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TASSARE LE CRIPTO-ATTIVITA’ LETTERA APERTA ALLA CONSOB E LA MEF

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di Marco Palombi

Una lettera aperta alla Consob e al Ministero delle Finanze

In un’epoca in cui la finanza digitale sta rimodellando l’economia globale, i cripto-asset sono emersi come strumenti cruciali per l’innovazione, gli investimenti e la crescita economica. Questi asset, dalle criptovalute agli asset tokenizzati del mondo reale, hanno diversi scopi, dalla facilitazione di transazioni sicure alla rappresentazione di diritti di proprietà tangibili.

Tuttavia, la proposta di legge di stabilità italiana per il 2025, che impone una tassa del 42% sulle plusvalenze derivanti da tutte le cripto-attività, rappresenta un netto allontanamento da una politica economica equilibrata. Questo approccio unico per tutti rischia di soffocare la crescita, ignorando la natura sfumata dei cripto-asset e posizionando l’Italia in una posizione di svantaggio competitivo in un panorama finanziario in evoluzione[i].

Ora, a nostro avviso, una misura del genere – a meno che non sia puramente demagogica – è una violazione degli standard di legge.

Esaminiamo perché questa politica è problematica[ii].

In primo luogo, la misura non fa distinzione tra i vari tipi di cripto-asset, raggruppando monete, token e NFT in un’unica ampia categoria, mentre sappiamo che

– Le monete come il Bitcoin sono principalmente riserve di valore.

– Gli utility token forniscono l’accesso a servizi o piattaforme.

– Gli NFT certificano digitalmente l’autenticità e la proprietà.

Questo approccio generalizzante è in conflitto con il regolamento dell’UE sui mercati delle cripto-attività (MiCA), che mira a creare un quadro normativo armonizzato ma ricco di sfumature in tutta l’UE[iii].

Nell’ambito del MiCA, queste funzioni distinte richiedono un trattamento normativo e fiscale su misura, riconoscendo il ruolo economico unico svolto da ciascun tipo di attività.

La proposta dell’Italia di tassare uniformemente tutte le cripto-attività al 42% sulle plusvalenze non tiene conto delle classificazioni del MiCA, trattando tutte le cripto-attività allo stesso modo nonostante le loro diverse funzioni e profili di rischio.

Ai sensi della MiFID II, le attività finanziarie tradizionali, come azioni, obbligazioni e altri titoli, sono classificate come strumenti finanziari e sono generalmente soggette all’imposta sulle plusvalenze del 26% in Italia, in linea con il loro ruolo economico.

Poiché le cripto-attività sono quasi sempre riconosciute come asset finanziari ai sensi del MiCA, sarebbe logico applicare un trattamento fiscale analogo alle cripto-attività. L’imposizione di un’aliquota fiscale distinta non solo è incoerente, ma potrebbe anche riflettere una mancanza di coerenza delle politiche.

In particolare, il MiCA intende stabilire un quadro unificato per le cripto-attività all’interno dell’UE, classificandole in base a caratteristiche finanziarie distinte. Politiche fiscali divergenti tra gli Stati membri potrebbero interrompere questo approccio armonizzato, portando ad un arbitraggio normativo in cui le attività si spostano verso paesi con politiche fiscali più coerenti ed eque.

Consideriamo questo scenario: un token che rappresenta l’1% di un Real World Asset (RWA) del valore di 1 milione di euro viene acquistato per 10.000 euro nel 2024. Se il valore dell’RWA raddoppia a 2 milioni di euro nel 2025 a causa dei miglioramenti, il valore del token sale a 20.000 euro. Al momento della vendita del token, l’imposta applicata sarebbe di 4.200 euro al nuovo tasso, o si allineerebbe con l’aliquota fiscale tipica per l’asset sottostante?

In genere, le decisioni fiscali sono guidate dal principio della “prevalenza della sostanza sulla forma”, ma questa politica sottopone i token garantiti da asset, come gli immobili tokenizzati o le materie prime, allo stesso tasso del 42% dei token speculativi come Bitcoin o Ethereum.

Anche risolvendo questo problema, rimarrebbero altre sfide.

Dicevamo che gli sforzi dell’Italia per l’allineamento alla MiFID e alla MiCA suggeriscono che l’Italia considera già le cripto-attività sufficientemente simili agli strumenti finanziari ai fini regolamentari, rafforzando l’argomentazione secondo cui non dovrebbero essere tassate in modo diverso.

Ma torniamo alla filosofia dei sistemi fiscali.

Il principio della parità di trattamento è un concetto giuridico fondamentale che impone l’applicazione uniforme del diritto in categorie comparabili per prevenire la discriminazione tra strumenti e persone che vi accedono, e sostenere l’equità.

Nel contesto del diritto tributario, questo principio richiede che le attività finanziarie di natura analoga siano tassate con aliquote simili per garantire un contesto fiscale equo.

La parità di trattamento nel diritto tributario è sancita da diversi ordinamenti, nazionali ed internazionali. Ad esempio, la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) sostiene implicitamente la parità di trattamento vietando la discriminazione (articolo 14), che si estende al diritto tributario quando le misure fiscali sono carenti di una giustificazione oggettiva per le diverse aliquote tra categorie simili, immaginando che a diversi strumenti possano accedere persone diverse.

La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha evoluto una giurisprudenza che afferma la necessità della parità di trattamento in materia fiscale, soprattutto quando trattamenti fiscali diversi portano a svantaggi competitivi all’interno del mercato unico dell’UE (causa C-279/93, Schumacker, 1995[iv]). Questo principio è alla base dell’insistenza della Corte di Giustizia Europea sull’uniformità per evitare distorsioni all’interno del mercato.

