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Riprendiamoci la libertà di pensare

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libertà di pensare

L’antidoto contro la prepotenza autoritaria, la disinformazione e l’ipocrisia

Sono anni che s’assottiglia la voce di chi non sposa ideologie, partiti, pregiudizi e certezze politiche e si riserva il sacrosanto diritto di sentire, guardare, valutare ed esprimersi.

C’è troppa zavorra ideologica che manifesta e certifica la presenza di una regia manichea che colloca al paradiso o all’inferno coloro che per attitudine – o anche per caso – guardano ciò che succede in Italia o nel mondo, e s’esprimono liberamente.

Ogni individuo, rafforzato delle esperienze personali, confortato dalla propria consapevolezza etica, forte delle proprie conoscenze e cultura, avrebbe il diritto di formarsi una libera idea su quanto accade in Italia e nel mondo, senza subire la pressione e la condanna morale, ovvero politica, di coloro che hanno una diversa formazione, differenti consapevolezze e fanno altre scelte.

Il venir meno di questa libertà, più che le adunate e i comizi, più che le violenze di piazza, le urla e gli insulti, se non frenata con fermezza, diverrebbe l’anticamera della prepotenza autoritaria e il vero pericolo per la democrazia pluralista e liberale.

A dispetto dell’allarme fascista che, già da troppo tempo, è un fantasma senza corpo e sostanza che viene fatto circolare da chi, privo di argomenti e proposte, si dimena nel populismo più becero e nell’uso di azioni ed espressioni violente.

Il sistema autoritario, però, ha un’unica matrice massimalista e violenta che si biforca, a seconda dei tempi e dei venti della moda politica, ora nell’uso del nazionalismo identitario e razziale, ora nel populismo proletario e ora nel principio ideologico di matrice prettamente marxista e totalitaria.

Il neo massimalismo, pertanto, si ricompone (nei sogni immaginari dei nuovi portabandiera della sinistra illiberale) in una nuova realtà che dal vecchio marxismo leninismo ha ereditato, dopo averne solo modificato il nome, i modi, la forma, la sostanza e l’istinto violento.

La sostanza, però, non cambia con la sola furbizia d’accantonare i riferimenti nominali di un sistema fallito.

Senza il rispetto di chi ha idee diverse e di chi lavora per l’attuazione d’un programma scelto dal popolo e lo fa in modo legittimo nel Paese e in Parlamento; con gli insulti e le offese, con la sobillazione delle piazze, cioè con tutti quei sistemi che non hanno legittimità democratica: la stessa democrazia non avrebbe più senso, perché una democrazia senza libertà e pluralismo sarebbe un imbroglio autoritario.

L’altro punto dolente in Italia è quella dell’informazione pubblica.
Il superamento della soglia del buonsenso s’è già raggiunto e, per gravità, ha di gran lunga superato la faziosità di programmi televisivi della televisione pubblica.

Il percorso (in)formativo a ‘senso unico’ col tam-tam martellante, teso alla delegittimazione del consenso popolare, ha cozzato violentemente contro la ragione e contro la libera espressione dell’asettica informazione televisiva.

Non sono bastati i tanti tentativi di diffamare il Governo (anche insinuando volgarmente su un galantuomo quale il Ministro della Giustizia Carlo Nordio). Ora, poi, ma la pratica della diffamazione si è ammantata anche di giallo per il sospetto – che aleggia – in cui l’ipotetico reo non è più il soggetto preso di mira dal servizio pubblico della TV di Stato, per denunciarne presunte ipotesi di abusi e di illegalità, ma è il diffamatore che, grazie all’azione (preventivamente conosciuta o meno, ndr) di pregiudicati e criminali comuni, attraverso un attentato, vede accrescere la sua notorietà, utile anche a ipotizzare una scalata politica e … per soddisfare gli astiosi e tribali appetiti politici dei suoi fan.

Fa sorridere, pertanto, anche l’ipocrisia di coloro che da sinistra sostengono che “la democrazia non si può portare con le bombe”.

Basta con le contraddizioni: le bombe non le si possono sostenere per le guerre e tanto meno per la politica.

Non si può predicar bene e razzolare male!

Riprendiamoci la libertà più bella: quella d’esser liberi di pensare.

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