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Il deep state ulivista entra a gamba tesa nel Campo Largo

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Il deep state ulivista entra a gamba tesa nel Campo Largo

Nasce il partito dei pleonastici o dei condottieri dello Stato Profondo della sinistra democristiana per mettere ordine tra PD, M5S, cespugli vari? Più Uno è il pollone dell’Ulivo di Prodi e D’Alema

I pleonastici hanno fondato un partito, a sua volta pleonastico?

I pleonastici, aggettivo sostantivato al plurale, è legato al termine pleonasmo, che indica l’uso di parole in più che non aggiungono alcun significato nuovo a una frase.

Veramente pleonastico, oppure pedagogico?

Un insieme di personaggi da avanspettacolo o dei preposti, dei calati dall’alto?

Guide esogene, leader provenienti da fuori del Campo Largo per sovrapporsi alle dinamiche interne preesistenti e portarvi ordine e direzione?

Commissariamento di Schlein e di Conte (gli altri sono risibili e non contano)?

Un nuovo partito dei cattocomunisti, a ben vedere, non aggiunge niente di nuovo alla presenza dei cattocomunisti nello scenario politico italiano.

Il Campo Largo è pieno di cattocomunisti. Se aggiungiamo il “Parrocchia democratica” dei preti progressisti nostalgici di Francesco si può dire che c’è ressa.

Perché chiamarlo Più Uno?

Semplice. Perché è inutilmente aggiuntivo nel panorama cattocomunista, ma gode di un Più: l’aria sottile dei colli romani. Un Più che fa la differenza e significa commissariamento.

Sembra di sentire le note di “Venticello de Roma”, scritta e cantata da Renato Rascel nel 1957, con le musiche di Armando Trovajoli.

 

L’annuncio di venerdì ha riguardato soprattutto l’ingresso di Franco Gabrielli nel progetto Più Uno di Ernesto Maria Ruffini; la trasformazione formale dei comitati in partito è prevista per il 10 ottobre a Roma.

I condottieri dello Stato Profondo cattocomunista non sono stati accolti bene da tutti.

Il Foglio, giornale dove tira aria atlantica e anglosassone, ha titolato sabato “Al voto, in manette – Lo sbirro & l’esattore. Gabrielli e Ruffini fanno un partito insieme a sinistra. All’appello manca il necroforo”.

“Solo la sinistra che non delude mai – ha scritto Salvatore Merlo – poteva immaginarsi un partito guidato dall’ex capo dell’Agenzia delle entrate e l’ex capo della Polizia. Il progetto, com’è noto, si chiama Più Uno, nome in cui il contribuente potrebbe avvertire la vaga eco di un’addizionale”.

Impietoso Merlo prosegue: “Lo sbirro e l’esattore, che coppia. La sinistra non può che arrendersi. Ernesto Maria Ruffini e Franco Gabrielli, l’ex direttore dell’Agenzia delle entrate (e già capo di Equitalia) e l’ex capo della polizia (e già dirigente della Digos), faranno un partito assieme. Lo scopo è “riavvicinare alla politica i cittadini che i vecchi partiti non sanno più appassionare”. Il rischio è che i cittadini si buttino latitanti”.

La Verità ha fatto l’identikit del team di Più Uno

L'alleanza degli ispettori per far fuori la Meloni con il placet di Colle e Curia - LaVerità
L’alleanza degli ispettori per far fuori la Meloni con il placet di Colle e Curia – LaVerità

Il battimani dei giornaloni del Minculpop

Ovviamente i giornaloni del minculpop catto-comunista hanno subito accolto la “novità” con un frenetico battimani da orgasmo pre-coito. L’ossequiente quirinalista Corriere della Sera ha dato grande rilievo all’intervista di Gabrielli, presentandola come la sua vera “discesa in campo”.

