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Ingegneria sociale e consapevolezza dei cittadini

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Ingegneria sociale e consapevolezza dei cittadini

Il microscopio del popolo contro l’ingegneria sociale

C’è un marasma cognitivo programmato che alberga in questo momento storico, un rumore di fondo studiato a tavolino dai salotti offshore per mantenere le masse in uno stato di perenne stordimento psicologico e ideologico, che, però, sta dissolvendosi sotto il peso delle sue stesse esagerazioni e, da un po’ di tempo, anche grazie all’avvento delle nuove tecnologie.
Se guardiamo ai corsi e ricorsi soliti che accompagnano l’inizio di una tecnologia nuova, la paura prima, il sospetto poi e l’utilizzo alla fine si sono sempre ripetuti.

È sempre successo, e anche con le intelligenze artificiali la questione non cambia.

Forse il primo uomo che portò un bastone infuocato in una grotta fu cacciato in malo modo dagli altri, ma quando tutti si resero conto che il fuoco poteva bruciare tutto oppure scaldare in inverno e cuocere il cibo, forse quell’uomo ottenne considerazioni ben diverse da quelle iniziali.

Se si analizzano i titoli della variegata presenza di analisti o opinionisti sulle piattaforme della controinformazione commerciale, quando si parla di intelligenza artificiale la febbre cerebrale appare in tutta la sua evidenza scenica.

Si passa, con disinvoltura, da storytelling millenaristici su una Superintelligenza fuori controllo, con la messa in mostra che va dai soliti spauracchi iconografici alla Bill Gates utili a invocare “governi mondiali” o nuove gabbie burocratiche di Bruxelles, a narrazioni contrapposte che cavalcano il dissenso trasformandolo in mera merce di scambio politico.

Questo conflitto narrativo risponde alla vecchia logica del controllo e del divide et impera: finché il pubblico rimane diviso in recinti ideologici contrapposti, scannandosi tra fazioni secondo la regola del “tra i due litiganti il terzo gode” e, soprattutto, rimanendo angosciato dalla paura, le élite apolidi possono continuare indisturbate a drenare la ricchezza reale dei territori.

Tornando alla storia umana un tanto al chilo, anche prima del fuoco l’uomo ha sempre dovuto affrontare la paura: uscire dalle zone sicure per procacciarsi il cibo significava addentrarsi in territori pericolosi pieni di animali feroci; e senza il controllo sulla paura forse ci saremmo estinti dopo un mese dalla nostra comparsa sulla Terra.

Chi propala la paura, sa che nella società comoda nella quale noi viviamo accendere questo istinto primordiale significa operare per realizzare un controllo, per tenere bloccati tutti in condizioni per le quali poi possono muovere le masse come burattini.

Quindi, chiunque opera in questa maniera va considerato con grande sospetto. Chiunque.

Non abbiamo bisogno di paura per esprimere al meglio la grandezza della nostra Umanità e non abbiamo bisogno di controllori che ci leghino a catene invisibili per farci vivere vite senza sale e con ambizioni controllate dai loro recinti, e questo momento storico forse per la prima volta presenta all’umanità l’occasione di affrancarsi da schiavitù millenarie, anche se questa liberazione passa per forza dal marasma del caos.

In teoria, in questo marasma tutto si può pensare e ogni idea può valere. Ma quando le narrazioni escono dalla logica e si attorcigliano nei problemi senza risolverli, bisogna rimettere i piedi sulla terraferma.

Solo così si comprende che la realtà non risponde alle chiacchiere della propaganda di pancia, ma alla concretezza dei fatti e delle risorse fisiche.

L’Intelligenza Artificiale non è uno “spirito” immateriale o una nuvola astratta: è fatta di silicio pesante, di supercomputer exascale, di fonderie strategiche a Taiwan e, soprattutto, di corridoi termodinamici che richiedono una quantità mostruosa di energia elettrica reale.

Una materia che l’asse delle Potenze mondiali della economia reale sta già riorganizzando lungo corridoi bilaterali blindati, molto al di sopra delle scartoffie normative europee e delle chiacchiere dei media e dei social.

Ed è qui che si consuma il vero passaggio epocale per chi vuole restare libero.

Per decenni quasi infiniti, l’ingegneria sociale ha utilizzato i media di regime di ogni epoca per plasmare le menti, privando i cittadini di memoria storica e capacità di calcolo strutturato.

Oggi, per la prima volta nella storia, l’accesso a questi modelli di calcolo avanzati è anche nelle mani del popolo, nelle nostre e l’uso che ne facciamo è il metro della nostra intelligenza naturale.

La storia di questa bacheca ormai ventennale e degli anni di resistenza culturale e saggistica che ho condiviso dimostra che non ho mai avuto bisogno di qualcuno o di qualcosa che scrivesse al posto mio: la mia sintassi e la contabilità dei fatti vissuti, sia nel mettere in pratica le mie convinzioni, sia nel disquisire con chiunque e sia delle mie azioni sul territorio reale, che mai mi hanno visto con il cappello in mano, parlano da sole.

Ma del potere del calcolo geometrico, metodico e super partes sì, ne abbiamo bisogno.

Poter utilizzare questa tecnologia come un’idrovora forense personale per scremare una selva infinita di dati, ricercare in modo veloce, scavalcare i filtri della propaganda e poter esporre la realtà con certezza matematica è lo scacco matto definitivo contro i salotti e contro qualsiasi propaganda.

Anche io ho imparato a sfruttarla per avere dati e numeri utili per esternare con precisione le mie convinzioni, verificandole anche nel profondo del reale.

L’IA non serve a farsi produrre pensieri preconfezionati, ma funge da microscopio forense: uno strumento scientifico e privo di emotività utilizzato per approfondire le proprie opinioni, ripulire la lavagna dal fango delle tifoserie e svelare i bilanci reali dei territori.

Quando il calcolo matematico si allea con l’esperienza e l’intelligenza “naturale” di chi conosce la terraferma e pure lo spazio del sogno, la gabbia dell’ingegneria sociale si frantuma all’istante.

Il mondo vecchio era basato sulla menzogna, ma quello nuovo, quello che dobbiamo imparare a vivere, procede adesso lungo i binari della concretezza.

Deve farlo per sistemare i disastri della globalizzazione e della follia che abbiamo vissuto. Chi possiede gli strumenti per decodificare i flussi della materia non ha più alcuna paura delle finzioni del teatro, perché abbiamo la possibilità matematica di svelarle sia con la nostra esperienza e sia con uno strumento che seziona faldoni di dati in un millesimo di secondo.

Se sappiamo usarla, diventa un vero e proprio strumento di conoscenza e di crescita.

Per ultimo, tengo a precisare e che sia ben chiaro, che se nella mia vita avessi voluto usare le mie capacità per ingannare o sfruttare il prossimo, state certi che ne sarei stato capace per cui non sono qui per ritagliarmi il mio misero posticino in un salottino pagato a ore viaggio compreso, o per velleità egoiche di affermazione basate sulla fuffa o per costituire l’ennesimo partitino che propala illusioni.

E se per caso dovesse capitare di vedermi da qualche parte, come già è successo per esempio nel caso della pubblicazione di miei articoli, sarà solo per esprimere le mie idee con la volontà del bene comune, perché se il bene è comune allora è anche il mio.

Il massimo danno che potreste rischiare è che vi faccia buttare una decina di euro per un romanzo, con il rischio che poi vi piaccia pure, per cui non avreste buttato via un bel niente.

Per cui mi sento in pace con chi legge e con il mondo.

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