
Rompere il fronte della censura è un merito importante che a Matteo Renzi va riconosciuto, come atto politico significativo e anche come una scelta di civiltà che valorizza il confronto politico e istituzionale e mette un argine fortificato ad una stagione da Medioevo; è un fatto di notevole rilievo.
Sì, perché con la verticalizzazione del mondo produttivo la cultura della politica ha dimenticato e messo in ultimo piano la questione dei diritti civili primari e del welfare, santificando così il primato della finanza sulla politica.
Usando impropriamente le istituzioni e il mondo della comunicazione, in questi ultimi anni si è fatto passare tutto come emergenza continua su ogni argomento, su ogni questione di natura sanitaria, ambientale, di immigrazione selvaggia, di delocalizzazione della produzione e sulle essenziali strategie energetiche .
E così che il burocrate ha preso piede e consolidato il potere istituzionale di affrontare la cultura improvvisata dell’emergenza come un trionfatore che si è piazzato nel bel mezzo della scena.
Più si diffonde la cultura della paura, più la burocrazia si sottomette alle volontà dei teorici delle logiche dei monopoli che amano la pianificazione – e il mondo della burocrazia – ma sono intolleranti a quel mondo della scienza che ha l’autorevolezza di procedere per verifiche costanti, memorizzando eventuali successi, ma anche risultati di degenerazione devastanti, come si sono umanamente registrati nella stagione della pandemia .
Per non parlare della negazione di libertà individuali, costituzionalmente importanti, che in troppi hanno messo nel sottoscala delle cose superflue e che superflue non sono: anzi, sono espressione di una prevaricazione intollerabile .
Così si vuol far passare tramite il principio della nobiltà della burocrazia la figura “dell’uomo visto come un virus che infetta il mondo”
Qui sta il cuore del problema, che deve emergere in tutta la sua tragica portata del scontro/ confronto odierno, che passa in primis dalla pandemia, per arrivare a imporre, a seguito logiche irrazionali, la questione ambientale legata al CO2 nella sola Europa, con la stessa chiave di lettura tutta politica verticistica dell’imposizione burocratica che è stata la bussola della gestione della pandemia da Covid 19 .
Un centralismo burocratico molte volte di brutale violenza psicologica su tutte le fasce di popolazione, a partire dai più deboli, per arrivare ai bambini .
Il cuore di un’indagine in profondità è ben visualizzata e rappresentata emblematicamente da quella terribile frase del presidente del Consiglio Mario Draghi, aggravata nel suo più intimo significato, perché condita dall’applauso preventivo di puro inaudito servizio del mondo della comunicazione, affermata a reti unificate. “Se non ti vaccini ti ammali e muori e poi fai morire il tuo prossimo”.
Questo fu il punto più alto della sicumera da Medioevo che avanza sulla carrozza della censura istituzionale.
Va pur rimarcato e ricordato quelli che sono i fondamentali dell’antica cultura che ha dato i natali ad un fondamentale principio di democrazia : “ Io sono amico di Platone e di Socrate, ma ancor più sono amico della verità”.
Qui sta il discrimine anche oggi, dove troppe volte si fa prevalere la cultura del trasformismo.
A questa logica balorda di trasformismo istituzionale Matteo Renzi ha il merito di dire “Io non ci sto..” e oggi non è un merito di poco conto e pesa politicamente molto.
Costatare che, mentre Giorgia Meloni era a colloquio con Kissinger, i deputati del centrodestra che la sostengono sono rimasti in silenzio, dimostrando di avere una lingua di legno e un ministro piangente di fronte ad una commediante attivista dell’ambiente, non è stato certo uno spettacolo esaltante .





