La Royal New Zealand Navy e la Royal Australian Navy hanno sottoscritto un nuovo accordo per migliorare l’integrazione navale e la cooperazione tra le due Marine
Plan Tasman è il nuovo piano di cooperazione navale tra Australia e Nuova Zelanda, firmato il 21 settembre 2026, e il suo obiettivo va molto oltre il semplice coordinamento tra due Marine alleate.
Il piano punta a rendere le loro forze più interoperabili attraverso addestramento comune, sviluppo delle capacità, condivisione delle informazioni, pianificazione, procedure operative e possibilità di impiegare le rispettive forze in modo sempre più coordinato nell’Indo-Pacifico.
La novità strategica è proprio questa, Australia e Nuova Zelanda non stanno soltanto decidendo di cooperare di più, stanno cercando di progettare una capacità navale che possa funzionare insieme.
Quando due Paesi decidono di rendere compatibili le proprie forze, devono rendere compatibili anche le infrastrutture, le informazioni, la logistica, la manutenzione e i luoghi nei quali quelle forze possono operare.
Plan Tasman comincia, quindi, a trasformare la geografia fisica dei due Paesi in una geografia operativa comune.
Il piano arriva, inoltre, al termine di un processo preciso. Nel novembre 2024 Australia e Nuova Zelanda avevano creato il Tasman Navy Framework per rafforzare il dialogo strategico tra le rispettive Marine.
Il 17 marzo 2026 hanno poi definito Anzac 2035, la prospettiva decennale per rendere le forze australiane e neozelandesi più integrate, attraverso maggiore cooperazione nella pianificazione, nelle esercitazioni, nelle strutture di comando, nello sviluppo delle capacità e nella resilienza delle supply chain.
Plan Tasman rappresenta il passaggio attraverso il quale questa strategia viene portata nella dimensione navale: non soltanto cooperare quando necessario, ma prepararsi a operare insieme prima che sia necessario.
Questa distinzione è fondamentale perché nell’Indo-Pacifico la distanza è una delle principali variabili della potenza. Una nave può essere tecnologicamente avanzata, ma la sua efficacia dipende dalla possibilità di rifornirla, ripararla, sostenerla e mantenerla operativa per periodi molto lunghi lontano dalla propria base.
Per questo Plan Tasman porta inevitabilmente la questione dentro la geografia dei porti.
L’Australia dispone di una posizione eccezionale, Perth, Henderson e Stirling guardano verso l’Oceano Indiano e verso le rotte che conducono al Sud-est asiatico; Darwin apre la direttrice settentrionale verso il Timor Sea, l’Indonesia e il Pacifico occidentale; Adelaide e Osborne costituiscono una parte essenziale della profondità industriale necessaria alla futura capacità navale australiana; Brisbane e Sydney collegano la costa orientale alle rotte del Pacifico.
La loro importanza non deriva soltanto dalla dimensione economica o militare di ciascun porto, ma dalla possibilità di inserirli in una stessa sequenza logistica.
La Nuova Zelanda aggiunge un’altra dimensione, Auckland e Devonport rappresentano il principale nodo navale neozelandese, mentre Tauranga è una grande piattaforma commerciale e logistica.
Il valore strategico della Nuova Zelanda non è nel replicare la massa militare australiana, ma nella profondità geografica che può aggiungere a una rete integrata.
Con Plan Tasman, quella profondità diventa progressivamente anche una capacità operativa.
Questa è la vera trasformazione, la distanza fra Australia e Nuova Zelanda, che normalmente appare come una separazione geografica, può diventare una risorsa strategica se le due Marine sono in grado di utilizzare quella distanza come profondità, collegando infrastrutture, capacità e rotte.
Da Perth verso l’Oceano Indiano, da Darwin verso Indonesia e Pacifico occidentale, dalla costa orientale australiana verso il Pacifico e da Auckland e Tauranga verso il Pacifico meridionale si forma, così, una geografia nella quale i porti non sono più semplicemente luoghi di arrivo e partenza, ma nodi di una capacità operativa più ampia.
Plan Tasman si collega ad AUKUS. AUKUS porta nell’architettura australiana la cooperazione con Stati Uniti e Regno Unito, la tecnologia, la componente industriale e i futuri sottomarini a propulsione nucleare.
Ma nessuna di queste capacità può essere separata dalla rete che la sostengono. Cantieri, basi, manutenzione, formazione, energia, sicurezza delle infrastrutture e supply chain sono parte della stessa equazione.
Plan Tasman aggiunge a questa architettura una componente diversa ma altrettanto importante: la capacità australiana e neozelandese di funzionare insieme.
Se AUKUS rafforza la profondità tecnologica e industriale dell’Australia, Plan Tasman rafforza la profondità operativa della relazione Australia – Nuova Zelanda.
Una trasformazione che arriva in un momento nel quale l’Indo-Pacifico viene sempre più definito non soltanto dalla posizione delle flotte, ma dalla possibilità di sostenere quelle flotte attraverso una rete di infrastrutture.
Le rotte commerciali, i porti, i cantieri, i depositi energetici, i cavi sottomarini, le reti digitali e le supply chain stanno diventando parte della stessa competizione strategica.
Non c’è interesse ad avere due Marine che collaborano meglio ma costruire le condizioni perché una forza australiana e una forza neozelandese possano operare come parti sempre più integrate della stessa architettura strategica nell’Indo-Pacifico e la geografia torna ad essere in primo piano.
L’Australia diventa una piattaforma che collega Oceano Indiano e Pacifico. La Nuova Zelanda diventa una profondità verso il Pacifico meridionale. I porti diventano nodi.
I cantieri diventano capacità strategiche. Le rotte diventano linee di sostegno. La logistica diventa deterrenza.
Ed è precisamente questo che Plan Tasman comincia a costruire, non una nuova alleanza, ma una maggiore integrazione operativa dentro una geografia che Australia e Nuova Zelanda stanno trasformando in profondità strategica dell’Indo-Pacifico.


Elena Tempestini, giornalista, storica, speaker radiofonica, comunicazione, capo redattore di Idee di Governo.


