
di Marco Pugliese
L’avanzata ucraina mi ricorda il colpo di reni tedesco nelle Ardenne. Gli annunci iraniani invece i mesi dietro alla Maginot prima della caduta di Parigi.
Viviamo un grande stallo inerziale geostrategico: come Stalingrado ed El Alamein furono due battaglie topiche così Gaza e Ucraina lo saranno per l’attuale scontro tra visioni del mondo.
Non pensiate che Russia, Iran (e Cina) non siano impegnate in azioni non sinergiche, questa sorta di tenaglia verrà chiusa in parallelo (Iran e Russia attaccheranno probabilmente nello stesso momento). Putin non aspettava che un vero casus belli per concludere la guerra con la forza, ha capito che non ci saranno soldati della NATO a combattere. A corollario la pressione (Iran) nel golfo di Aden alle rotte commerciali occidentali, unita all’avanzata di Haftar (Russia) in Libia. Aggiungiamo il Sahel ormai instabile (Russia e Cina).
La Cina osserva e valuta, se l’Occidente ne uscirà senza accordi e vittorie si prenderà Taiwan.
In mezzo a tutto questo una Ue fuori dalla realtà, che dinanzi a questi sconvolgimenti ha come primo punto dell’agenda il Green Deal senza capire che il resto del mondo cerca rivincite con gli ex colonialisti francesi, inglesi, belgi e via dicendo. L’Italia (sopratutto in Medio Oriente) non è nel club e dovrebbe cercare di tornare ad essere intermediaria.
L’Italia in questo scenario si ritrova con 140 miliardi in ballo in Libia (ve ne accorgerete in bolletta), fuori da un mercato da 30 miliardi (escluso il gas) in Russia, appesa ad un filo nel Sahel (o penetriamo o rischi di essere tagliato fuori dalle materie prime strategiche).
In questa inerzia bisogna osare (o si rischia poi di seguire gli interessi degli altri), intanto creando una forte coesione economica con il Giappone (auto e militare, già lo stiamo facendo). I rapporti con gli USA vanno resi “franchi” ma non possiamo nasconderci su certi tavoli, come nel golfo di Aden. In quella zona la nostra mediazione (figlia di politiche illuminate ancor legate a Moro) potrebbe portare stabilità ed evitare il 30% di costi in più sulla rotta (la difesa si paga come le variazioni di rotta). Vanno rimessi in piedi i rapporti con Mosca (Eni) e proposta in sede Ue una nuova Europa dei consorzi industriali (Fincantieri, Leonardo). Serviranno infrastrutture per l’Africa mediterranea (Saipem e Fincantieri) che potrebbero rientrare nella strategia del Piano Mattei (che ora deve partire).
Sullo sfondo un piano industriale dedicato allo spazio (Leonardo) ed un fondo sovrano da 1000 miliardi per far ripartire la grande industria italiana e reattivo indotto.