Il punto centrale è la collocazione dichiarata nel centrosinistra, ma con l’obiettivo di allargarlo. La Repubblica ha sottolineato soprattutto il profilo di Gabrielli e la sua intenzione di allargare il centrosinistra.

Il Fatto Quotidiano ha messo in evidenza che Più Uno nasce come progetto centrista, ma Gabrielli chiarisce che non vuole un centro autonomo, bensì una componente del centrosinistra.

Il Manifesto ha letto l’operazione nella chiave della ricerca di uno spazio politico “al centro” del centrosinistra, con Gabrielli come figura istituzionale di notevole peso.

Anche ANSA ha collocato l’annuncio nel quadro della contemporanea tensione fra PD, M5S e le altre componenti del centrosinistra.

Più Uno vuole rendere il centrosinistra “più largo, credibile e capace di governo”.

ANSA, che da sempre respira l’aria di Londra, registra l’annuncio di Gabrielli dentro il forte conflitto sulla costruzione del centrosinistra.

Quindi Più Uno nasce nel momento esatto in cui il Campo Largo sta discutendo non soltanto il programma, ma soprattutto la propria architettura.

E questo rende il 10 ottobre, quando verrà presentato formalmente il manifesto, molto più interessante del semplice lancio di un nuovo partito: sarà il momento in cui si potrà capire quanti amministratori, personalità istituzionali, riformisti e civici confluiranno effettivamente nel progetto e, soprattutto, se Ruffini intende essere una componente del Campo Largo oppure uno dei possibili punti di aggregazione dell’intero centrosinistra.

Vedremo a quel punto volti e consistenza dell’armata del Deep State catto-comunista ingaggiata per mettere ordine nel caos del Campo Largo.

La carica dei democristiani di sinistra

Per capire cosa significa Più è necessario prendere coscienza di una genealogia politica, di reti istituzionali e di continuità dalla DC all’area Ruffini-Gabrielli-Prodi, Mattarella-Renzi.

L’analisi va costruita distinguendo tre fenomeni che possono sovrapporsi, ma non sono equivalenti.

Il primo riguarda la continuità politico-culturale di persone e tradizioni che passano dalla Democrazia cristiana di sinistra all’Ulivo, alla Margherita e al PD.

C’è poi la continuità istituzionale: funzionari, dirigenti e personalità che attraversano governi di diverso orientamento, mantenendo incarichi e relazioni nei principali apparati pubblici.

Infine va valutato il coordinamento politico effettivo: persone e organizzazioni che collaborano consapevolmente per costruire un progetto comune, selezionare una classe dirigente o orientare decisioni pubbliche.

L’ipotesi che emerge dalla lettura di fatti e storie è che Più Uno rappresenti il punto di convergenza di queste tre linee e che la tradizione cattolico-democratica ne costituisca il tessuto connettivo.

Per verificarla, bisogna ricostruire la genealogia storica, identificare i protagonisti e cercare le prove dei collegamenti, senza dedurre l’esistenza di una regia occulta dalla sola appartenenza allo stesso ambiente.

 

Lo schema indica una successione di ambienti e convergenze, non una catena di comando dimostrata.

La prima parte della ricostruzione è storicamente fondata: la DC ebbe al proprio interno correnti diverse, compresa quella favorevole al dialogo con la sinistra; dopo la sua dissoluzione, il PPI confluì nell’Ulivo, mentre altri settori democristiani seguirono percorsi differenti.

Eredi di una cultura politica o di una rete di potere?

La questione decisiva è se Più Uno erediti soltanto una cultura politica, oppure anche una rete di relazioni personali e istituzionali che ne accresca la capacità di influenza e di potere.

I due nodi centrali sono Ruffini e Gabrielli.

Ernesto Maria Ruffini è figlio di Attilio Ruffini, dirigente e ministro della Democrazia cristiana, ha diretto Equitalia e l’Agenzia delle Entrate. Nel 2010 partecipò alla prima Leopolda, presentando una proposta di riforma fiscale.

