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SVEGLIA, STIAMO ANDANDO A SBATTERE

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di Paolo Raffone

E’ necessario rimettere un po’ d’ordine in un mondo subissato dalle chiacchiere di neofiti ed esperti autocefali (o prezzolati). Un mondo oscurato da ombre distorte di effimere verità. Più che al contrario, viviamo in un mondo artefatto dalla menzogna che ha esaltato la libertà a scapito della disciplina, dimenticando che la prima può esistere solo perché inquadrata nella seconda. La disciplina non implica alcuna predestinazione naturale (visione animista) ma richiede un costante arbitraggio tra esistente e inesistente nel quale l’io si afferma nel solco delle forme e della tradizione. E’ in questo processo culturale eurasiatico che il libero arbitrio, cioè la libera volontà della ragione rispetto al dono della grazia divina, ha forgiato una visione orizzontale (umanistica) che è il pensiero liberale delle libertà individuali in Europa occidentale oppure ha sviluppato una visione verticale (positivista) che è il pensiero sinergico nello spazio tradizionale dell’ortodossia della terza Roma. In entrambi i processi, si tratta di libertà esercitabili perché inquadrate nella disciplina determinata dal reale. La libertà senza disciplina è il nulla, è astrazione dalla realtà. Infatti, Cartesio avrebbe detto che la libertà è il potere di accettare o rifiutare, oppure di astenersi perché non si hanno sufficienti informazioni. Nulla è più vicino all’asiatico Karma per cui, semplificando, le regole date dalla natura possono essere seguite oppure no, cioè è l’io che trascende tra esistente e inesistente. Il Karma, come il libero arbitrio, è un processo tra esistente e inesistente. Un processo comune alle esperienze culturali (e di fede) abramitiche. A questo comune processo mondiale (Jaspers direbbe assiale) fanno eccezione gli anglosassoni riformati che in nome di una verità più vera delle altre si avvicinano agli animisti per cui la predestinazione è centrale. La predestinazione e l’eccezionalità dei popoli europei emigrati in America lo testimoniano. D’altra parte, Lutero escluse il libero arbitrio favorendo la disciplina naturale. Non a caso Weber vedeva nelle culture protestanti, intrise di disciplina e razionalizzazione, il fattore vincente del capitalismo. Ma Weber, evidentemente eurocentrato nelle sue osservazioni, omise di considerare la disciplina del confucianesimo cinese che, come oggi sappiamo, è la base culturale del successo capitalistico cinese. Weber definì la libertà nel senso liberale della volizione, il suo contemporaneo Durkheim sviluppò una visione piuttosto deterministica di “libertà disciplinata” mentre il vero grande innovatore fu il giovane Marx che criticò il concetto liberale di libertà (le “libertà negative” per dirlo con Bobbio) e introdusse il più pregnante e dinamico concetto di “libertà positive”, cioè il “potere di autogoverno della propria vita”. Temi di grande attualità se si considera che su di essi si è artatamente creato un nuovo discrimine tra Occidente e Oriente, tra Europa occidentale e quella eurasiatica, e ancor di più tra l’Occidente americano e l’Occidente eurasiatico. La forza finanziaria e militare americana ci impone un modello di società posticcia – “libertà e diversità” – con la pretesa di un’universalità affatto basata su un vero riconoscimento delle comuni radici e tradizioni (eurasiatiche, orientali e russe) ma generata da un “contratto sociale” di tipo utilitaristico che permette, a spese delle radici e delle tradizioni, di dare libero sfogo alle “libertà individuali”. Oggi è tristemente evidente che la libertà è il libertinaggio dei pochi di rendere schiavi i molti.

Chiariti questi concetti di base, veniamo all’attualità.