Gli strumenti finanziari tradizionali, come le azioni e le obbligazioni, sono comunemente riconosciuti come soggetti a ruoli economici simili all’interno dei portafogli, essendo soggetti a trattamenti fiscali simili sulle plusvalenze.

Secondo le linee guida dell’OCSE, la politica fiscale dovrebbe mirare alla neutralità, il che significa che i beni che perseguono scopi simili non dovrebbero essere svantaggiati dal punto di vista fiscale solo a causa della loro forma.

Con quadri come il MiCA e il MiFID II che estendono le misure normative alle criptovalute, le cripto-attività sono state classificate come attività finanziarie in diverse giurisdizioni dell’UE.

Se regolamentate come attività finanziarie, ne consegue, a parità di trattamento, che le criptovalute non dovrebbero essere soggette ad aliquote fiscali punitive superiori a quelle applicate ad altri strumenti finanziari.

Le criptovalute, come i titoli tradizionali, possono fungere da veicoli di investimento, utilizzati per diversificare i portafogli, coprire il rischio e fornire archiviazione di valore. Una ricerca del Fondo Monetario Internazionale (FMI) indica che i mercati delle criptovalute, sebbene volatili, condividono correlazioni significative con i mercati finanziari tradizionali, dimostrando un’utilità simile nei portafogli finanziari (FMI, “Cryptocurrencies and Correlations in the Financial Markets”, 2022).

Una politica fiscale che imponga un’aliquota sostanzialmente più elevata sulle cripto-attività, nonostante il loro allineamento economico e normativo con le attività finanziarie tradizionali, creerebbe una barriera artificiale e discriminatoria, contravvenendo al principio della parità di trattamento e potenzialmente spingendo gli investitori verso giurisdizioni a bassa imposizione all’interno dell’UE.

Una tassazione non proporzionata sui cripto-asset porta all’arbitrarietà normativa, in cui gli investitori spostano le loro attività in giurisdizioni più favorevoli, riducendo la competitività dell’Italia nello spazio della finanza digitale.

Secondo la valutazione d’impatto della Commissione europea sul MiCA (SWD (2020) 380), un contesto normativo e fiscale frammentato rischia di compromettere gli obiettivi del mercato unico e della concorrenza leale dell’UE. Ad esempio, ciò non solo eroderebbe la base imponibile dell’Italia, ma inibirebbe anche la crescita dell’economia digitale nazionale.

Nei casi in cui i regimi fiscali differiscono notevolmente per attività comparabili, le sentenze della Corte di giustizia hanno evidenziato il rischio di “pratiche fiscali distorsive” che favoriscono o penalizzano ingiustamente determinati investimenti (ad esempio, causa C-311/08 SGI, 2010).

Un trattamento uniforme garantirebbe che l’Italia rimanga una giurisdizione attraente ed equa per tutti i tipi di attività finanziarie, promuovendo condizioni di parità in linea con gli obiettivi dell’UE.

Il “principio di neutralità” dell’OCSE sostiene la tesi secondo cui la politica fiscale non dovrebbe favorire o penalizzare indebitamente specifiche attività finanziarie quando svolgono ruoli economici simili. Man mano che le criptovalute vengono integrate nei quadri finanziari regolamentati, il loro trattamento fiscale dovrebbe logicamente convergere con quello di altri asset che svolgono funzioni analoghe (OCSE, “Tax Challenges Arising from the Digitalisation of the Economy”, 2021).

Il FMI consiglia inoltre che i paesi che sviluppano politiche fiscali per gli asset digitali dovrebbero garantire l’allineamento con le attività finanziarie tradizionali per evitare interruzioni del mercato, soprattutto quando i cripto-asset ottengono l’accettazione istituzionale (FMI, “Digital Currency Economics and Policy”, 2022).

Se l’Italia impone un’aliquota fiscale più elevata solo sulle cripto-attività, solo perché sono cripto-attività, lo Stato potrebbe penalizzare un intero segmento del settore finanziario. Deflussi di capitali, in quanto gli investitori cercherebbero altri paesi con aliquote fiscali più basse e più coerenti su attività finanziarie simili, comprometterebbero la posizione competitiva dell’Italia sui mercati finanziari.

In conclusione, esortiamo il Ministero delle Finanze italiano e la CONSOB ad adottare un approccio fiscale modulare ed allineato al quadro normativo stabilito dal MiCA.

Adattando il trattamento fiscale alle funzioni tipiche e proprie di ciascun tipo di cripto-attività, l’Italia può posizionarsi come leader all’interno dell’UE, promuovendo un’economia digitale dinamica, equa e innovativa.

Il mancato adeguamento potrebbe, al contrario, lasciare l’Italia in una posizione di svantaggio competitivo, poiché altre nazioni potrebbero adottare politiche fiscali equilibrate e lungimiranti, posizionandosi – loro – all’avanguardia dell’innovazione finanziaria e tecnologica globale.

 

[i]ARTICOLO 4.

(Misure in materia di imposta sui servizi digitali e cripto attività)

  1. All’articolo 1 della legge 30 dicembre 2018, n. 145, il comma 36 è sostituito dal seguente: «36. Sono soggetti passivi dell’imposta sui servizi digitali i soggetti esercenti attività d’impresa che realizzano ricavi derivanti da servizi digitali di cui al comma 37 nel territorio dello Stato.».
  2. Sulle plusvalenze e gli altri proventi di cui all’articolo 67, comma 1, lettera c- sexies), del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, realizzate a decorrere dall’entrata in vigore della presente legge, l’imposta sostitutiva di cui all’articolo 5 del decreto legislativo 21 novembre 1997, n. 461, è applicata con l’aliquota del 42 per cento.”

[ii] Ecco un elenco di fonti che si allineano con la tua analisi, coprendo le normative dell’UE, i principi di politica fiscale e le dinamiche di mercato relative alle attività finanziarie e alle criptovalute:

1. Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEDU)

 – L’articolo 14, che vieta la discriminazione, si estende implicitamente al diritto tributario in cui vengono applicati trattamenti fiscali differenziati senza giustificazione obiettiva. Per i dettagli:

 https://www.echr.coe.int/documents/convention_eng.pdf

2. Giurisprudenza della Corte di giustizia dell’Unione europea

 – Causa Schumacker (C-279/93, 1995): sottolinea la necessità della parità di trattamento in materia fiscale per evitare distorsioni nel mercato unico.

 Riassunto della sentenza: https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/?uri=CELEX:61993CJ0279

 – Caso SGI (C-311/08, 2010): discute le pratiche fiscali distortive, rafforzando la necessità di un trattamento uniforme in tutto il mercato dell’UE.

 Riassunto della sentenza: https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/?uri=CELEX:62008CJ0311

– La causa C-311/08, Société de Gestion Industrielle (SGI) c. Stato belga, giudicata dalla Corte di giustizia europea (CGUE) il 21 gennaio 2010, affronta la compatibilità della legislazione fiscale belga con il diritto dell’UE, in particolare per quanto riguarda la libertà di stabilimento e la libera circolazione dei capitali.

Sfondo

 

SGI, una holding belga, ha concesso un prestito senza interessi alla sua controllata francese, Recydem, e ha pagato ingenti compensi di amministratore alla sua società madre lussemburghese, Cobelpin. Le autorità fiscali belghe hanno rettificato il reddito imponibile della SGI aggiungendo nuovamente gli interessi fittizi sul prestito e non consentendo la deduzione degli onorari degli amministratori, invocando l’articolo 26 del codice belga delle imposte sul reddito (CIR 92). Questa disposizione impone che i vantaggi straordinari o senza contropartita concessi da una società belga a un’entità estera collegata siano aggiunti al reddito imponibile della società belga.

 

Questione legale

 

La questione centrale era se l’articolo 26 del CIR 92 violasse gli articoli 43 (libertà di stabilimento) e 56 (libera circolazione dei capitali) del trattato CE, imponendo rettifiche fiscali su operazioni transfrontaliere che non erano applicate a operazioni nazionali analoghe.

 

La sentenza della Corte di giustizia europea

 

La Corte di giustizia ha dichiarato che l’articolo 43 CE, in combinato disposto con l’articolo 48 CE, non osta a una normativa nazionale come l’articolo 26 del CIR 92, purché persegua obiettivi legittimi compatibili con il Trattato e sia proporzionata. La Corte ha riconosciuto che tale legislazione mira a mantenere una ripartizione equilibrata dei diritti di imposizione tra gli Stati membri e a prevenire l’elusione fiscale. Tuttavia, ha sottolineato che la legislazione deve consentire ai contribuenti l’opportunità di presentare prove di giustificazione commerciale per le transazioni e che eventuali rettifiche fiscali dovrebbero essere limitate alla parte eccedente quanto sarebbe stato concordato in condizioni di piena concorrenza

 

Questa sentenza sottolinea il riconoscimento da parte della Corte di giustizia del diritto degli Stati membri di attuare misure che garantiscano un’equa tassazione e prevengano gli abusi, a condizione che tali misure siano proporzionate e rispettino le libertà fondamentali dell’UE.

Sottolinea inoltre la necessità che le autorità fiscali considerino la logica commerciale alla base delle operazioni infragruppo prima di effettuare rettifiche fiscali

 

sentenza della Corte (Terza Sezione) del 21 gennaio 2010, Société de Gestion Industrielle (SGI) c. Stato belga, causa C-311/08, ECLI:EU:C:2010:26. Disponibile all’indirizzo: https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/?uri=CELEX%3A62008CJ0311

 

Conclusioni dell’avvocato generale Kokott, presentate il 10 settembre 2009, causa C-311/08, Société de Gestion Industrielle (SGI) c. Stato belga. Disponibile all’indirizzo: https://curia.europa.eu/juris/document/document.jsf?docid=77945&doclang=EN

 

CURIA – Informazioni sul caso C-311/08. Disponibile all’indirizzo: https://curia.europa.eu/juris/.jsf?id=C%3B311%3B8%3BRP%3B1%3BP%3B1%3BC2008%2F0311%2FJ&language=en

 

3. Linee guida dell’OCSE sulla neutralità fiscale

 – L’OCSE sottolinea il “principio di neutralità” nella politica fiscale, sostenendo l’uguaglianza fiscale tra attività simili per evitare distorsioni del mercato.

 OCSE, “Sfide fiscali derivanti dalla digitalizzazione dell’economia”, 2021:

 https://www.oecd.org/tax/beps/tax-challenges-arising-from-the-digitalisation-of-the-economy.htm

4. MiFID II – Direttiva sui mercati degli strumenti finanziari

 – Fornisce il quadro normativo a livello dell’UE per gli strumenti finanziari tradizionali come azioni e obbligazioni.

 Direttiva completa: https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/?uri=CELEX:32014L0065

5. Regolamentazione dei mercati delle cripto-attività (MiCA)

 – Propone un quadro normativo unificato per le cripto-attività in tutta l’UE, allineandolo alle caratteristiche finanziarie delle attività tradizionali.

 Commissione europea Proposta di regolamento MiCA: https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/?uri=CELEX%3A52020PC0593

6. Valutazione d’impatto MiCA della Commissione europea (SWD(2020) 380)

 – Valuta l’impatto di un contesto normativo frammentato e delle disparità fiscali sul mercato unico e sulla competitività dell’UE.

 Documento completo: https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/?uri=CELEX%3A52020SC0380

Il documento SWD (2020) 380 final è il documento di lavoro dei servizi della Commissione europea intitolato “Valutazione d’impatto”, che accompagna la proposta di regolamento sui mercati delle cripto-attività (MiCA). Pubblicato il 24 settembre 2020, fornisce un’analisi completa dei potenziali effetti della proposta di regolamentazione sul mercato delle cripto-attività all’interno dell’Unione Europea.

Aspetti chiave della valutazione d’impatto:

un.  Definizione del problema:

   – Frammentazione normativa: l’assenza di un quadro unificato dell’UE ha portato a normative nazionali divergenti, creando frammentazione del mercato e incertezza giuridica per gli emittenti di cripto-attività e i fornitori di servizi.

   – Protezione dei consumatori e degli investitori: molte cripto-attività non rientrano nella legislazione vigente dell’UE in materia di servizi finanziari, esponendo i consumatori e gli investitori a rischi significativi senza adeguate garanzie.

   – Integrità del mercato e stabilità finanziaria: la rapida evoluzione delle cripto-attività, in particolare delle stablecoin, pone potenziali rischi per l’integrità del mercato e la stabilità finanziaria.

b.  Obiettivi della proposta di regolamento:

   – Certezza del diritto: istituire un quadro normativo chiaro e completo per le cripto-attività non contemplate dalla vigente legislazione dell’UE in materia di servizi finanziari.

   – Sostenere l’innovazione: creare un ambiente che promuova l’innovazione e la concorrenza leale nel mercato delle cripto-attività.

   – Migliorare la protezione dei consumatori e degli investitori: attuare misure per proteggere i consumatori e gli investitori dai rischi intrinseci associati alle cripto-attività.

   – Garantire la stabilità finanziaria: affrontare i potenziali rischi per la stabilità finanziaria e la politica monetaria, in particolare per quanto riguarda le stablecoin.

c. Opzioni strategiche considerate:

   – Opzione 1: misure non legislative, quali orientamenti e raccomandazioni, per affrontare le questioni individuate.

   – Opzione 2: modifiche legislative mirate alla vigente legislazione dell’UE in materia di servizi finanziari per includere determinate cripto-attività.

   – Opzione 3: un quadro legislativo su misura specificamente concepito per le cripto-attività non contemplate dalla legislazione vigente.

d. Opzione prescelta:

   – La valutazione conclude che un quadro legislativo su misura (opzione 3) è l’approccio più efficace per conseguire gli obiettivi, in quanto fornisce chiarezza giuridica, promuove l’innovazione e garantisce una protezione e una stabilità adeguate.

E. Impatti attesi:

   – Impatto economico: si prevede che il regolamento migliorerà la competitività del mercato delle cripto-attività dell’UE, attirerà investimenti e promuoverà la crescita economica.

   – Impatto sociale: si prevede che il miglioramento delle misure di protezione dei consumatori e degli investitori aumenterà la fiducia e la partecipazione al mercato delle cripto-attività.

   – Impatto ambientale: la valutazione rileva i problemi di consumo energetico associati a determinate cripto-attività, ma indica che la proposta di regolamentazione non affronta direttamente le questioni ambientali.

Il testo integrale della valutazione d’impatto è disponibile all’indirizzo:

-Commissione europea. (2020). Documento di lavoro dei servizi della Commissione: Valutazione d’impatto che accompagna la proposta di regolamento sui mercati delle cripto-attività. SWD(2020) 380 final. Disponibile all’indirizzo: https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/?uri=SWD%3A2020%3A380%3AFIN

7. Ricerca del FMI sulle criptovalute e le correlazioni di mercato

 – Esamina come le cripto-attività funzionino in modo simile agli asset tradizionali in termini di correlazioni di mercato, supportando la loro classificazione come attività finanziarie.

 FMI, “Criptovalute e correlazioni nei mercati finanziari”, 2022:

 https://www.imf.org/en/Publications/WP/Issues/2022/02/17/Cryptocurrencies-and-Correlations-in-the-Financial-Markets

8. Linee guida del FMI sulla politica fiscale delle valute digitali

 – Consiglia che le politiche fiscali per gli asset digitali siano in linea con le attività finanziarie tradizionali per mantenere la stabilità del mercato.

 FMI, “Economia e politica delle valute digitali”, 2022:

 https://www.imf.org/en/Publications/WP/Issues/2022/07/27/Digital-Currency-Economics-and-Policy-521597

Ciascuno di questi riferimenti offre ulteriori spunti e motivi per sostenere la parità di trattamento fiscale delle cripto-attività in linea con le intenzioni normative dell’Italia ai sensi del MiCA e della MiFID II.

[iii] Il MiCA classifica diversi tipi di cripto-attività e delinea requisiti normativi distinti per ciascuna categoria, riconoscendo che non tutte le cripto-attività svolgono la stessa funzione o comportano lo stesso rischio.

 

Il MiCA distingue tra diverse classi di cripto-attività in base alle loro funzioni e agli usi previsti:

  1. Asset-Referenced Token (ART): questi token sono progettati per mantenere un valore stabile facendo riferimento a più valute fiat, materie prime o altri cripto-asset. Le ART mirano a fornire stabilità, rendendole più simili a prodotti finanziari come i fondi del mercato monetario o le attività finanziarie stabili. Il loro scopo non è di natura speculativa, ma è invece focalizzato sul mantenimento della stabilità del valore.
  2. Token di moneta elettronica (EMT): gli EMT funzionano in modo simile alla moneta elettronica facendo riferimento a un’unica valuta fiat, rendendoli paragonabili alle rappresentazioni digitali del contante (ad esempio, stablecoin ancorate all’euro o al dollaro). Questi token fungono principalmente da mezzi di scambio piuttosto che da veicoli di investimento e sono quindi più analoghi agli asset equivalenti in contanti nella finanza tradizionale.
  3. Token di utilità: i token di utilità forniscono l’accesso a un bene o servizio specifico, spesso all’interno di un ecosistema blockchain. Non sono destinati all’investimento ma all’accesso funzionale, ad esempio per l’utilizzo all’interno di una piattaforma specifica o per servizi esclusivi. Il MiCA tratta questi token in modo distinto, riconoscendo che non dovrebbero essere regolamentati come strumenti di investimento o come sostituti della valuta, date le loro limitate implicazioni finanziarie.
  4. Altri cripto-asset: le criptovalute come Bitcoin o Ether, che non fungono da token di pagamento né forniscono un’utilità specifica, rientrano in questa categoria più ampia. Questi asset sono spesso speculativi, detenuti come investimenti o utilizzati per il trasferimento di valore, e quindi possono giustificare una supervisione normativa più rigorosa.

