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SCIENZA ED ECONOMIA DELLA NUOVA ERA NUCLEARE

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di  Laura Luigia Martini*
 
Ebbene sì, dopo attente valutazioni, il nuovo nucleare italiano è oggi realtà.
Poche ore fa è stato infatti annunciato il tanto atteso accordo tra ENEL, Ansaldo Nucleare e Leonardo per la costituzione di una partnership societaria finalizzata allo studio del “nuovo nucleare”. Le tecnologie oggetto di indagine saranno soprattutto gli Small Modular Reactors (SMR), piccoli reattori nucleari a fissione, progettati per essere modulari e dunque costruiti in un sito di lavorazione per poi essere trasportati laddove dovranno entrare in esercizio, consentendo di contenere significativamente i costi. Non verranno trascurati nemmeno gli Advanced Modular Reactors (AMR), reattori nucleari di nuova generazione, alias l’ultima frontiera dell’atomo, ove la tecnologia impiegata migliora efficienza, sicurezza e sostenibilità.
La JV, costituita per il 51% da ENEL, il 39% da Ansaldo e il 10% da Leonardo, dovrà svolgere tutte le valutazioni necessarie per adottare una tecnologia nucleare, ma non produrrà reattori. Il compito del braccio industriale del progetto sarà invece quello di individuare i parametri necessari alla costituzione di una filiera produttiva in Italia in grado di realizzare tali impianti su scala industriale. Un compito tanto oneroso quanto affascinante.
Il target temporale del progetto è il 2030, 40 i miliardi stanziati in investimenti mentre in Italia sono attesi fino a 40 SMR e sempre 40, secondo Enel sono le manifestazioni di interesse delle Big Tech. Come dettagliato dal Sole 24 Ore, “gli obiettivi sono noti, fissati dal Piano strutturale di bilancio, che ha inserito fra i collegati alla manovra il Ddl nucleare chiamato a far ripartire la produzione italiana dal 2030, e dal Piano nazionale integrato per l’energia e il clima (Pniec), che prospetta dall’atomo un 11% dell’energia elettrica nel 2050 e non trascura proiezioni più ambiziose verso quota 22%.”. Vale la pena inoltre accennare al fatto che il lavoro normativo e quello sui soggetti deputati ad attuare le norme stesse dovranno essere coordinati, senza trascurare l’ulteriore sincronismo con le istituzioni comunitarie.
L’intero impianto scientifico e normativo è stato realizzato grazie al Mef, al Mimit e al Mase, con l’ovvia implicazione che nel frattempo bisognerà fare ancora molto lato “renewables”, ovvero energie da fonte rinnovabile, soprattutto nel nostro Paese dove la dipendenza dal gas è decisamente alta e le bollette per cittadini e imprese ben al di sopra delle medie europee. Ed è sempre di qualche ora fa l’allarme lanciato dalla Commissione Europea, secondo la quale il prezzo del gas sarà significativamente più alto nel 2025 rispetto all’anno passato, poiché sul mercato pesa la fine delle forniture dalla Russia. Si tratta invero di una situazione di difficile sostenibilità per cui lo sviluppo del nucleare è rivolto soprattutto alle imprese che ne beneficeranno largamente, con conseguenti impatti positivi sull’industria e sull’economia in generale, in termini di riduzione dei costi dell’energia, di raggiungimento dell’indipendenza energetica, di decarbonizzazione, di garanzia di continuità del base load sulla rete elettrica e dell’occupazione. L’esperienza degli ultimi anni insegna peraltro che la battaglia dell’energia è determinante in modo strutturale sulla competitività italiana. Per questo il Governo accelera sul nucleare e fa molto bene.