L’avvocato delle grandi centrali finanziarie, Christine Lagarde, subentrò alla guida del FMI poiché il connazionale DSK fu mandato via con l’ignominia di un presunto scandalo di immoralità sessuale avvenuto con una cameriera di un albergo mentre si apprestava a partire per incontrare la cancelliera Merkel per correggerne l’approccio ordoliberista, cioè l’egoismo finanziario basato sul debito. Lagarde è poi approdata alla guida della banca centrale europea (BCE), dov’è tutt’ora. Non essendo un economista, Lagarde è poco competente di alchimie numeriche alla Draghi. Lagarde guarda alla tenuta dei sistemi di regole senza i quali i numeri affondano. Negli ultimi mesi, Lagarde ha pronunciato vari discorsi (sottaciuti dai media main stream) nei quali ha avvertito di un “pericolo incombente e imminente” sul sistema mondiale[1]. Cosa sappia Lagarde che noi non sappiamo non è possibile conoscere. Tuttavia, qualcosa sappiamo anche noi. Il debito mondiale cumulato (sovrano, corporate, e privato) è ormai il 360% del PIL mondiale cumulato. Il debito è uno strumento finanziario che serve a generare ricchezza (PIL). Il fatto è che la gestione di questa massa esorbitante di debito è gestito principalmente da due strutture bancarie, una americana e l’altra cinese, che a parti invertite si trovano ad essere simultaneamente creditore e debitore. Sappiamo che tranne in casi rarissimi (2008, Lehman Brothers) il creditore non ha interesse ad “uccidere” il debitore. Tuttavia, il dito sul grilletto è costantemente tenuto in veglia (meglio non fidarsi troppo dell’altro). I dati degli ultimi 12 mesi, anch’essi noti, mostrano che il dollaro (e quindi l’euro) si sono significativamente rattrappiti sia per la provocata recessione sia per la nascita di alternative di scambio e pagamento incitate proprio da quelle “sanzioni” moralizzatrici che l’Occidente (Usa e Ue) hanno imposto al resto del mondo. Un rattrappimento dei volumi del dollaro e dell’euro che mette a rischio la credibilità di onorare capitale e interessi del debito. Ma anche la Cina ha qualche problema di credibilità sebbene stia agendo con rapidità per mettere sotto controllo sovrano il debito corporate e per garantire il tutto con beni reali (oro, energia, minerali e prodotti alimentari). Visti i numeri e considerato l’effetto demoralizzante delle sanzioni (e dei sequestri di proprietà pubbliche sovrane) alcune corti di giustizia (ma anche la Yellen al Tesoro americano) hanno dichiarato tali attività illegali. Traduzione: queste attività hanno minato la credibilità “legale” del sistema! Messaggio neanche troppo velato che accusa l’Ue di aver strafatto (Ursula e i suoi commissari) nei confronti della Russia. Da ciò si spiega l’allarme della Lagarde. Ma non basta. Lagarde è molto preoccupata per l’impennata del debito pubblico causata prima dal Covid e poi dalla guerra in Ucraina, e dio ci scampi da un’eventuale guerra con la Cina, che portano la sostenibilità (leggete credibilità) del sistema verso l’estremo più basso. In pratica, Lagarde ci sta dicendo, da avvocato, che siamo vicini al fallimento del sistema “basato sulle regole”. Ci resta la pirateria! Con tutte le conseguenze, ben più gravi del 2008, che ne derivano. Lagarde ha implicitamente dichiarato che la coperta è corta e che lo spazio di manovra della BCE è molto limitato. La questione è politica non è economica e finanziaria. Qualcuno ha risposto in Europa? Non mi sembra. Prevalgono pantomime su fantomatici piani sui migranti, sulla ricostruzione dell’Ucraina e sul più grande dei misteri che è il “piano Mattei”.

Molto giustamente l’editoriale di Limes del numero in edicola dedicato all’Africa richiama gli europei, nazioni, stati e Ue, alla realtà dei fatti. Ad iniziare dal dopoguerra quando tutti gli europei, vinti e “vincitori”, furono chiamati a contribuire. Mentre gli Usa chiarirono nel ’49 (Patto Atlantico/Nato) che non avevano alcuna intenzione di estendere l’ombrello della deterrenza alle “pertinenze” europee, Algeria metropolitana in testa, nel ’57 con i Trattati di Roma firmati in bianco[2] le pertinenze “d’oltre mare”, cioè le colonie europee”, cioè quelle francesi in Africa, divennero parte integrante delle Comunità europee nella versione “Eurafrique”. Quindi, anche il “vincitore” francese fu costretto a mettere, almeno sulle carte, a fattor comune le sue colonie, per trasferirne gli introiti in America. Il genio di De Gaulle sfilatosi nel ’66 dalla Nato si tenne il malloppo (dopo l’indipendenza dei paesi africani ribattezzato “francafrique”). Gli fu lasciato fare sperando che contrastasse l’espansione dell’Urss in Africa. Oggi, a conti fatti, anche dagli americani, quel ruolo della Francia si è vanificato. Gli Americani non ne sono contenti, ma tant’è. I conti si devono fare con la Russia di ritorno e con la Cina ben installata in Africa. Dell’Ue che esportava la democrazia e i diritti umani e quelli LGBTQ si sono perse le tracce.