Nel gennaio 2025 richiamò esplicitamente il cattolicesimo democratico e l’Appello ai liberi e forti di don Luigi Sturzo. Lo possiamo considerare un renziano.

Ruffini possiede una genealogia familiare democristiana documentata, un percorso nell’amministrazione fiscale e precedenti contatti con l’area riformista.

Franco Gabrielli ha militato dai 14 ai 24 anni nel Movimento giovanile della DC, arrivando a responsabilità nazionali, in seguito ha diretto il SISDE, guidato la Protezione civile e ricoperto gli incarichi di prefetto di Roma e capo della Polizia.

Nel governo Draghi è stato sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega ai servizi segreti. Il 2 ottobre 2026 ha annunciato l’adesione al progetto Ruffini, dichiarando esplicitamente la collocazione nel centrosinistra.

Gabrielli costituisce il collegamento più evidente tra una formazione giovanile democristiana e una lunga carriera nei vertici amministrativi e di sicurezza. Il suo ingresso è un fatto politico; non prova che gli apparati da lui diretti partecipino al progetto.

Questi due percorsi sono differenti, ma complementari: Ruffini porta una genealogia cattolico-democratica e una competenza amministrativo-fiscale; Gabrielli porta una biografia istituzionale che attraversa sicurezza, emergenze e Presidenza del Consiglio. La loro convergenza è verificabile.

Una rete politica dell’area ulivista

La rete politica attorno a Ruffini: Prodi, Mattarella, Delrio e l’area cattolico-democratica.

Se guardiamo alla rete politica sottostante a Più Uno, emerge un collegamento più interessante della semplice discendenza familiare.

Ernesto Maria Ruffini, Promotore di Più Uno. Attilio Ruffini, padre, dirigente e ministro DC.

Romano Prodi, riferimento politico dell’Ulivo e del cattolicesimo democratico.

Sergio Mattarella, ex DC, PPI e protagonista della stagione dell’Ulivo. Ruffini è stato descritto dalla stampa come vicino a lui.

Graziano Delrio, Senatore PD e organizzatore dell’incontro milanese del gennaio 2025 che diede visibilità politica a Ruffini. L’episodio del gennaio 2025 è importante.

Ruffini intervenne a un incontro dedicato ai cattolici democratici a Milano, con la partecipazione di Delrio e un intervento di Romano Prodi. Il tema era la costruzione di un’area politica capace di riunire culture diverse del centrosinistra, non la fondazione di un partito cattolico separato.

Questo documenta una rete di interlocuzione politica e culturale.

Il secondo livello: amministratori civici e organizzazione territoriale

Più Uno non nasce soltanto attraverso l’adesione di Gabrielli. Prima dell’annuncio del 2 ottobre 2026 esisteva già una rete di comitati, coordinamenti e iniziative pubbliche.

Un caso documentato è quello della Campania: nel febbraio 2026 venne costituito un coordinamento regionale con Tommaso Ederoclite, Ettore Rossi e altri esponenti locali. L’obiettivo dichiarato era creare comitati provinciali e radicare l’associazione sul territorio.

Un secondo caso è l’Alto Milanese, dove i comitati di Legnano e Castano Primo hanno costituito un coordinamento territoriale nel luglio 2026; alla nascita del comitato di Legnano era presente anche il democristiano Bruno Tabacci.

Infine, c’è Alessandro Onorato, assessore di Roma e promotore di Progetto Civico Italia. Gabrielli ha indicato esplicitamente la possibilità di un confronto con lui e con altre esperienze civiche e riformiste.

Tuttavia, a luglio 2026 Ruffini dichiarava di non essere a conoscenza di un coordinamento formale delle forze centriste proposto da Onorato. Quindi l’interlocuzione politica è documentata, ma non va trasformata in un’alleanza già perfezionata.

