Si torni a tutelare lo stato di diritto
Dopo la fine della Prima Repubblica, nella quale esistevano partiti che avevano un’identità sostanzialmente definita, l’offerta politica (si fa per dire), o meglio partitocratica, è diventata un qualcosa nei fatti poco differenziato, se non negli slogan, sovente caratterizzata anche nell’appropriazione dell’idee altrui.
Tutto questo è derivato anche dalla scomparsa di alcuni grandi partiti di massa, che, nel bene e nel male, erano la cinghia di trasmissione tra i desiderata/esigenze dei cittadini e i partiti stessi.
Cosa questa che consentiva, comunque, una rappresentanza, seppur a volte poco nobile, ma scelte politiche almeno in parte aderenti alle varie culture, che hanno formato i governi del momento.
Solo per fare un esempio abbastanza clamoroso, è emblematico quanto si riferisce alla cultura politica socialista, che qualcuno evoca anche per propalare, in modo sottile, ideali comunisti sotto mentite spoglie.
Socialismo e comunismo non sono una sorta di sinonimo, sono due cose assolutamente distinte.
Il socialismo autentico, solo per rimanere nell’ambito del nostro Paese, ricomprende logiche riformiste e una salda appartenenza all’Occidente.
Del pari, autentico socialismo significa che le imprese e i mercati non sono entità demoniache da avversare. Concetti sicuramente necessari per modernizzare una comunità nazionale, i cui obiettivi sono la crescita economica, la valorizzazione del lavoro, dell’imprese, la libertà individuale e la ricerca del miglior equilibrio sociale possibile.
Come pure il termine socialista evoca una chiara appartenenza, oltre che all’Occidente, all’Alleanza Atlantica, fermo restando l’interesse specifico del Paese.
Lo stesso dicasi riguardo all’Europa, la quale dovrebbe diventare un soggetto sovrano – sia esso federale o almeno confederale – e non una sorta di soggetto privo di sovranità e meramente burocratico e/o al servizio di taluni Paesi dominanti.
In tal modo l’utilizzo, in pratica indifferenziato, del termine socialismo favorisce semplicemente chi vuole occupare il potere, non certo offrire soluzioni autenticamente pragmatiche e riformiste, atteso che un conto è essere socialisti d’antan e non nominalmente (per non dire forzatamente) socialisti, ovvero ex comunisti sopravvissuti anche dalle macerie del muro di Berlino.
Questo abuso, peraltro, ha portato parte del cosiddetto socialismo contemporaneo a sostenere posizioni che erano proprie della cultura comunista, contribuendo a creare lacci, lacciuoli e criticità inestricabili.
Cosa che, in pratica, ottenebra il cittadino elettore, il quale, sempre più sfiduciato, al fine di ricercare comunque una seria offerta politica, alla fine sceglie il demagogo di turno.
Purtroppo, anche a causa di quanto sopra accennato, nel nostro Paese non esiste più una chiarezza nei programmi dei partiti, i quali, alla fine, sostengono tutto e il contrario di tutto.
Basti pensare a coloro che dovevano aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno e che sono arrivati ad allearsi con chiunque pur di gestire il potere.
Allora ecco perchè la politica non sa dare risposte al più elementare buon senso.
Buon senso ignorato, allorché non si sa coniugare l’esigenza degli ultimi (qualora lo siano autenticamente, ISEE docet) e, allo stesso tempo, rispettare chi si è sempre impegnato, sia nell’ambito lavorativo e familiare, rispettando chi ha creato reddito e accresciuto un patrimonio, che non può certamente appartenere alla società.
Socialismo significa tutelare lo stato di diritto, non sostenere falsi pietismi che, nei fatti, premiano chi sceglie di vivere al di fuori delle leggi, come pure non avversare coloro che agiscono conto lo Stato.
Riguardo all’Europa, socialismo non significa, anche a tal riguardo, applicare criteri comunisti in modo occulto, ma far sì che l’Unione sappia essere un autentico propulsore delle realtà produttive, del mondo del lavoro e di una politica ambientale non integralista, che danneggi, senz’alcuna logica, il sistema produttivo europeo.
Socialismo significa, anche rispetto a chi vive in altri luoghi e aiutare le popolazioni meno fortunate. Ma l’immigrazione senza controlli e senza limiti è un qualcosa di diverso, in quanto anche una problematica così rilevante, non può significare l’abbandono della legalità, della sicurezza e il mancato rispetto delle regole.
Ma perché accade questo?
Soprattuttp perché in Italia, ove abbiamo avuto il più grande partito comunista (riferendoci all’occidente) non c’è stata una Bad Godesberg, allorché in Germania il partito socialdemocratico tedesco abbandonò le logiche rivoluzionarie e, ovviamente ,il marxismo, riconoscendo l’utilità dell’economia di mercato.
Anche per questo mancato riconoscimento, non si può continuare a utilizzare le categorie del secolo scorso, per fini ‘mimetici’.
La cosa potrà essere utile alla varie consorterie parapolitiche che cercano di conservare il potere, ma non certamente per offrire un contributo volto a governare in modo serio ed equo questo nostro disgraziato Paese, nel quale si arriva al paradosso che molti si proclamano socialisti (soprattutto a parole) a livello europeo e, nella sostanza, restano ferocemente antisocialisti, nei confronti di chi socialista lo è davvero.