[iv] La  causa Schumacker (causa C-279/93) è una sentenza storica della Corte di giustizia europea (CGUE) pronunciata il 14 febbraio 1995, riguardante la tassazione dei lavoratori non residenti all’interno dell’Unione europea (UE) e il principio della parità di trattamento ai sensi dell’articolo 48 del trattato CEE (ora articolo 45 TFUE).

Sfondo

Roland Schumacker, cittadino belga residente in Belgio, lavorava in Germania. Le autorità fiscali tedesche hanno tassato i suoi redditi senza concedere alcune agevolazioni fiscali a disposizione dei residenti, come gli assegni personali e le deduzioni legate alla situazione familiare. Schumacker sosteneva che tale trattamento differenziato costituiva una discriminazione fondata sulla nazionalità, in violazione dei suoi diritti derivanti dal diritto dell’Unione.

Questione legale

La questione centrale era se uno Stato membro potesse tassare i lavoratori non residenti in modo diverso dai lavoratori residenti, in particolare per quanto riguarda la considerazione della situazione personale e familiare negli accertamenti fiscali, senza violare il principio della parità di trattamento sancito dall’articolo 48 del trattato CEE.

La sentenza della Corte di giustizia europea

La Corte di giustizia ha stabilito che, sebbene la fiscalità diretta rientri nella competenza degli Stati membri, questi ultimi devono esercitare tale potere in modo coerente con il diritto dell’UE. La Corte ha stabilito che la discriminazione sorge quando a un lavoratore non residente, che percepisce la maggior parte o la totalità del proprio reddito nello Stato di occupazione e ha un reddito insufficiente nello Stato di residenza per beneficiare delle detrazioni fiscali, vengono negati i benefici fiscali concessi ai residenti. In tali casi, le circostanze personali e familiari del non residente non sono prese in considerazione in nessuno dei due Stati, il che comporta una disparità di trattamento. La Corte ne ha dedotto che il principio della parità di trattamento esige che lo Stato di occupazione tenga conto della situazione personale e familiare di tali lavoratori non residenti allo stesso modo in cui lo fa per i residenti.

Implicazioni

La  sentenza Schumacker ha stabilito che ai lavoratori non residenti che percepiscono la maggior parte del loro reddito in uno Stato membro e che non dispongono di un reddito sufficiente nel loro Stato di residenza per beneficiare delle detrazioni fiscali devono essere concesse le stesse agevolazioni fiscali dei lavoratori residenti nello Stato di occupazione. Questa decisione ha implicazioni significative per le politiche fiscali degli Stati membri dell’UE, in quanto garantisce che i lavoratori non residenti non siano svantaggiati esclusivamente in base al loro status di residenti.

 

Referenze

Taxing crypto

An open letter to CONSOB and the Ministry of Finance of Italy

In an era where digital finance is reshaping the global economy, crypto-assets have emerged as crucial tools for innovation, investment, and economic growth. These assets, from cryptocurrencies to tokenized real-world assets, serve diverse purposes — from facilitating secure transactions to representing tangible property rights.

Yet, the proposed Italian Stability Law for 2025, imposing a 42% tax on capital gains from all crypto-activities, represents a stark departure from balanced economic policy. This one-size-fits-all approach risks stifling growth, disregarding the nuanced nature of crypto-assets, and positioning Italy at a competitive disadvantage in an evolving financial landscape[i].

Now, in our opinion, such a measure – unless purely demagogical – is a violation to law standards.

Let’s examine why this policy is problematic[ii].

Firstly, the measure makes no distinction among various types of crypto-assets, grouping coins, tokens, and NFTs under one broad category, while we know that

– Coins like Bitcoin are primarily stores of value.

– Utility tokens provide access to services or platforms.

– NFTs digitally certify authenticity and ownership.

This blanket approach conflicts with the EU’s Markets in Crypto-Assets Regulation (MiCA), which aims to create a harmonized yet nuanced regulatory framework across the EU[iii].

Under MiCA, these distinct functions necessitate tailored regulatory and tax treatment, recognizing the unique economic role each asset type plays.

Italy’s proposal to uniformly tax all crypto-assets at 42% on capital gains disregards MiCA’s classifications, treating all crypto-assets the same despite their diverse functions and risk profiles. This one-size-fits-all approach contradicts MiCA’s objective to provide differentiated treatment for each type of crypto-asset.

Under MiFID II, traditional financial assets, like stocks, bonds, and other securities, are categorized as financial instruments and are typically subject to capital gains tax at around 26% in Italy, aligning with their economic role. Since crypto-assets are increasingly recognized as financial activities under MiCA, it would be logical to apply similar tax treatment to crypto-assets. Imposing a distinct tax rate is not only inconsistent but could reflect a lack of policy coherence.

MiCA specifically intends to establish a unified framework for crypto-assets within the EU, categorizing them based on distinct financial characteristics. Divergent tax policies among member states could disrupt this harmonized approach, leading to regulatory arbitrage where activities shift to countries with more consistent and fair tax policies.

Consider this scenario: a token representing 1% of a Real World Asset (RWA) valued at €1 million is purchased for €10,000 in 2024. If the RWA’s value doubles to €2 million in 2025 due to improvements, the token’s value rises to €20,000. Upon selling the token, would the tax applied be €4,200 at the new rate, or would it align with the asset’s typical tax rate?

Typically, tax decisions are guided by the principle of “substance over form,” yet this policy subjects asset-backed tokens, such as tokenized real estate or commodities, to the same 42% rate as speculative tokens like Bitcoin or Ethereum. This lack of differentiation unfairly taxes these diverse assets alike.

Even if we resolve this issue, other challenges remain.

Italy’s MiFID and MiCA alignment efforts suggest that Italy already views crypto-assets as sufficiently similar to financial instruments for regulatory purposes, reinforcing the argument that they should not be taxed disproportionately.

But let’s go back to the philosophy of taxation systems.

The Principle of Equal Treatment is a core legal concept that mandates uniform application of law across comparable categories to prevent discrimination and uphold fairness. In the context of tax law, this principle requires that financial activities of similar nature should be taxed at similar rates to ensure an equitable tax environment. This idea has become especially relevant as crypto-assets are increasingly regulated alongside traditional financial instruments under frameworks like the Markets in Crypto-Assets Regulation (MiCA).

Equal treatment in tax law is enshrined in several national and international legal frameworks. For instance, the European Convention on Human Rights (ECHR) implicitly supports equal treatment by prohibiting discrimination (Article 14), which extends to tax law when tax measures lack objective justification for differing rates across similar categories.

The European Court of Justice (ECJ) has established case law affirming the necessity of equal treatment in fiscal matters, especially when different tax treatments lead to competitive disadvantages within the EU single market (Case C-279/93 Schumacker, 1995[iv]). This principle underpins the ECJ’s insistence on uniformity to prevent distortion within the market.

Traditional financial instruments, such as stocks and bonds, are commonly recognized as performing similar economic roles within portfolios, being subject to similar capital gains tax treatments.

According to OECD guidelines, tax policy should aim for neutrality, meaning that assets serving similar purposes should not be tax-disadvantaged solely because of their form.

With frameworks like MiCA and MiFID II extending regulatory measures to cryptocurrencies, crypto-assets have been classified as financial assets in several EU jurisdictions.

If regulated as financial activities, it follows, under equal treatment, that cryptocurrencies should not face punitive taxation rates above those applied to other financial instruments.

Cryptocurrencies, like traditional securities, can act as investment vehicles, used to diversify portfolios, hedge risk, and provide value storage. Research from the International Monetary Fund (IMF) indicates that cryptocurrency markets, while volatile, share significant correlations with traditional financial markets, demonstrating similar utility in financial portfolios (IMF, “Cryptocurrencies and Correlations in the Financial Markets,” 2022).

Tax policy that imposes a substantially higher rate on crypto-assets, despite their economic and regulatory alignment with traditional financial assets, would create an artificial and discriminatory barrier, contravening the principle of equal treatment and potentially driving investors to lower-tax jurisdictions within the EU.

Disproportionate taxation on crypto-assets leads to regulatory arbitrage, where investors move their activities to more favorable jurisdictions, reducing Italy’s competitiveness in the digital finance space.

According to the European Commission’s impact assessment on MiCA (SWD(2020) 380), a fragmented regulatory and tax environment risks undermining the EU’s single market and fair competition objectives. By instance, let’s note that this would not only erode Italy’s tax base but also inhibit growth in the domestic digital economy.

In cases where tax regimes differ widely for comparable activities, ECJ rulings have highlighted the risk of “distortive tax practices” that unfairly favor or penalize certain investments (e.g., Case C-311/08 SGI, 2010).

Uniform treatment would ensure that Italy remains an attractive and fair jurisdiction for all types of financial activities, fostering a level playing field in line with EU objectives.

The OECD’s “neutrality principle” supports the argument that tax policy should not unduly favor or penalize specific financial assets when they perform similar economic roles. As cryptocurrencies become mainstreamed into regulated financial frameworks, their tax treatment should logically converge with that of other assets serving analogous functions (OECD, “Tax Challenges Arising from the Digitalisation of the Economy,” 2021).

The IMF also advises that countries developing tax policies for digital assets should ensure alignment with traditional financial activities to avoid market disruptions, especially as crypto-assets gain institutional acceptance (IMF, “Digital Currency Economics and Policy,” 2022).

If Italy imposes a higher tax rate solely on crypto-assets, just because they are crypto-assets, it could penalize one segment of the financial sector. This could lead to capital outflows, as investors may seek other EU countries with lower, more consistent tax rates on similar financial activities, possibly undermining Italy’s competitive standing in financial markets.

In conclusion, we urge the Italian Ministry of Finance and CONSOB to adopt a nuanced tax approach aligned with the regulatory framework established by MiCA.

By tailoring tax treatment to the unique functions of each crypto-asset type, Italy can position itself as a leader within the EU, fostering a dynamic, fair, and innovative digital economy.

Failure to make this adjustment may leave Italy at a competitive disadvantage as other nations embrace balanced, forward-thinking tax policies, positioning themselves at the forefront of global financial and technological innovation.

 

[i]ART. 4.

(Misure in materia di imposta sui servizi digitali e cripto attività)

  1. All’articolo 1 della legge 30 dicembre 2018, n. 145, il comma 36 è sostituito dal seguente: «36. Sono soggetti passivi dell’imposta sui servizi digitali i soggetti esercenti attività d’impresa che realizzano ricavi derivanti da servizi digitali di cui al comma 37 nel territorio dello Stato.».
  2. Sulle plusvalenze e gli altri proventi di cui all’articolo 67, comma 1, lettera c- sexies), del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, realizzate a decorrere dall’entrata in vigore della presente legge, l’imposta sostitutiva di cui all’articolo 5 del decreto legislativo 21 novembre 1997, n. 461, è applicata con l’aliquota del 42 per cento.”

