Home Opinioni La cultura del mattone in Italia

La cultura del mattone in Italia

0
La cultura del mattone in Italia

Come affrontare la delicata questione dei fitti, senza ledere diritti intoccabili

Ritorno sul rischio di conflitto sociale sulla questione abitativa.

Ci torno per spiegare meglio un mio breve inciso (“l’antica tendenza del “mattone” come risparmio, che va salvaguardato perché è tutt’altro che problema solo economico”).

L’italiano continua a pensare alla casa come un «bene da tramandare», più che da abitare. Come un investimento statico piuttosto che come una risorsa sociale.

Questa è una “anomalia” (così viene considerata in Europa) tutta italiana, che configura, tuttavia, il volto di una cultura più ancora che di una tradizione.

E dice che il problema va affrontato in questa logica: certo di natura sociale, ma sia per quanto riguarda i bisogni e sia anche per quanto riguarda la “difesa” della proprietà.

Tutta da costruire la politica per il medio periodo. Con una premessa. La distinzione tra edilizia sociale (ERP) e social housing è, da noi, estremamente confusa.

Ma una programmazione economica, anche minima, nel settore non può che tenere separati i due concetti perché la differenza tra essi riporta ad una differente natura e presenza non solo di capitale per le costruzioni.

L’ERP è proprietà di enti pubblici, con canoni molto bassi riservati a chi si trova nelle fasce di reddito più basse.

Il social housing, o edilizia residenziale sociale, si colloca un gradino sopra: coinvolge operatori privati, si rivolge alla fascia grigia di coloro che non rientrano nella fascia di reddito che consente l’accesso all’ERP ma è comunque in gravi difficoltà sul mercato libero.

L’housing, dunque, applica canoni calmierati ma non minimi.
I due strumenti sono perciò complementari, non alternativi.

Il focus sulle fasce sociali diverso. L’intervento dello Stato anche finora anche colpevolmente carente.

Negli anni, ha favorito l’housing ed i risultati sono quelli che sono. Ha trascurato l’ERP, anche come manutenzione. L’abbandono di patrimoni immensi al degrado del tempo e dell’uso dice di una visione miope, sia sul piano economico e sia – molto di più – su quello sociale.

Superbonus: batti un colpo.

Nel breve, però, perché il problema è “oggi”, si tratta di capire come superare due difficoltà.

La prima è lo svuotamento dei centri urbani da parte dei residenti per far posto agli affitti brevi – B&B e affitto agli studenti – di appartamenti che hanno – soprattutto per la prima destinazione – una redditività molte volte più alta dell’affitto “normale”.

Qui la questione tassazione in atto va rivisitata; e va rivalutata questa attività come commerciale vera e propria, con connotazioni di “licenza” quando la presenza di esse finisce per mettere in discussione la libertà abitativa della popolazione residente nella zona.

Dunque, apportare modifiche di legge, senza pensare ad arrivare con “truppe cammellate” a cambiare ciò che c’è e, in molti casi, è stato anche favorito.

La seconda riguarda il vero timore dei proprietari che hanno disponibili abitazioni e le lasciano sfitte: la paura di perdere cioè in ogni caso, anche dopo morosità o occupazione abusiva, l’effettiva disponibilità di un bene che cultura, tradizione e forme di economia diffusa ritengono – giustamente – diritto intangibile.

C’è tutta la tematica delle garanzie richieste a chi chiede un affitto e che comportano esborsi o blocchi di somme che letteralmente ammazzano.

Qui, partendo dalla rimessa in riga della dolcissima Ilaria Salis e di tutti gli adepti del “diritto di occupazione” (la legge c’è e non tutti i magistrati sono “scemi”), lo Stato dovrebbe pensare a come poter essere “garante” nei confronti dei proprietari non solo in termini di sfratto degli inquilini.

Nel breve, dunque, la connotazione di “casa = sudato risparmio e bene ereditario”, e per questo bene intoccabile, va tenuta in grande attenzione perché è nel DNA degli italiani.

Il suo superamento per arrivare ad affiancarle (non sconvolgere) il concetto di abitazione come bene sociale allargando il concetto di “urbanistica” è opera urgente ma anche delicata.

Come tutte le questioni delicate andrebbe messa sul tavolo e studiata. Anche con le Organizzazioni Sindacali.

Invece, «La vide, la plus absolu» direbbero i cuginetti francesi.

A proposito di contestazioni. Che forse verranno copiate.

Temo male e da ignoranti.

Autore

  • Giuseppe Augieri

    Giuseppe Augieri, laureato in Economia e Commercio, Master alla SdA Bocconi, ha seguito corsi di alta formazione in statistica ed econometria. Progettista impianti, impiegato tecnico ENEL, Segretario Generale UIL – Energia, proprietario ed editore del giornale della Federazione, team leader dello start-up della società ENEL di formazione. Già Responsabile di analisi e controllo gestione di un'importante azienda e amministratore delegato di una sua costola internazionale.

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui