di Giorgio Cattaneo
Ordo ab chao, come da copione. Il terremoto Trump sta scuotendo il pianeta, dando l’impressione che ai comandi vi sia un capitano impazzito, dunque imprevedibile. Per Roberto Mazzoni, trattasi di grande teatro: obiettivo, confondere gli osservatori e negare ai nemici qualsiasi vantaggio.
I dazi imposti come un flagello, per ridurre in macerie la vecchia globalizzazione neoliberista? Il protezionismo serve ovviamente a riesumare l’industria nazionale, quasi estinta, dunque il lavoro e il potere d’acquisto dell’americano medio.
All’orizzonte però c’è ben altro, sottolinea Mazzoni: la Casa Bianca punta deliberatamente a colare a picco la Borsa e determinare il crollo del dollaro, perché svalutare la moneta (anche rischiando l’iper-inflazione) sarebbe l’unica via per affrontare finalmente il mostruoso debito estero degli Usa.
Dal caos, il nuovo ordine: un rinnovato dollaro, spendibile per sostenere i settori produttivi strategici. Con tanti saluti al petrodollaro, all’eurodollaro emesso dalle banche del vecchio continente e ad altre forme di valuta internazionale, su cui campa l’oligarchia finanziaria mondiale.
Si starebbe quindi verificando il peggiore degli scenari possibili, per i “rentier” della moneta a debito: uno tsumami davvero senza precedenti, e con mille scomodissimi risvolti ancora da scoprire.
Tra le poche certezze, sullo sfondo: la rivincita del capitalismo industriale contro l’egemonia finanziaria di stampo speculativo, dunque parassitario. E una vittima sacrificale, tradita dalla sua incresciosa governance: la patetica, medievale Europa degli eurocrati, con il suo establishment di nani ormai oscurato dai giganti.




