Batosta per Lula. Più vicino il sogno di papà Jair e Trump – Dietro le elezioni i rapporti con Washington e con Pechino
Vittoria della destra e prima grande sconfitta in 20 anni per Luiz Inácio Lula da Silva. Contro tutti i sondaggi, Flavio Bolsonaro termina al primo posto nelle elezioni presidenziali. Le elezioni in Brasile al primo turno sono finite con 47% a Bolsonaro e 45% a Lula.
Per la sinistra non sarà facile recuperare terreno al ballottaggio il 25 ottobre, considerando che i nove milioni di voti andati ai candidati outsider sono quasi tutti di elettori di centrodestra o di destra.
E la sensazione generale è di non poter attrarre gli oltre trenta milioni di brasiliani che sono rimasti a casa. Mentre la forza del Partito Liberale – boom di seggi a Camera e Senato, oltre a cinque governatori statali eletti al primo turno – dimostra ancora la forza del clan Bolsonaro.
I risultati elettorali hanno visto, infatti, anche una serie di nette vittorie della destra in Parlamento, rappresentando un duro colpo per Lula che, a quasi 81 anni, punta a un quarto mandato per consolidare la propria eredità politica.
Flávio Bolsonaro, nato a Resende – nello Stato di Rio de Janeiro – il 30 aprile 1981, è il figlio maggiore dell’ex presidente brasiliano Jair Bolsonaro, al momento detenuto per una condanna a 27 anni e 3 mesi per aver tentato un colpo di Stato in seguito alla sconfitta contro Lula nelle elezioni del 2022.
Laureato in giurisprudenza, Bolsonaro jr. si è affacciato prestissimo al mondo della politica: ha iniziato la sua carriera a 21 anni e non l’ha più lasciata.
Nel 2002 si è candidato – ed è stato eletto – come deputato per lo Stato di Rio de Janeiro con il Partito dei Progressisti: fu il primo dei suoi quattro mandati.
Nel 2018 è stato eletto senatore e lo sarà fino alla fine di questa legislatura. Nella vita privata, è sposato con Fernanda Antunes Figueira, dalla quale ha avuto le due figlie Carolina e Luiza.
Gli equilibri tra USA e Cina
Dietro la sfida interna c’è una questione che riguarda direttamente gli equilibri internazionali. Il Brasile è troppo importante per Washington e troppo legato a Pechino per poter scegliere semplicemente una delle due sponde.
Stati Uniti e Cina sono infatti i principali partner commerciali del Paese e assorbono una parte decisiva delle sue esportazioni, dalle materie prime ai prodotti agricoli.
La Cina è inoltre diventata un investitore sempre più importante nel settore minerario brasiliano, proprio mentre le risorse strategiche e le terre rare acquistano un peso crescente nella competizione globale.
Lula ha costruito il suo terzo mandato sulla difesa del multilateralismo, sul rafforzamento dei rapporti con il mondo emergente e su una maggiore integrazione con i BRICS.
Pechino è diventata un interlocutore centrale della sua politica estera e Brasilia ha cercato di mantenere una posizione autonoma rispetto alla pressione americana, anche quando questo ha significato entrare in contrasto con Washington.
La sua idea di sovranità non coincide con un isolamento del Brasile, ma con la possibilità di avere rapporti contemporaneamente con potenze diverse senza essere costretto a schierarsi con una sola.
Flávio Bolsonaro propone invece un orientamento molto più vicino agli Stati Uniti. La sua campagna guarda apertamente a Donald Trump e punta a rafforzare la cooperazione con Washington, anche sul piano della sicurezza regionale e delle risorse strategiche.
In caso di vittoria, il Brasile potrebbe avvicinarsi alla nuova architettura di sicurezza americana in America Latina, compreso lo Shield of the Americas, al quale Lula ha scelto di non aderire. Bolsonaro ha inoltre indicato la possibilità di rivedere il rapporto del Brasile con i BRICS.
Alla luce dei dati aggiornati al 2026, la presenza cinese in Brasile è molto più interessante se la rappresentiamo non come semplice presenza commerciale, ma come una rete a più livelli: commercio, materie prime, energia, industria, infrastrutture, tecnologia, finanza/BRICS, spazio.
