
di Carlo Di Stanislao
“Togli le prostitute dalla società e ogni cosa verrà sconvolta dalla libidine”
Sant’Agostino
“Per abolire la prostituzione bisognerebbe abolire gli uomini”
Maria Teresa d’Asburgo
Matteo Salvini ha dato il via alla raccolta firme per l’abrogazione della Legge Merlin: “Questa volta ce la faremo”, ha detto il segretario leghista, sostenendo che la riapertura delle case chiuse e la relativa tassazione della prostituzione, metterebbe l’Italia in condizione di reperire fondi utili a rimpinguare le casse dello Stato. Accanto a lui anche il trans Efe Bal, da tempo bandiera della battaglia sulla legalizzazione della prostituzione.
Giuseppe Cruciani, noto conduttore de La Zanzara , non usa mezzi termini nel commentare le recenti dichiarazioni di Salvini, leader della Lega e attuale vicepremier, sulla regolamentazione del lavoro delle escort.
Durante una puntata della sua trasmissione radiofonica, Cruciani ha lanciato un duro monito: “Non può limitarsi ad annunciarlo su TikTok. Se davvero vuole regolarizzare la prostituzione, proponga una legge in Consiglio dei Ministri. È lì che si fanno le cose serie”.
Pia Covre oggi ha 68 anni. Alle spalle ha una lunga carriera da prostituta. O meglio, da lavoratrice del sesso, come si definisce lei. Che insieme alla collega Carla Corso nel lontano 1982 ha fondato il Comitato per i diritti civili delle prostitute, una sorta di sindacato – l’unico in Italia – che da oltre 30 anni si batte per l’abolizione della legge Merlin, la legalizzazione della prostituzione e il riconoscimento del lavoro sessuale, con tanto di diritti e doveri.
Nello staff del Comitato ci sono avvocati, medici ed educatori, che si occupano dei problemi legali e sanitari delle prostitute, ma anche di togliere dalla strada chi la prostituta è costretta a farla. «Se sei una lavoratrice autodeterminata e scegli di fare questo lavoro senza violenze e costrizioni, non ci vedo niente di male», dice Pia. «Criminalizzare la prostituzione relega sempre di più le lavoratrici del sesso nell’underground e nel clandestino, mettendole in pericolo. Legalizzare significherebbe che chi fa la prostituta può iscriversi all’Inps, può pagare le tasse su quello che guadagna e un giorno magari avere anche una pensione. E se uno mi maltratta, lo denuncio perché so di poterlo fare senza incorrere in altri problemi».
Le prostitute oggi sono sottoposte a una continua repressione. Negli anni ci sono stati alti e bassi, momenti in cui si tollerava di più, momenti in cui si tollerava di meno. A volte si punta più alle retate per strada, altre volte a quelle in appartamento. Ma in questo modo si colpiscono le prostitute, non i criminali o i papponi che le sfruttano.
In più, la prostituzione viene spesso usata dai sindaci per fare propaganda, soprattutto nei periodi prima delle elezioni. Per diventare popolare basta parlare (male) di prostituzione.
Forse la materia suggerirebbe, oltre che a parlarne in modo irregimentato anche su tik tok, di discutere tutto ciò in parlamento.





