
Quello della Transnistria potrebbe diventare un altro fronte caldo da raffreddare prima che esploda e il raffreddamento non può che essere l’avvio di una trattativa tra Usa e Russia che abbia, come base, l’affidabilità della parola data.
Cosa non facile, per chi la parola se l’è rimangiata, ma necessaria e urgente se non si vuole che l’incendio ucraino si allarghi.
Le autorità della autoproclamata Repubblica della Transnistria, entità separatista filorussa sul territorio della Moldavia, hanno chiesto “aiuto” a Mosca contro le “pressioni” del governo moldavo. Lo riferisce l’agenzia di stato russa Tass, spiegando che la decisione è stata presa dai partecipanti al Congresso dei deputati che si è tenuto a Tiraspol su iniziativa del presidente Vadim Krasnoselsky.
“Facciamo appello al Consiglio della Federazione e alla Duma di Stato della Federazione Russa con la richiesta di attuare misure per proteggere la Transnistria nel contesto della crescente pressione da parte della Moldavia – si legge nella risoluzione – tenendo conto del fatto che oltre 220 mila cittadini russi risiedono in maniera permanente sul territorio della Repubblica Moldava e l’esperienza positiva unica del mantenimento della pace russa sul Dniester, nonché lo status di garante e mediatore nel processo negoziale”.
La richiesta è stata raccolta in poche ore dal ministero degli Esteri russo: “Proteggere gli interessi dei residenti della Transnistria, i nostri compatrioti, è una priorità”, si legge in una nota.

La notizia esce il giorno prima che prenda avvio in Moldavia il vertice di 47 Paesi per la stabilità del continente.
La riunione dei responsabili di governo di 47 paesi europei oggi nella capitale moldava (ci sarà anche la premier italiana Giorgia Meloni, che vi resterà per poche ore) è la seconda della Comunità politica europea, il forum intergovernativo originato dall’idea lanciata dal presidente francese Emmanuel Macron tre mesi dopo l’invasione russa dell’Ucraina con l’obiettivo di permettere un confronto strategico sul futuro del continente.
All’ordine del giorno pace e sicurezza, energia/clima, interconnessioni per “la stabilità continentale”.
Sono temi che rimandano direttamente alla guerra in Ucraina e all’allargamento dell’Unione europea e della Nato (sarà il tema del vertice dell’Alleanza atlantica a luglio), al confronto sulle relazioni “esterne” dell’Europa intesa come soggetto globale (non solo Russia, ma anche Cina e Stati Uniti) per assicurare “sicurezza e stabilità” nel continente.
Da Mosca il vertice viene visto come una provocazione: ha luogo al Castello di Mimi, molto vicino alla Transnistria, regione separatista che appartiene giuridicamente alla Moldavia ma sotto controllo delle truppe russe, uno dei “conflitti congelati” dell’era post sovietica.
La riunione, tra l’altro, è ancora una volta la dimostrazione che Macron si propone come altro dall’Unione Europea e dalla Nato. La grandeur è la grandeur.
La povera Europa è un mondo di vincoli e sparpagliati.
La Transnistria o Pridnestrovie, ufficialmente conosciuta come Repubblica Moldava Pridnestroviana, è uno stato non riconosciuto a livello internazionale e considerato parte della Moldavia.
La regione separatista, tra il fiume Dniester e il confine con l’Ucraina, si è dichiarata indipendente in seguito al crollo dell’Unione Sovietica. Nel 1992 i separatisti combatterono una guerra contro il governo filo-occidentale della Moldavia, che si concluse con centinaia di morti e con l’intervento dell’esercito russo a fianco dei ribelli.
In un referendum del 2006 non riconosciuto dalla comunità internazionale, il 97,1% degli elettori sostenne l’adesione alla Russia.
Più che in Russia la Transnitria è ancora con la testa nell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche. Nella bandiera dell’autoproclamata repubblica campeggia la falce e martello, un’enorme statua di Lenin si erge nel centro della capitale Tiraspol, un suo busto all’ingresso del municipio.

La Transnistria ospita a Cobasna è il più grande deposito d’armi dell’Europa orientale, una santabarbara da ventimila tonnellate sotterrata nel villaggio di Rîbnia. Secondo gli esperti, se esplodesse farebbe lo stesso effetto dell’atomica di Hiroshima.

Ovviamente l’arsenale potrebbe interessare all’Ucraina.
Sede di molte imprese tessili che producono a basso costo per le firme occidentali, la Trasnistria è stata a lungo un paradiso per i contrabbandieri, con Odessa che funge da principale porta d’ingresso per il contrabbando di sigarette, alcol e altre merci.
Il gruppo Sheriff, una grande holding fondata da due ex agenti di polizia sovietici, ha il dominio economico del territorio: possiede supermercati, distributori di benzina, una distilleria di cognac, un allevamento di caviale beluga, la squadra di calcio di Tiraspol che è balzata alle cronache sportive nel 2021 per avere battuto in casa il Real Madrid.
Funzionari della Casa bianca nei mesi scorsi e più recentemente un portavoce dell’Unione europea hanno messo in guardia dal rischio che Mosca possa essere intenzionata ad annettere questo territorio. La portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova oggi ha smentito: “Sono mere congetture”, ha affermato, accusando la Nato di stare “letteralmente cercando di plasmare un’altra Ucraina dalla Moldavia” contro il volere “della maggioranza della popolazione moldava”.
Comunque sia e dichiarazioni a parte, la Transnistria potrebbe diventare un ulteriore focolaio pronto ad accendersi, anche perché un’annessione alla Federazione Russa aprirebbe inevitabilmente il problema dell’accesso al mare, essendo oggi la Transnistria una sorta di isola stretta tra Moldova e Ucraina.

Macron, con il suo vertice di oggi, va a mettere le mani in un vespaio.