Il nodo del «deep state»

La continuità delle élite non è necessariamente illegale o segreta. Può derivare da competenze professionali, reti di fiducia, percorsi associativi, appartenenze culturali e meccanismi ordinari di reclutamento della classe dirigente.

È interessante ricostruire gli incontri, gli organizzatori, le associazioni partecipanti e i promotori politici dal gennaio 2025 alla costituzione di Più Uno.

Ricostruire incarichi, collaborazioni pubbliche e rapporti politici durante i governi di centrosinistra, Conte e Draghi, distinguendo gli incarichi formali dalle relazioni personali.

Le fonti consentono di individuare una convergenza tra tradizione cattolico-democratica, competenze amministrative e figure provenienti da istituzioni di vertice.

La genealogia personale di Ernesto Maria Ruffini è particolarmente significativa.

È figlio di Attilio Ruffini, più volte ministro della Democrazia Cristiana negli anni Settanta, e nipote del cardinale Ernesto Ruffini. Suo fratello Paolo è prefetto del Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede.

Ruffini ha inoltre lavorato nello studio tributario di Augusto Fantozzi, altro esponente della tradizione economico-istituzionale del centrosinistra e ministro nei governi dell’Ulivo.

Quindi, già qui abbiamo una continuità familiare cattolico-democratica e istituzionale, ma non è corretto trasformarla automaticamente in una prova di una regia politica.

Ruffini ha dichiarato: «Io sono cresciuto con i comitati per l’Ulivo». Il suo Più Uno utilizza un’identità grafica che il Corriere della Sera ha rilevato essere molto simile a quella dell’Ulivo di Romano Prodi: lettering blu e segno rosso. Lo stesso articolo colloca esplicitamente il progetto nella tradizione del centrosinistra moderato e riformista.

Non è quindi una semplice associazione fatta dall’esterno: il riferimento all’Ulivo è dichiaratamente assunto dallo stesso Ruffini.

E nel novembre 2025 ANSA riportava che, per Ruffini, l’Ulivo era un «modello non ripetibile» ma un’«atmosfera» che poteva essere riprodotta: uno spazio aperto capace di riunire culture diverse.

Più Uno nasce esattamente come “nuovo Ulivo”

La struttura originaria è molto significativa. Nel 2025 non nasce immediatamente un partito.

Nascono comitati territoriali, con l’idea di costruire partecipazione dal basso.

A novembre 2025 erano già oltre 300 comitati, con circa 600 persone presenti alla prima assemblea nazionale. La platea comprendeva: società civile; esponenti cattolici; esponenti PD; ex esponenti M5S; amministratori locali; esponenti dell’area riformista.

HuffPost descriveva infatti la prima assemblea proprio come un intreccio fra «politici, cattolici, società civile». Tra i presenti figuravano anche la vicepresidente del PD Chiara Gribaudo, l’ex M5S Vincenzo Spadafora (presentò Conti quando ancora era uno sconosciuto avvocato), e diversi esponenti provenienti dal PD.

Questo è molto più interessante della semplice presenza di Gabrielli.

La traiettoria politica è abbastanza chiara

Possiamo rappresentarla così:

Democrazia Cristiana

Questa genealogia politica e culturale è sostenibile.

C’è un elemento ancora più interessante: lo Stato

Qui secondo me la tua ipotesi diventa analiticamente interessante.

Ruffini non è semplicemente un politico; è stato: studio Fantozzi, Equitalia, Agenzia delle Entrate, Presidenza dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione, Più Uno.

Nel 2015 viene nominato AD di Equitalia; nel 2017, su proposta del ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, diventa direttore dell’Agenzia delle Entrate, poi torna alla guida dell’Agenzia nel 2020 e vi rimane fino al 2024.

Quindi il percorso è: politica cattolico-democratica, alta amministrazione dello Stato, costruzione di un soggetto politico. Questo è un dato.

Gabrielli proviene dall’apparato dello Stato: Polizia, SISDE, Protezione civile, Prefettura, Capo della Polizia, Autorità delegata alla sicurezza.

