Mai un avvenimento come Rimini, ed i commenti successivi al discorso di Meloni, hanno rappresentato in tutta evidenza lo stato comatoso della politica in Italia. In sintesi: tutta la maggioranza commenta: “Com’è brava” e tutta l’opposizione – con qualche perla in aggiunta – commenta “Fa solo propaganda”. Le perle? “Non parla dei salari bassi”: infatti è ormai accertato che i Sindacati non servono a nulla e tocca al Governo la contrattazione. Un’altra perla? Renzi: “non parla dell’aumento dei costi dei libri di scuola”. Perché infatti la politica economica si fa imponendo agli editori di calmierare i prezzi, oppure obbligando gli insegnanti a non cambiare – quasi sempre inutilmente – i testi scolastici ogni anno.
Si chiama, in entrambi i casi, “petizione di principio”: è il sofisma in cui s’incorre quando si presuppone implicitamente dimostrata la stessa tesi che s’intende di dimostrare. E’ fuggire dalle proprie responsabilità. E’ la foto di cervelli vuoti, incapaci di dire perché pensano quello che pensano; ovvero di cervelli all’ammasso, che non sanno come andare oltre gli slogan. Oltretutto di scarsa qualità.
Invece su quello da detto da Meloni c’è da fare discorsi importanti. Politici e programmatici. Quello politico lo accenna Polito. La sintesi è nell’affermazione: «È dunque avvenuta la trasformazione della crisalide di una destra populista in una donna di governo sempre più vicina ai Popolari europei?». Interrogarsi su questo, che è una mia tesi da almeno due anni, significa non poco nel definire la politica della opposizione e fino alle nuove elezioni nazionali.
Il discorso programmatico, altrettanto, potrebbe e dovrebbe svilupparsi con attenzione. Sono state dette cose interessantissime. Puntare sul ceto medio e su un aiuto concreto alle giovani coppie ed a chi è oggi fuori sede per studio o lavoro, è indicazione di programma economico che gronda politica da ogni poro; e che non può liquidarsi con slogan, positivi o negativi che siano.
La scelta degli strumenti per realizzare questi obiettivi sono altrettanto meritevoli di analisi.
Sappiamo che è in atto un dibattito sul costo di una riduzione dell’IRPEF per il ceto medio che comprende anche il rapporto con il mondo finanziario: a Rimini è stato riaccennato. Va chiesto di partecipare al dibattito che costruisce questa ipotesi, ora e non al momento del “voto di fiducia” che incombe inevitabile come sempre. Ad un dibattito: cioè un confronto basato su dialogo e ipotesi e non sulle cretinate che dice Boccia, leader delle petizioni di principio.
E l’ipotesi di un piano casa va discusso nelle sue positività economiche e nelle sue negatività. Innegabile che dia una frustata alla produzione, innegabile che l’attività edile sia da sempre volano per lo sviluppo, da valutare fino a che punto esso sfrutta materiali che sarebbero tra quelli che non importiamo dall’America e dunque senza dazi. Ma anche innegabile che l’impegno economico necessario si presenta come investimento in tecnologie povere, che forse – e va accertato – toglie risorse all’adeguamento tecnologico di cui le nostre imprese hanno bisogno come il pane. Ed il piano va completando spiegando come il “calmieramento” ipotizzato potrà realizzare il progettato incentivo a metter su famiglia e a fare figli.
Sullo sfondo, ma non tanto, l’indicazione di «trovare gli strumenti» per la libertà educativa e per una effettiva «parità scolastica», campo in cui «l’Italia è rimasta l’ultima nella Ue». Tutto da chiarire senso e significato, che tuttavia fa intravedere un alone di grande interesse specie se allargato alle materie di insegnamento.
Questo e tanto altro dovrebbe fare l’opposizione. E la maggioranza non può limitarsi ad applaudire Meloni. Deve partire dalle anticipazioni date a Rimini e dire molto di più. Deve assumersi responsabilità in più. A dispetto di quelli che non ci hanno mai creduto l’Italia, in termini di finanze e bilancio, non è più “la malata di Europa”, o lo è meno di Francia, Germania; e forse Inghilterra (lo si scoprirà tra poco). Le crisi internazionali che si immaginava si esaurissero sono invece in pieno rigoglio. La prossima finanziaria è di una importanza senza precedenti. Anche perché il futuro dell’Europa è in discussione.
Insomma c’è bisogno di discutere con intelligenza. Proprio quella, ahimè, che manca.




