di Vito Schepisi
La convinzione che lo Stato abbia un sistema (welfare, servizi, sistema burocratico, manutenzioni e infrastrutture, giustizia, istruzione e cultura, corpi di difesa e di sicurezza, enti di gestione e di garanzia, sistema giudiziario, etc. etc.), che necessità di essere essere finanziato, è la ragione per la quale è bene che ci sia un sistema tributario che serva ad assicurare le risorse economiche necessarie.
L’abilità e la popolarità d’un Governo deve essere quella d’assicurare ai cittadini la fruizione del necessario, col minor costo possibile, in modo equo e progressivo e senza squilibri.
Il pensiero di “meno Stato” o “più Stato”, però, è il nocciolo del confronto politico: sul primo s’attesta il sistema democratico-liberale, mentre sul secondo quello comunista.
Fratoianni che è un protagonista del “comunismo”, anche opportunisticamente abbarbicato sulla difesa dell’ambiente, che lamenti (sebbene capziosamente) il riequilibrio del prezzo del gasolio (al momento agevolato per le accise rispetto alla benzina) è, pertanto, un ossimoro.
Certamente ridurre le accise troverebbe grande entusiasmo negli automobilisti, ma nel Paese ci sono altre esigenze da finanziare.
E c’è tanta difficoltà nel trovare le risorse, anche perché si ha il grande obbligo di ridurre il rapporto debito/pil.
Basti ricordare la voragine del debito causato (110% e R. di C.) dalla “genialità” pentastellata.
Un Euro diviso 10 fa 10 centesimi, non dieci euro (così anche per farlo capire a Fratoianni!).
Per uno statalista non c’è neanche la questione delle accise perché è lo Stato il “padrone” che impone.
La vita stessa sarebbe “accisa”.
E sappiamo anche come lo farebbe con ferocia e con vessazione, perché lo Stato s’è sempre rivelato il peggior “padrone”.




