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RUSSIA UCRAINA, AL DI LA’ DELL’ETICA E DEL DIRITTO INTERNAZIONALE, LA PARTITA VA CHIUSA

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di Giuseppe Augieri

Dunque siamo in guerra, o alla sua vigilia, con la Russia. Oppure stiamo alzando una cortina fumogena per non dire che, ad un certo punto, la vicenda Ucraina diventerà un peso insostenibile da mettere a tacere. E ritirarsi, gli USA l’hanno fatto più volte, lasciando situazioni drammatiche.
Zelensky pubblicizza il suo piano per la “pace giusta” in 5 punti. Essi sono: 1)più armi, 2)OK agli attacchi sul suolo russo, 3)più risorse economiche, 4)accelerazione delle procedure per l’ingresso dell’Ucraina nella CEE e 5)nella NATO. Giustamente, abbandonando un po’ di comprensibile retorica, qualcuno – ma anche lo stesso Zelensky – lo chiama “Piano per la vittoria”. Che, mi permetto di suggerirlo, rispetto alla pace è tutt’altra cosa.
La profonda insoddisfazione dell’Ucraina verso l’Onu “senza spina dorsale”, bloccato “dal sistema dei veti” dice di qualcosa umanamente comprensibile e politicamente inaccettabile. Come la richiesta di togliere il diritto di veto alla Russia. Per Kiev bisogna “costringere” Mosca alla pace. Proprio quello che per il Cremlino sarebbe “un errore fatale”. Le recenti testimonianze di Schröder, che si unisce al coro di coloro che hanno sempre segnalato l’insufficiente attenzione posta all’ ”obbligo” della Russia di non poter perdere la guerra, lo confermano.
Ora è il momento delle scelte. Dire di si, senza nessun limite, come sembra voglia fare Biden e non solo, significa essere in guerra. Una conseguenza che, se si accettasse il punto 5 del piano di Zelensky, sarebbe quasi automatica: della NATO farebbe parte un Paese aggredito e dunque…. E tutte le chiacchiere sulla “non obbligatorietà” dell’applicazione dell’articolo 5 sono di una faciloneria di interpretazione davvero sconvolgente.
Mi aspettavo invece che i destinatari di questo piano dicessero all’Ucraina che oltre certi limiti non si può, e comunque non si vuole, andare. Che la sua richiesta di una “pace non imposta” è giustissima e che dunque l’Ucraina deve predisporre un suo piano “per la pace” che non sia un “piano per la vittoria”. Che ogni sostegno economico per la ricostruzione dell’Ucraina è accettabile, anche se però con il limite di non “morire” tutti.
Insomma tornare con i piedi per terra, se si vuole escludere di partecipare direttamente al conflitto. Non ho visto sinora nulla di simile: perciò le pacche sulle spalle a Zelensky o nascondono un “tradimento” futuro, oppure sono il prodromo della guerra. Non vedo altre interpretazioni.

 

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  • Redazione

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