Questa è una combinazione politicamente particolare:

Più Uno

Fisco, alta amministrazione, sicurezza, tradizione cattolico-democratica, Ulivo: questa sovrapposizione è documentabile.

Più Uno dichiara apertamente cosa vuole fare

Ruffini non presenta Più Uno come un partito destinato semplicemente a competere con il PD.

Dice esplicitamente che vuole: «contribuire a una coalizione di centrosinistra» e che il partito è uno strumento per un’aggregazione più grande.

Ancora più esplicitamente, nell’intervista a Repubblica, dice che Più Uno non nasce per costruire una lista di centro, ma per allargare il consenso del centrosinistra.

E nel gennaio 2026 Ruffini aveva già chiarito che Più Uno non voleva essere una “stampella” del PD, ma recuperare la capacità dell’Ulivo di mettere insieme: socialisti, cattolico-democratici, liberali, riformisti, civici.

Questa frase è fondamentale perché descrive praticamente la formula originaria dell’Ulivo.

Più Uno, pertanto, appare pertanto come un tentativo di ricostruzione politica della tradizione dell’Ulivo attraverso una nuova aggregazione civico-istituzionale, nella quale confluiscono una componente cattolico-democratica, una componente riformista e una significativa provenienza dall’alta amministrazione dello Stato.

L’ingresso di Franco Gabrielli aggiunge a questa rete una figura proveniente ai massimi livelli degli apparati di sicurezza e dell’amministrazione pubblica.

Non v’è dubbio che l’Ulivo in quarant’anni ha riempito lo Stato di personaggi di sua fiducia, costituendo una rete che è semplicemente definibile deep state ulivista; uno stato profondo dell’area prodiana, diverso da quello della Democrazia cristiana e ancor più diverso da quello ereditato dal fascismo.

Ora, in presenza di un’incapacità evidente del Campo Largo di avere una qualsiasi posizione politica decente e comprensibile, il deep state ulivista entra in campo direttamente.

Siamo di fronte alla continuità di una classe dirigente politico-amministrativa formatasi nell’area dell’Ulivo e successivamente confluita in istituzioni, amministrazioni, partiti, fondazioni e reti civiche.

La differenza rispetto alla vecchia DC è importante

L’Ulivo nasce nel 1995 dall’incontro fra PDS, PPI, Verdi e altre forze e diventa la base parlamentare dei governi Prodi, D’Alema, Amato e poi nuovamente Prodi. Nel 2007 quella esperienza confluisce nel PD attraverso la fusione di DS e Margherita.

Quindi non abbiamo semplicemente una successione di governi: DC, PCI/PDS, Ulivo, PD, ma la formazione progressiva di un nuovo centro di gravità della Repubblica, nel quale confluiscono: ex comunisti riformisti, cattolici democratici, socialisti/repubblicani, tecnici dell’amministrazione, mondo associativo, classe dirigente europea.

Ed è qui che la definizione di “deep state ulivista” diventa interessante.

Già nella XIII legislatura troviamo proposte dell’area Ulivo sulla relazione tra funzioni politiche e gestionali nelle amministrazioni, sulle nomine negli enti pubblici e sull’interazione tra dirigenti pubblici e privati.

Questo è importante perché dimostra che l’esperienza ulivista non fu soltanto una coalizione elettorale: fu anche una stagione di riforma dell’architettura amministrativa dello Stato.

Il passaggio successivo è: politica, amministrazione, autorità indipendenti, grandi enti pubblici, istituzioni europee, fondazioni/think tank, nuove formazioni politiche.

Il dato da considerare è che una parte della classe dirigente istituzionale che per decenni ha operato dentro lo Stato entra ora direttamente nella competizione politica.

Più Uno non viene presentato come una semplice lista elettorale aggiuntiva, ma come tentativo di costruire prima una nuova architettura del centrosinistra e poi una leadership.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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