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Senza Mondiali, ma non senza campioni, l’altra Italia che vince

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I successi azzurri nello sport

La mancata qualificazione dell’Italia ai Mondiali di calcio, ormai non più un episodio isolato ma una dolorosa ricorrenza, apre una ferita profonda non soltanto nell’immaginario collettivo, ma anche sul piano economico.

Il calcio, in Italia, non è mai stato soltanto uno sport, ma un linguaggio comune, appartenenza nazionale, identità popolare, industria culturale e sistema economico.

Ogni esclusione dai Mondiali comporta inevitabilmente un costo finanziario, minori introiti televisivi, perdita di sponsorizzazioni, riduzione dell’indotto commerciale e un impatto non trascurabile sull’intero ecosistema sportivo.

Eppure, proprio in questa fase di crisi del calcio italiano, emerge con forza l’altra faccia della medaglia, l’Italia sportiva non coincide più soltanto con il pallone.

Anzi, forse proprio l’assenza della Nazionale dal grande palcoscenico internazionale può riportare alla ribalta un dato che troppo spesso resta in secondo piano, quello che il nostro Paese eccelle in molti altri sport che oggi stanno conquistando l’opinione pubblica, il primo è senza dubbio il tennis.

Negli ultimi anni il tennis è diventato uno dei simboli della nuova Italia sportiva, non solo per i risultati internazionali ma per la capacità di attrarre pubblico giovane, investimenti e visibilità mediatica. La vittoria ripetuta in Coppa Davis e la crescita dell’interesse nazionale hanno trasformato questo sport in un vero fenomeno culturale.

E qui la figura di Jannik Sinner assume un valore che va oltre il semplice risultato sportivo, perché non è soltanto il campione che ha riportato l’Italia ai vertici mondiali, ma il volto di una nuova generazione capace di unire talento, disciplina, educazione e straordinario equilibrio personale.

Sinner ha saputo offrire al Paese non solo vittorie, ma un esempio di sportività, rispetto dell’avversario e misura, dimostrando che si può essere grandi senza eccessi e senza perdere compostezza.

In questo senso, rappresenta un modello positivo per i giovani e per l’intero sistema sportivo italiano.

Accanto al tennis, il nuoto continua a rappresentare una delle eccellenze italiane più solide. È uno sport che unisce risultati, sacrificio individuale e una forte dimensione educativa, e che negli ultimi anni ha restituito al Paese campioni e simboli di riferimento.

Poi c’è il volley, sia maschile che femminile, dove l’Italia resta da tempo tra le grandi potenze mondiali.

Anche qui non mancano figure simboliche di altissimo livello, come Paola Egonu, atleta straordinaria che ha saputo incarnare forza, leadership e senso di squadra, contribuendo a dare al volley italiano una centralità sempre maggiore.

E ancora l’atletica, il ciclismo, la scherma, il canottaggio e gli sport invernali, tutti ambiti nei quali il tricolore continua a essere sinonimo di competitività e prestigio internazionale.

Forse questa crisi del calcio può avere un effetto inatteso, potrebbe aiutare il Paese a riscoprire una cultura sportiva più ampia, meno monolitica, meno dipendente da un solo rito collettivo.

Per troppo tempo il calcio ha occupato quasi da solo il centro dell’immaginario pubblico.

Oggi, paradossalmente, proprio la sua assenza può liberare spazio simbolico e mediatico per altri sport nei quali l’Italia non solo partecipa, ma spesso eccelle ai maggiori livelli.

Non è la fine di una passione nazionale, ma forse l’inizio di una nuova pluralità sportiva, non certo per sostituire il calcio, cosa impossibile nella cultura italiana, ma per riconoscere che il Paese, in questa fase può raccontarsi anche attraverso altri campioni, altri gesti atletici, altri linguaggi del merito e del sacrificio.

In questo senso, la delusione dei Mondiali può trasformarsi in una occasione di maturazione collettiva. Meno monocultura del pallone e più coscienza della forza sportiva complessiva dell’Italia.

Autore

  • Elena Tempestini

    Elena TempestiniElena Tempestini, giornalista, storica, speaker radiofonica, comunicazione, capo redattore di Idee di Governo.

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