Per la prima volta in tale ambito sarà inoltre possibile aprire agli investimenti privati, il che costituirà un imprescindibile contributo al decollo della “Nuclear Economy” anche nel nostro Paese. Al proposito ricordiamo certamente tutti che qualche mese fa, a margine della Climate Week a New York, quattordici tra le maggiori banche e istituzioni finanziarie del mondo si sono impegnate a sostenere l’obiettivo di triplicare la capacità di energia nucleare mondiale entro il 2050. Mi riferisco a Bank of America, Barclays, Bnp Paribas, Citi, Morgan Stanley, Goldman Sachs, Abu Dhabi Commercial Bank, Ares Management, Brookfield, Crédit Agricole, Guggenheim Securities, Rothschild & Co, Segra Capital Management e Société Générale, e a queste molte altre banche, di diverse dimensioni, internazionali e non, con ogni probabilità seguiranno. Pur non essendo entrate le istituzioni finanziarie nel particolare di come agiranno per supportare tale obiettivo, è possibile ipotizzare che la nuova economia da fonte nucleare verrà sostenuta con l’emissione di prestiti diretti alle aziende del settore, oppure vendendo obbligazioni o introducendo fondi di investimento sorretti da un robusto quadro normativo. Insomma il nuovo nucleare costituisce indubbiamente per piccoli, medi e grandi investitori una possibile diversificazione del portafoglio con importanti ritorni in termini economici e non solo.
Ho così tratteggiato un quadro completo di quanto sta accadendo, dal punto di vista istituzionale, della neonata JV – che è una garanzia per tutti noi riguardo la buona riuscita dei progetti che vedranno la luce -, delle peculiarità scientifiche sottese allo studio e alla realizzazione dei nuovi reattori, delle implicazioni di carattere normativo e di quelle economiche fino al coinvolgimento di privati e di istituzioni finanziarie in questo grande affresco del nuovo nucleare, mentre aggiungo che dalle istituzioni stesse viene l’incoraggiamento all’informazione e alla formazione a tutti i livelli, per poter uniti affrontare una sfida tanto coraggiosa quanto complessa, che solo le competenze autentiche porteranno al successo.
Della storia moderna vale la pena ricordare il memorabile discorso pronunciato nel 1953 dal Presidente degli Stati Uniti Dwight D. Eisenhower davanti all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, un discorso sull’uso pacifico dell’energia nucleare: “Atoms for peace”, atomi per la pace. La Conferenza di Ginevra che ne seguì segnò l’inizio dello sviluppo delle tecnologie per lo sfruttamento dell’energia nucleare, inclusa la fusione, e un paio d’anni più tardi fu costituita l’AIEA, l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica. Ebbene, io sono un Ingegnere Nucleare, e con le parole di Eisenhower nel cuore ho studiato al CESNEF, il Centro Studi Nucleari Enrico Fermi del Politecnico di Milano, e mi sono laureata in questa disciplina complessa e meravigliosa per la fisica teorica ad essa sottesa. Sono però anche un Manager d’azienda di lungo corso e ho sempre seguito l’argomento per passione, ma con una visione strategica molto pragmatica. La mia opinione è quella di chi guarda all’efficienza industriale, ma anche agli investimenti necessari, ai potenziali rischi e ai tempi della burocrazia. E la geopolitica del nucleare ci insegna che ultimamente le grandi centrali hanno palesato, nel mondo occidentale (Stati Uniti ed Europa), tempi di consegna e costi doppi o tripli rispetto a quanto previsto, scoraggiando gli investitori per il rischio finanziario e industriale molto alto associato alla loro costruzione.
La strada che l’Italia ha individuato nei piccoli reattori modulari e nella loro implementazione ritengo invece essere quella giusta per il nostro Paese.
Come dimenticare infine le parole di Amalia Ercoli Finzi? “Il nucleare sarà il futuro dell’energia”. Accanto ad un così grande nome, mi si consenta, in piccolo, di aggiungere fieramente anche il mio, a supporto di tale affermazione, con l’auspicio per il nostro Paese di ogni successo nell’affrontare questa storica impresa che spero tutti sosterremo.

* Nuclear Engineer, SDA Bocconi Senior Executive Fellow

 

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  • Redazione

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