’Europa in crisi di cervello.
I giochetti di prestigio dell’Inghilterra e della Spagna e le posizioni anti USA di alcuni ambienti europei hanno fatto sì che il presidente Trump e il segretario di Stato Marco Rubio abbiano annunciato che riconsidereranno ufficialmente il rapporto dell’America con la NATO dopo che gli alleati si sono rivelati inutili.
Trump e Rubio hanno detto all’unisono che intendono ritirarsi dalla Nato.
Donald Trump, in un’intervista al Telegraph, ha detto mercoledì di stare considerando seriamente il ritiro degli Stati Uniti dalla NATO, definendola “una tigre di carta”.
Un eventuale abbandono dell’Alleanza Atlantica da parte degli Stati Uniti avrebbe conseguenze profondissime.
Se Trump davvero desse seguito alle sue minacce, scrive il New York Times, questo “cambierebbe enormemente l’apparato di sicurezza dell’Europa, che si è affidata per decenni alla forza dell’esercito americano. Senza l’assistenza degli Usa, l’Europa e la NATO potrebbero faticare a difendere l’Ucraina e persino i propri confini da una potenziale aggressione russa”.
La NATO senza una marina efficiente o un’aviazione decente non è affatto un’alleanza difensiva, ma un insieme di chiacchieroni.
“Se gli Usa si sfilassero dalla Nato – ha detto all’Ansa il generale Leonardo Tricarico, ex capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica – sono due i fattori principali che verrebbero a mancare. Il primo e più importante è la capacità di comando e controllo, perché la guerra bisogna saperla fare e l’Europa non la sa fare. Il secondo è l’intelligence, perché non averne una efficace significherebbe avere uno strumento cieco”.
Avete presente il Tizio al quale sono caduti i bulloni nel tombino?
Se guardiamo ai Paesi che maggiormente sono attrezzati militarmente abbiamo, secondo le classifiche di potenza militare al primo posto la Francia, seguita dall’Italia, dalla Germania e, poi da Spagna, Polonia, Svezia, Grecia.
Riguardo all’aviazione la Francia e Italia tra le più capaci (centinaia di caccia di 4ª/5ª generazione come Rafale, Eurofighter, F-35).
Per la Marina Francia e Italia dominano con capacità di proiezione (portaerei). Complessivamente decine di sottomarini, fregate e cacciatorpediniere. La Germania ha una flotta moderna ma più orientata al Nord/Baltico.
Per quanto riguarda l’esercito, Polonia e Francia tra i più grandi per personale e mezzi corazzati. La Germania sta investendo pesantemente per superare lacune storiche.
Il fatto è che per questi apparati militari la cooperazione UE/NATO è fondamentale.
La maggior parte degli Stati UE è nella NATO e molte capacità sono integrate in quel quadro.
Se guardiamo alla Nato, gli Stati Uniti forniscono ancora la quota maggiore di capacità ad alta intensità (aviazione strategica, proiezione navale, logistica globale).
I maggiori eserciti della NATO (per numero di personale militare attivo, ovvero soldati a tempo pieno pronti al servizio) sono dominati dagli Stati Uniti, che rappresentano da soli circa il 40-41% del totale dell’Alleanza.
Secondo i dati più aggiornati dal Military Balance dell’International Institute for Strategic Studies (IISS), il totale del personale attivo nella NATO (32 paesi membri) è di circa 3,24 milioni di unità.
Ecco la classifica dei maggiori contribuenti in termini percentuali:
Stati Uniti: ~1.316.000 → circa il 40,6% del totale NATO
Turchia: ~355.000 → circa l’11,0%
Francia: ~202.000 → circa il 6,2%
Germania: ~180.000 → circa il 5,6%
Polonia: ~164.000 → circa il 5,1%
Italia: ~162.000 → circa il 5,0%
Regno Unito: ~141.000 → circa il 4,4%
Spagna: ~122.000 → circa il 3,8%
Grecia: ~132.000 → circa il 4,1%
Questi 9 paesi da soli rappresentano oltre l’80% del personale attivo totale della NATO.
Il resto è distribuito tra gli altri 23 membri (Canada, Romania, Paesi Bassi, ecc.), molti dei quali hanno forze sotto le 50.000 unità.
Ovviamente la forza della NATO non si misura solo sul numero di soldati, ma anche su tecnologia, budget (USA spendono di gran lunga la maggior parte), proiezione di potenza, aviazione e marina.
In sintesi: gli USA sono di gran lunga il pilastro principale (più di 4 volte la Turchia), seguiti da un gruppo di grandi potenze europee e dalla Turchia.
La dipendenza dell’intelligence della NATO dagli Stati Uniti è un aspetto strutturale e ben documentato dell’Alleanza Atlantica, radicato nella superiorità tecnologica, nelle capacità di raccolta e nell’infrastruttura statunitense.
Si tratta di una dipendenza asimmetrica che persiste nonostante gli sforzi europei per aumentare l’autonomia strategica.
Gli Stati Uniti forniscono alla NATO la stragrande maggioranza delle capacità avanzate in Intelligence, Surveillance and Reconnaissance (ISR), che includono: satelliti per l’osservazione (spazio come dominio operativo riconosciuto dalla NATO dal 2019); aerei da ricognizione (es. RC-135, Global Hawk o equivalenti); sistemi di segnali intelligence (SIGINT/ELINT).
Analisi e fusione di dati su larga scala.
La NATO ha sviluppato strutture come il NATO Intelligence Fusion Centre (NIFC) a Molesworth (Regno Unito), collegato con il centro americano JIOC Europe e il sistema Joint Intelligence, Surveillance and Reconnaissance (JISR), ma questi dipendono pesantemente dai contributi USA per i dati grezzi e le tecnologie di fusione.
Senza il contributo americano, l’Alleanza avrebbe gravi lacune in ambiti come: la sorveglianza persistente; l’early warning; il targeting preciso.
L’Europa contribuisce con intelligence umana (HUMINT) e reti locali specializzate (ad esempio, monitoraggio sottomarini russi nel Mare del Nord o minacce ibride), ma manca di scala e tecnologia paragonabile.
Paesi come Regno Unito, Francia e Germania aggiungono migliaia di analisti, ma non compensano il gap in capacità high-tech.
Questa dipendenza della Nato dagli Usa si estende anche ad altri settori collegati: logistica strategica (airlift), comando e controllo, difesa missilistica e deterrenza nucleare (l’ombrello nucleare USA resta insostituibile per la maggior parte degli alleati europei).
Tornando alla barzelletta, forse è ora di capire che il matto non è stupido e che lo stupido è quello che ha perso i quattro bulloni.





