
di Savino di Scanno
Nel 1978 Graham Greene, scrittore a cui lo scrivente si ispira da sempre, fece pubblicare il romanzo “Il Fattore Umano” ovvero una storia su un anziano agente dell MI6 Maurice Castle, combattuto tra la fedeltà alla Corona Britannica e l’amore verso una donna. L’incipit letterario porta a pensare al tema, tornato ricorrente, riguardante la nuova riforma sulle Agenzie di Informazione e Sicurezza.
L’attuale “Sistema” riporta la legge 124 del 2007 asserente il principio del “doppio binario” seguito della precedente riforma del 1977 fortemente voluta da uno dei pochi esperti della materia come il compianto Presidente Emerito Francesco Cossiga.
Le note giornalistiche riportano un disegno di “unificazione” ma la materia è così complessa e delicata da lasciarla alla Autorità Delegata ma soprattutto alla moltitudine di professori, scienziati, analisti, astronauti e navigatori da vasca da bagno protagonisti indiscussi di convegni e conferenze, ma forse ignari che “spia” si scrive con due vocali e due consonanti e che l’ Intelligence Community Statunitense ne registra circa 17 di agenzie.
Nelle leggende di questo mondo sembra di aver letto da qualche parte che nel 1943 il generale Mario Riotta, già capo del SIM, creò quello che fu poi definito il “Noto Servizio” mai inquadrato giuridicamente con tale Adalberto Titta, di cui si ignorano anche risultanze fotografiche pubbliche, come ultimo responsabile operativo. Secondo le leggende dei Palazzi Romani erano circa un centinaio di persone a farne parte ma restano sempre ipotesi.
È una materia seria, delicata, forse la più importante per la vita di uno Stato solo a voler ricordare gli uomini di Mattei che si batterono come leoni nei cosiddetti Paesi MENA per dare una indipendenza energetica a questo Paese ma si sa’ come finì.
Si torna a Graham Greene nelle considerazioni che forse, e si ripete forse, i Servizi Segreti, quelli veri, non esistono perché ciò che li qualifica sono le persone che ci credono ed anche queste non sono rara avis.
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