
di Eugenio Baresi
Disquisire di tikok potrebbe apparire una regressione dal dovere di essere cosciente della propria natura.
La notizia che Giulio Andreotti, proprio il Presidente Giulio Andreotti, sia in questi giorni protagonista in tale piattaforma costringe ad un pensiero.
Il suo monito, di tanti anni fa, sulla necessità di collaborazione con i paesi africani affinché non fossero le migrazioni il futuro problema irrisolvibile dell’Europa è il motivo di questo incredibile accadimento.
Considerazione di chi apparteneva alla categoria dei politici preparati consapevoli, e responsabili.
Oggi assunta come incredibile e profetica anticipazione degli accadimenti.
La politica estera dell’Italia era sempre stata guidata dalla fermezza nelle alleanze, condivise per i valori di democrazia e libertà, e contemporaneamente dalla consapevolezza nella cooperazione, praticata per i valori di civiltà e solidarietà.
Convincimenti convintamente sviluppati per una forte presenza di valori che la politica rappresentava.
Posizione peculiare, non propriamente apprezzata da chi con miopia immaginava immodificabile quello che la consuetudine di tanta storia aveva fino ad allora consentito.
Ed era evidente che se parte dell’incapacità di quei Paesi era ed è ascrivibile a loro stessi, una buona parte è ascrivibile a chi ha favorito lo svilupparsi di quella inadeguatezza.
Siamo stati contrastati con violenza, magari nascosta, ma certo non innocua.
Nulla accade per caso.
Così quella politica venne cacciata .
Ormai da trent’anni la politica come espressione di valori è stata soppiantata dalla appartenenza ad una schiera.
La determinazione nel non accettarsi è prioritaria rispetto alla proposizione di visioni.
Ma è indispensabile una nuova consapevolezza, una cosciente unità nella condivisione della responsabilità.
Certo una utopica fantasia se si verifica il livello del dibattito politico.
Ancor più affidamento illusorio se si misurano le incoerenze dei protagonisti.
Però ci porta un positivo pensiero lo stupore per aver trovato una riflessione di Giulio Andreotti tanto condivisa su piattaforme che del concreto giudizio non pare abbiano gran conto.
Potrebbe essere molto più di un sogno immaginare una riconquista della consapevolezza?
Aldo Moro, sembra attualità, metteva in guardia dalla disaffezione, dalla mancanza della partecipazione, dalla abitudine di non recarsi al voto.
Con semplicità descriveva come la competizione sarebbe stata fra quelli che ci mettono i mezzi per convincere la maggioranza dei pochi al voto e le lobby che garantiscono quella parte dei pochi che ti consentono di governare.
Se ci si rende conto forse potrebbero emergere nuove potenzialità.
La preparazione, la consapevolezza e la responsabilità sono termini che appaiono desueti.
Sono requisiti che nulla hanno del passato, sono modernamente indispensabili.





