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Italia, il Paese dell’invidia

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Italia, il Paese dell'invidia

Verso politici o nei confronti del talento, il quadro di un paese dove il merito è osteggiato

Il famoso giornalista Indro Montanelli spiegò la differenza tra l’invidia nei Paesi anglosassoni e quella in Italia con una metafora che è diventata celebre.

Se un americano vede un’auto di lusso, vuole lavorare tanto per potersela comprare. L’italiano medio, invece, tende a sperare che a quella macchina vengano tagliate le gomme.

Studi sociologici dell’istituto Eurispes hanno definito l’invidia come il vizio che blocca l’Italia. Hanno messo in evidenza una “sindrome del Palio” in cui l’obiettivo principale diventa mettere i bastoni tra le ruote a chi si distingue, invece di impegnarsi per raggiungere il successo in prima persona.

La politica ad esempio.

Quando i cittadini esprimono ostilità o risentimento verso la classe politica, le dinamiche principali che entrano in gioco sono: la sindrome dei privilegi e il desiderio di essere dove sono loro.

È un risentimento sia morale che economico.

Secondo ricerche demoscopiche storiche, come quelle fatte da Ipsos e dall’istituto Polidemos, circa il 78% degli italiani pensa che i politici trovino sempre un modo per difendere i propri privilegi e la propria stabilità economica.

Ma la politica stessa spesso sfrutta l’invidia sociale. Molti partiti e leader hanno costruito il proprio seguito puntando il malcontento della gente contro la “casta”. Indicano i politici tradizionali come parassiti che tolgono ricchezza al popolo.

Così, il risentimento personale diventa uno strumento di riscatto per il gruppo e si traduce in voti di protesta.

Esempio: Movimento 5 Stelle o Futuro Nazionale.

Gli stessi politici spesso usano il “linguaggio dell’odio” e cercano di screditare l’avversario. Offrono, così, ai cittadini un esempio in cui l’altro, cioè il politico rivale o l’istituzione, non viene combattuto con le idee, ma distrutto davanti a tutti.

L’ostilità verso i politici in Italia non nasce solo dalla gelosia per il successo degli altri. È il segno di una crisi profonda di fiducia nella democrazia.

Il politico non viene più visto come chi rappresenta il popolo. Viene visto, invece, come parte di un’oligarchia economica e sociale che si protegge da sola.

Anche se vivo tra i politici da 40 anni, vi assicuro che l’80% degli italiani non riuscirebbe a reggere i ritmi pesanti di un politico.

Devi lasciare la famiglia, il letto di casa tua e non mangiare a casa con i tuoi parenti almeno per 5 giorni a settimana. Inoltre, la loro casa non è nemmeno un Bed e Breakfast. Forse è solo Bed.

L’invidia è un’emozione sociale complessa e comune. Si tratta della sofferenza o del risentimento che nascono quando vediamo il successo, le qualità o i beni degli altri.

A quest’emozione si accompagna il desiderio di avere ciò che appartiene all’altro, oppure, nei casi più estremi, di vedere l’altro privato di ciò che possiede.

Ma, dal punto di vista economico, cosa genera?

A livello economico, l’invidia non è solo un sentimento personale. È anche una forza macroeconomica invisibile, che modella i consumi, rallenta la crescita e influenza le politiche di un Paese.

In economia, questo fenomeno si studia con la teoria delle “preferenze dipendenti dagli altri”. Produce effetti sia negativi che positivi.

L’invidia sociale e culturale può essere una causa indiretta e forte della fuga di cervelli. Tale sentimento crea dinamiche strutturali che spingono i talenti migliori a lasciare il proprio Paese.

Chi si distingue non viene visto come un esempio da seguire. Viene considerato una minaccia dal gruppo o dai superiori.

Ciò porta a ostacolare e abbassare chi ha idee nuove o lavora più velocemente della media. Un giovane professionista brillante, quando si trova in situazioni dove il talento porta a isolamento o ostilità invece che a crescere nel lavoro, sceglie di trasferirsi in ambienti dove conta il merito.

Anche se chi emigra dice quasi sempre che lo fa per motivi economici, come gli stipendi bassi, o per ragioni di lavoro, l’invidia resta una base culturale che influenza l’ambiente lavorativo.

Questo legame si crea, soprattutto, in tre modi.

La fuga dei cervelli non è solo una scelta legata ai soldi. È anche una risposta all’impossibilità di vedere riconosciuto il proprio valore in una comunità chiusa dal risentimento.

Il vero rimedio contro l’invidia non è cancellare il sentimento, ma trasformarlo con la consapevolezza, la gratitudine e la condivisione.

Ma non penso che noi italiani riusciremo mai a farlo. Questo il problema del nostro mancato sviluppo.

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