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SCIOPERO E DINTORNI

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di Giovanni Bernardini

Per liberali e socialdemocratici lo sciopero è un diritto come tanti altri. Un diritto individuale che si esercita in forma collettiva, nell’ambito delle leggi che lo regolano.
Per la componente rivoluzionaria del movimento operaio lo sciopero è stato ed è qualcosa di diverso: un’arma che serve a destabilizzare o addirittura ad abbattere il sistema capitalistico.
Per Sorel lo sciopero generale è un mito, un mito che tuttavia ha una fondamentale funzione di mobilitazione di massa.
La rivoluzionaria ebrea polacca Rosa Luxemburg critica lo sciopero generale. Se il proletariato avesse la forza di organizzare un vero sciopero generale non si limiterebbe a scioperare: farebbe la rivoluzione tout court. Lo sciopero generale è l’anticamera della rivoluzione ma proprio per questo è da subito destinato a perdere le sue caratteristiche di sciopero per diventare azione politica rivoluzionaria.
Per Lenin lo sciopero serve a “far fare esperienza alle masse”, non conta come strumento per rivendicazioni immediate, ma per la sua funzione pedagogica in vista della rivoluzione.
Negli anni 70 dello scorso secolo i settori più radicalizzati della classe operaia, inventarono forme di sciopero che erano autentici atti di guerra di classe. Scioperi senza preavviso (i “gatti selvaggi”) scioperi interni, scioperi per settore, scioperi a singhiozzo. Erano in pochi a scioperare ma la loro azione paralizzava aziende di enormi dimensioni.
Oggi, di fronte a una raffica di scioperi che hanno il fine evidente di mettere in crisi il governo val la pena di chiedersi: come considerano lo sciopero i leader di CGIL e UIL? E’ un normale diritto costituzionale o uno strumento di lotta politica? Non intendo dire che Landini e, meno che mai, Bombardieri siano dei “rivoluzionari”, per essere tali occorrono p***e decisamente robuste e ho i miei dubbi sulla robustezza delle loro. Questi signori di certo non sognano la rivoluzione, solo una crisi di governo, seguita magari da un bel governo “tecnico” contro il quale nessuno sciopererebbe. Il signor Landini probabilmente mira a diventare segretario del PD, affari suoi. In ogni caso però il dilemma si ripropone: sciopero come diritto per tutelare gli interessi dei lavoratori o sciopero come arma politica? Si sciopera per salari e orari o per far cadere Giorgia Meloni?
E se un bel giorno Landini e Bombardiere indicessero uno sciopero dei trasporti della durata di una settimana cosa si dovrebbe fare? Lasciare che questi signori paralizzino il paese?
Ognuno risponda come crede.
 

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  • Redazione

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