Un po’ segretamente, si è svolto a Malta un “incontro casuale” tra il più alto membro del team Biden, l’unico non ebreo e non ucraino, Jake Sullivan, responsabile per la strategia di sicurezza americana, e il più alto grado della politica estera e di sicurezza e membro del PCC, Wang Yi. Incontro durato varie ore, e dopo il quale Wang Yi è andato a Mosca. I readout cinese e americano sono in fotocopia. I temi (ma nulla sui contenuti) sono: rapporti commerciali (cioè flussi di danaro per scongiurare i reciproci default); Ucraina (probabilmente per concordare la fine della “grande controffensiva” e aprire dei negoziati di qualche sorta); Taiwan (del tipo io che tu sai che io so)[3]. Null’altro è trapelato, tranne che gli americani hanno detto che è il primo di una serie di incontri che potrebbero portare a dei bilaterali tra Biden, Xi, Putin entro la fine dell’anno. Un’eventuale nuova Yalta? Dell’Ue e dei suoi stati membri, con buona pace del giuppiteriano Macron affondato nei deserti del suo “Empire d’Afrique”, non c’è traccia.

E che dice o fa la nostra agenzia interinale di camerieri temporaneamente attribuiti a Palazzo Chigi? All’Onu ancora fantomatici piani globali contro la tratta di esseri umani (cioè migranti). Buona fortuna! Possibile che non si accorgano che per il nostro paese si profila una riedizione del decennio più lungo del XX secolo (si veda il bel libro di Miguel Gotor)? Nelle prossime settimane Meloni andrà a Pechino. Bene. Ma a dire che? Sarà capace di portarsi al seguito alcune centinaia di imprenditori per combinare atlantismo e interesse nazionale? E il “piano Mattei” è stato lasciato nelle mani di Tajani e di Ursula von der Leyen? Possibile che non vedano che senza Russia e Cina in Africa non toccheranno palla?

E queste considerazioni si limitano alla maggioranza politica e di governo.

Le opposizioni? Non pervenute. A quanto mi risulta si occupano di bizzarre questioni come “l’intersezionalità” (cara a Schlein, che essendo una privilegiata si può permettere queste divagazioni intellettualistiche) oppure di inapplicabili quanto inutili diritti dei migranti (che arrivati in Italia rapidamente migrano altrove). Anche questo è un segnale che non colgono! Pare proprio che l’opposizione di sinistra abbia dimenticato le “necessità” reali (povertà, disoccupazione, salari, servizi pubblici) scambiando la già effimera liberaldemocrazia per una ONG a difesa delle “nuove libertà” (gender, razzismo, ecc…) e dell’immancabile “climate” e “green” qualcosa.

La situazione è seria ma la classe dirigente italiana (ed occidentale) vive su un altro pianeta. Poi ci si stupisce per l’ascesa di un Trump in America o di una Le Pen in Francia o dell’AfD in Germania? Forse, se gli americani troveranno una qualche “quadra” con Cina e Russia potranno salvarsi. Ma in quest’Europa anagraficamente vecchia, stanca e demoralizzata, c’è poco da aspettarsi.

 

[1] https://www.politico.eu/article/christine-lagarde-profile-european-central-bank/

[2] https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2017/03/20/trattati-di-roma-io-cero-firma-fu-un-miracolo_2f628251-78d5-4190-b147-8b37f6640730.html

[3] https://www.reuters.com/world/us-national-security-advisor-held-talks-with-chinese-foreign-minister-official-2023-09-17/

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  • Redazione

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