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Libia, linea dura di Haftar sugli attivisti della Flotilla

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A cura di Agenzia Nova

Libia, fonti Nova: linea dura di Saddam Haftar sugli attivisti della Global Sumud Flotilla

La linea di fermezza non escluderebbe una liberazione al termine degli accertamenti e delle interlocuzioni in corso, ma le autorità dell’est non avrebbero ancora indicato tempi precisi

La detenzione dei dieci attivisti del convoglio terrestre della Global Sumud Flotilla proseguirebbe per ora su indicazione diretta di Saddam Haftar, sempre più centrale nella catena di comando militare della Libia orientale.

Secondo le fonti, le autorità dell’est contestano agli attivisti almeno quattro violazioni. La prima riguarda l’ingresso in Libia con un visto turistico collettivo, successivamente utilizzato, secondo gli apparati di Bengasi, per svolgere attività di carattere politico.

La seconda contestazione riguarda il trasferimento nelle regioni orientali del Paese senza la necessaria autorizzazione di sicurezza. La terza contestazione riguarda il tentativo di raggiungere il confine con l’Egitto, che secondo le autorità di Bengasi, in base agli accordi con Il Cairo, non può essere attraversato da cittadini di Paesi terzi. Le autorità contesterebbero infine agli attivisti la partecipazione a un’iniziativa collettiva o a un raduno non autorizzato.

Le fonti sostengono che i responsabili del convoglio fossero stati invitati più volte a non proseguire verso il confine egiziano e a consegnare il materiale umanitario alle autorità locali. La proposta prevedeva che gli aiuti fossero affidati alla Mezzaluna rossa libica, per il successivo trasferimento alla Mezzaluna rossa egiziana e l’invio verso la Striscia di Gaza.

Gli organizzatori avrebbero tuttavia insistito per proseguire personalmente lungo il percorso. La linea di fermezza non escluderebbe una liberazione al termine degli accertamenti e delle interlocuzioni in corso, ma le autorità dell’est non avrebbero ancora indicato tempi precisi.

Il nodo principale resterebbe la volontà di impedire che iniziative internazionali non preventivamente autorizzate possano raggiungere il confine terrestre con l’Egitto. Le condizioni materiali di detenzione risulterebbero comunque complessivamente buone e, secondo quanto appreso da “Nova”, più favorevoli rispetto a quelle generalmente riservate ai detenuti libici.

La posizione riferita dalle fonti coincide in parte con la linea resa pubblica dalle istituzioni dell’est già prima del fermo degli attivisti. In un comunicato del 14 maggio, il ministero degli Esteri del governo libico designato dalla Camera dei rappresentanti aveva escluso il passaggio delle persone prive delle autorizzazioni richieste, invitando quanti intendevano entrare in Egitto a utilizzare i collegamenti aerei e a ottenere i necessari visti.

Il dicastero aveva inoltre offerto di ricevere gli aiuti attraverso la Mezzaluna rossa libica e di provvedere alla loro consegna tramite i canali ufficiali. Il 20 maggio, lo stesso ministero aveva precisato che il valico terrestre tra Libia ed Egitto sarebbe stato utilizzabile soltanto dai cittadini dei due Paesi.

Il ministro degli Esteri “orientale” Abdulhadi al Hweij aveva indicato come soluzione la consegna del materiale alla Mezzaluna rossa libica, incaricata di trasferirlo alla Mezzaluna rossa egiziana per il successivo invio verso Gaza.

Dopo il fermo dei dieci attivisti, avvenuto il 24 maggio, il ministero aveva affermato il giorno successivo che i partecipanti al convoglio erano entrati e si erano spostati in Libia senza completare le procedure legali e ottenere le autorizzazioni necessarie.

Il dicastero aveva inoltre sostenuto che le autorità competenti avessero gestito il caso nel rispetto delle leggi, della sovranità nazionale e dei principi dei diritti umani.

La Global Sumud Flotilla è un movimento transnazionale della società civile che riunisce attivisti, operatori umanitari, medici, studenti, sindacalisti e marittimi di diversi Paesi.

La rete si dichiara indipendente e non affiliata ad alcun governo, ma affianca alla consegna degli aiuti un obiettivo esplicitamente politico: rompere il blocco imposto alla Striscia di Gaza attraverso forme di azione diretta e trasformare le singole missioni in una pressione internazionale duratura.

La sua direzione comprende esponenti della Freedom Flotilla Coalition, del Global Movement to Gaza e di movimenti nordafricani ed europei impegnati nella solidarietà con la causa palestinese.

Secondo la ricostruzione delle fonti libiche, le autorità dell’est intenderebbero ora impartire una “lezione” agli attivisti e scoraggiare nuove iniziative internazionali organizzate senza un preventivo coordinamento con gli apparati militari e di sicurezza che controllano la Cirenaica e la Libia centrale.

Un precedente analogo si era verificato nel giugno del 2025: il convoglio Sumud, partito da Tunisi il 9 giugno, era stato fermato il 13 giugno all’ingresso di Sirte. Dopo due giorni di blocco, il 15 giugno il convoglio aveva ripiegato verso Misurata e il giorno successivo gli organizzatori avevano annunciato il rientro in Tunisia, rinunciando a proseguire verso l’Egitto e il valico di Rafah, al confine con Gaza.

La detenzione avrebbe dunque anche una finalità esemplare, oltre alle contestazioni di carattere amministrativo e giudiziario.

Il gruppo legale della Flotilla contesta la ricostruzione delle autorità libiche. La portavoce italiana Maria Elena Delia sostiene che gli attivisti disponessero di visti regolari per la Libia occidentale e che, una volta giunti al posto di blocco nella zona controllata dalle forze dell’est, fossero stati inizialmente lasciati passare e soltanto in seguito fermati.

“Non hanno sfondato il checkpoint”, ha dichiarato Delia. La Global Sumud Flotilla afferma di non avere ancora ricevuto una copia ufficiale dell’ordine con cui la detenzione sarebbe stata prorogata e chiede ai governi coinvolti un intervento pubblico e coordinato.

Intanto, le famiglie dei due italiani continuano a chiedere la liberazione degli attivisti. In un videomessaggio diffuso ieri, Maria Rosaria Centrone, sorella di Domenico, ha ricordato che il fratello è trattenuto da oltre tre settimane insieme agli altri membri del convoglio.

“Mi unisco all’appello dei miei genitori e di tante altre persone per far sì che Nico e gli altri vengano liberati, perché sono persone innocenti, sono persone etiche, sono persone buone e non soltanto non hanno commesso alcun illecito, ma sono anche persone che non avevano assolutamente intenzione di fare male a nessuno”, ha dichiarato.

Centrone ha ringraziato le istituzioni italiane, che a suo giudizio “stanno lavorando veramente a testa bassa per dialogare con le autorità libiche”, e il console generale d’Italia a Bengasi, Filippo Colombo, per essere rimasto costantemente in contatto con la famiglia.

Nel pomeriggio di ieri, le associazioni studentesche Udu e Link hanno inoltre organizzato a Bari un presidio per chiedere la liberazione di Domenico Centrone, Leonarda “Dina” Alberizia e degli altri otto attivisti: la spagnola Alicia Armesto Nunez, la polacca Laura Kwoczala, la statunitense Jenelle Jones, gli argentini Maria Paula Gimenez e Lucas Ezequiel Aguilera, l’uruguaiano Matias Alvarez Rodriguez, la portoghese Ana Margarida Franca Santana Baptista e il tunisino Achraf Khoja. Al momento, secondo le fonti, le autorità dell’est non avrebbero indicato tempi precisi per il rilascio.

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  • Redazione

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