[ii] Here is a list of sources that align with your analysis, covering EU regulations, tax policy principles, and market dynamics related to financial and crypto-assets:

1. European Convention on Human Rights (ECHR)

 – Article 14, which prohibits discrimination, extends implicitly to tax law where differential tax treatments are applied without objective justification. For details:

 https://www.echr.coe.int/documents/convention_eng.pdf

2. European Court of Justice (ECJ) Case Law

 – Schumacker Case (C-279/93, 1995): Emphasizes the necessity of equal treatment in fiscal matters to avoid distortions in the single market.

 Judgment summary: https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/?uri=CELEX:61993CJ0279

 – SGI Case (C-311/08, 2010): Discusses distortive tax practices, reinforcing the need for uniform treatment across the EU market.

 Judgment summary: https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/?uri=CELEX:62008CJ0311

– Case C-311/08, Société de Gestion Industrielle (SGI) v. Belgian State, adjudicated by the European Court of Justice (ECJ) on January 21, 2010, addresses the compatibility of Belgian tax legislation with EU law, particularly concerning the freedom of establishment and the free movement of capital.

Background

 

SGI, a Belgian holding company, granted an interest-free loan to its French subsidiary, Recydem, and paid substantial director’s fees to its Luxembourg parent company, Cobelpin. The Belgian tax authorities adjusted SGI’s taxable income by adding back the notional interest on the loan and disallowing the deduction of the director’s fees, invoking Article 26 of the Belgian Income Tax Code (CIR 92). This provision mandates that unusual or gratuitous advantages granted by a Belgian company to a related foreign entity be added to the Belgian company’s taxable income.

 

Legal Issue

 

The core issue was whether Article 26 of the CIR 92 infringed upon Articles 43 (freedom of establishment) and 56 (free movement of capital) of the EC Treaty by imposing tax adjustments on cross-border transactions that were not applied to similar domestic transactions.

 

ECJ’s Judgment

 

The ECJ held that Article 43 EC, in conjunction with Article 48 EC, does not preclude national legislation like Article 26 of the CIR 92, provided it pursues legitimate objectives compatible with the Treaty and is proportionate. The Court recognized that such legislation aims to maintain a balanced allocation of taxing rights among Member States and to prevent tax avoidance. However, it emphasized that the legislation must allow taxpayers the opportunity to present evidence of commercial justification for the transactions and that any tax adjustments should be limited to the portion exceeding what would have been agreed under fully competitive conditions

 

This ruling underscores the ECJ’s acknowledgment of Member States’ rights to implement measures ensuring fair taxation and preventing abuse, provided these measures are proportionate and respect fundamental EU freedoms.

It also highlights the necessity for tax authorities to consider the commercial rationale behind intra-group transactions before making tax adjustments

 

Judgment of the Court (Third Chamber) of 21 January 2010, Société de Gestion Industrielle (SGI) v. Belgian State, Case C-311/08, ECLI:EU:C:2010:26. Available at: https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/?uri=CELEX%3A62008CJ0311

 

Opinion of Advocate General Kokott delivered on 10 September 2009, Case C-311/08, Société de Gestion Industrielle (SGI) v. Belgian State. Available at: https://curia.europa.eu/juris/document/document.jsf?docid=77945&doclang=EN

 

CURIA – Case information for C-311/08. Available at: https://curia.europa.eu/juris/fiche.jsf?id=C%3B311%3B8%3BRP%3B1%3BP%3B1%3BC2008%2F0311%2FJ&language=en

 

3. OECD Guidance on Tax Neutrality

 – OECD highlights the “neutrality principle” in tax policy, advocating for tax equality across similar assets to avoid market distortions.

 OECD, “Tax Challenges Arising from the Digitalisation of the Economy,” 2021:

 https://www.oecd.org/tax/beps/tax-challenges-arising-from-the-digitalisation-of-the-economy.htm

4. MiFID II – Markets in Financial Instruments Directive

 – Provides the EU-wide regulatory framework for traditional financial instruments like stocks and bonds.

 Full directive: https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/?uri=CELEX:32014L0065

5. Markets in Crypto-Assets Regulation (MiCA)

 – Proposes a unified regulatory framework for crypto-assets across the EU, aligning them with financial characteristics of traditional assets.

 European Commission MiCA Regulation Proposal: https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/?uri=CELEX%3A52020PC0593

6. European Commission’s MiCA Impact Assessment (SWD(2020) 380)

 – Assesses the impact of a fragmented regulatory environment and tax disparities on the EU’s single market and competitiveness.

 Full document: https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/?uri=CELEX%3A52020SC0380

The document SWD (2020) 380 final is the European Commission’s Staff Working Document titled “Impact Assessment,” accompanying the proposal for a Regulation on Markets in Crypto-assets (MiCA). Published on September 24, 2020, it provides a comprehensive analysis of the potential effects of the proposed regulation on the crypto-assets market within the European Union.

Key Aspects of the Impact Assessment:

a.  Problem Definition:

   – Regulatory Fragmentation: The absence of a unified EU framework has led to divergent national regulations, creating market fragmentation and legal uncertainty for crypto-asset issuers and service providers.

   – Consumer and Investor Protection: Many crypto-assets fall outside existing EU financial services legislation, exposing consumers and investors to significant risks without adequate safeguards.

   – Market Integrity and Financial Stability: The rapid evolution of crypto-assets, particularly stablecoins, poses potential risks to market integrity and financial stability.

b.  Objectives of the Proposed Regulation:

   – Legal Certainty: Establish a clear and comprehensive regulatory framework for crypto-assets not covered by existing EU financial services legislation.