La mappa della presenza cinese in Brasile



Nel primo semestre 2026, la Cina è rimasta il primo mercato di destinazione delle esportazioni brasiliane con 58,3 miliardi di dollari e la Cina è il primo fornitore del Brasile di 38,5 miliardi di dollari.
La Cina assorbe soprattutto soia, petrolio, minerale di ferro e carni e fornisce al Brasile, tra l’altro, veicoli elettrici e ibridi, componentistica ed elettronica.
Nel 2025 il Brasile è stato il primo destinatario mondiale degli investimenti cinesi, con 6,1 miliardi di dollari, +45% sul 2024. Il settore elettrico è stato il principale destinatario.
Il punto centrale è la presenza di grandi gruppi cinesi nel sistema energetico brasiliano, soprattutto attraverso:
State Grid, trasmissione elettrica, infrastrutture di rete, interconnessioni e altri operatori cinesi nel settore delle energie rinnovabili. Questo crea una presenza cinese non soltanto nell’energia che il Brasile produce, ma nell’infrastruttura attraverso cui l’energia viene trasportata.
Nel 2025 gli investimenti cinesi nel settore minerario brasiliano sono aumentati fortemente, con particolare interesse per rame e nichel, materiali importanti per batterie, elettrificazione e transizione energetica.
È, quindi, una presenza che interessa direttamente la base materiale dell’industria cinese.
Nell’automotive si vede il passaggio da compratore di materie prime a produttore sul territorio brasiliano.
BYD sta costruendo uno dei suoi principali poli industriali latinoamericani. L’investimento previsto è di circa 5,5 miliardi di dollari, con produzione di veicoli e batterie.
Reuters riferisce, inoltre, dell’obiettivo di raggiungere il 50% di contenuto locale entro l’inizio del 2027.
Anche Great Wall Motor ha stabilito produzione in Brasile. Il risultato è importante in quanto si profila la catena capitale, tecnologia, fabbrica cinese, produzione brasiliana.
Uno degli aspetti più significativi della presenza cinese in Brasile è quella dei porti e della logistica.
Nell’agosto 2026 il governo brasiliano ha presentato a imprese cinesi una grande quantità di progetti portuali, aeroportuali e idroviari.
Tra le società incontrate: CCCC, CSCEC, China Merchants Port, COSCO Shipping, COFCO, Shanghai Dredging, Hutchison Ports.
I progetti riguardano alcuni dei principali corridoi logistici brasiliani: Madeira, Tapajós, Tocantins, Paraguai, Rio Grande, Santos, Itajaí.
In agricoltura la presenza cinese è enorme soprattutto dal lato della domanda.
La Cina è il principale compratore dell’agroalimentare brasiliano. Nel 2023 arrivava ad assorbire il 36,1% delle esportazioni agroalimentari brasiliane, quota record nella serie storica del Ministero dell’Agricoltura.
La tecnologia digitale è uno dei punti fondamentali del rapporto Brasile – Cina.
Huawei, nel 2026 il Brasile ha deciso di investire circa 2,3 miliardi di dollari nel potenziamento dell’infrastruttura nazionale di IA. Di questi, 1,3 miliardi sono destinati a un’infrastruttura di supercalcolo a Rio de Janeiro sviluppata con Huawei e iFlytek. Questo è particolarmente interessante perché riguarda l’AI.
Non manca uno degli elementi strategici per il futuro militare e della sicurezza: lo spazio.
C’è poi una relazione molto più antica e strategica: CBERS, China – Brazil Earth Resources Satellite, il programma satellitare sino-brasiliano.
Per i primi satelliti CBERS la Cina finanziava il 70% e il Brasile il 30%; successivamente il programma è passato a una sostanziale parità finanziaria.
Nel 2026 il programma continua con il CBERS-5 e con nuove collaborazioni cinesi nel telerilevamento.
L’INPE ha inoltre siglato nel 2026 un accordo con STAR.VISION Aerospace per applicazioni di osservazione terrestre relative a: deforestazione, agricoltura, risorse minerarie, ambiente, osservazione marittima.
C’è, infine, il nodo che coinvolge gli equilibri mondiali finanziari.
Il Brasile utilizza il New Development Bank (NDB) dei BRICS per finanziare infrastrutture.
Nel 2026 il ministro brasiliano dei Porti e Aeroporti ha incontrato a Shanghai Dilma Rousseff, presidente del NDB, per discutere finanziamenti per porti, aeroporti e idrovie.