   – Support Innovation: Create an environment that fosters innovation and fair competition in the crypto-assets market.

   – Enhance Consumer and Investor Protection: Implement measures to protect consumers and investors from the inherent risks associated with crypto-assets.

   – Ensure Financial Stability: Address potential risks to financial stability and monetary policy, especially concerning stablecoins.

c. Policy Options Considered:

   – Option 1: Non-legislative measures, such as guidelines and recommendations, to address the identified issues.

   – Option 2: Targeted legislative amendments to existing EU financial services legislation to encompass certain crypto-assets.

   – Option 3: A bespoke legislative framework specifically designed for crypto-assets not covered by existing legislation.

d. Preferred Option:

   – The assessment concludes that a bespoke legislative framework (Option 3) is the most effective approach to achieve the objectives, providing legal clarity, fostering innovation, and ensuring adequate protection and stability.

E. Expected Impacts:

   – Economic Impact: The regulation is anticipated to enhance the competitiveness of the EU crypto-assets market, attract investment, and promote economic growth.

   – Social Impact: Improved consumer and investor protection measures are expected to increase trust and participation in the crypto-assets market.

   – Environmental Impact: The assessment notes the energy consumption concerns associated with certain crypto-assets but indicates that the proposed regulation does not directly address environmental issues.

The full text of the Impact Assessment can be accessed at:

– European Commission. (2020). Commission Staff Working Document: Impact Assessment Accompanying the Proposal for a Regulation on Markets in Crypto-assets. SWD(2020) 380 final. Available at: https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/?uri=SWD%3A2020%3A380%3AFIN

7. IMF Research on Cryptocurrencies and Market Correlations

 – Examines how crypto-assets function similarly to traditional assets in terms of market correlations, supporting their classification as financial activities.

 IMF, “Cryptocurrencies and Correlations in the Financial Markets,” 2022:

 https://www.imf.org/en/Publications/WP/Issues/2022/02/17/Cryptocurrencies-and-Correlations-in-the-Financial-Markets

8. IMF Guidance on Digital Currency Tax Policy

 – Advises that tax policies for digital assets should align with traditional financial activities to maintain market stability.

 IMF, “Digital Currency Economics and Policy,” 2022:

 https://www.imf.org/en/Publications/WP/Issues/2022/07/27/Digital-Currency-Economics-and-Policy-521597

Each of these references offers additional insights and grounds for advocating equal tax treatment of crypto-assets in line with Italy’s regulatory intentions under MiCA and MiFID II.

[iii] MiCA classifies different types of crypto-assets and outlines distinct regulatory requirements for each category, recognizing that not all crypto-assets serve the same function or carry the same risk.

 

MiCA distinguishes between several classes of crypto-assets based on their functions and intended uses:

  1. Asset-Referenced Tokens (ARTs): These tokens are designed to maintain a stable value by referencing multiple fiat currencies, commodities, or other crypto-assets. ARTs aim to provide stability, making them more akin to financial products like money market funds or stable financial assets. Their purpose is not speculative in nature but is instead focused on maintaining value stability.
  2. Electronic Money Tokens (EMTs): EMTs function similarly to electronic money by referencing a single fiat currency, making them comparable to digital representations of cash (e.g., stablecoins pegged to the euro or USD). These tokens serve primarily as mediums of exchange rather than investment vehicles and are thus more analogous to cash-equivalent assets in traditional finance.
  3. Utility Tokens: Utility tokens provide access to a specific good or service, often within a blockchain ecosystem. They are not intended for investment but for functional access, such as for use within a specific platform or for exclusive services. MiCA treats these tokens distinctly, recognizing that they should not be regulated as investment instruments or as currency substitutes, given their limited financial implications.
  4. Other Crypto-Assets: Cryptocurrencies like Bitcoin or Ether, which do not serve as payment tokens or provide a specific utility, fall under this broader category. These assets are often speculative, held as investments, or used for value transfer, and thus may warrant stricter regulatory oversight.

[iv] The Schumacker case (Case C-279/93) is a landmark judgment by the European Court of Justice (ECJ) delivered on February 14, 1995, concerning the taxation of non-resident workers within the European Union (EU) and the principle of equal treatment under Article 48 of the EEC Treaty (now Article 45 TFEU).

Background

Roland Schumacker, a Belgian national residing in Belgium, was employed in Germany. The German tax authorities taxed his income without granting certain tax benefits available to residents, such as personal allowances and deductions related to family circumstances. Schumacker contended that this differential treatment constituted discrimination based on nationality, infringing upon his rights under EU law.

Legal Issue

The central question was whether a Member State could tax non-resident workers differently from resident workers, particularly concerning the consideration of personal and family circumstances in tax assessments, without violating the principle of equal treatment enshrined in Article 48 of the EEC Treaty.

ECJ’s Judgment

The ECJ held that while direct taxation falls within the competence of Member States, they must exercise this power consistently with EU law. The Court determined that discrimination arises when a non-resident worker, who earns the majority or entirety of their income in the state of employment and has insufficient income in their state of residence to benefit from tax allowances, is denied tax benefits that are granted to residents. In such cases, the non-resident’s personal and family circumstances are not considered in either state, leading to unequal treatment. The Court concluded that the principle of equal treatment requires the state of employment to take into account the personal and family circumstances of such non-resident workers in the same manner as it does for residents.

Implications

The Schumacker judgment established that non-resident workers who earn the majority of their income in a Member State and do not have sufficient income in their state of residence to benefit from tax allowances must be granted the same tax benefits as resident workers in the state of employment. This decision has significant implications for the taxation policies of EU Member States, ensuring that non-resident workers are not disadvantaged solely based on their residence status.

 

References

 

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