Una necessità della società civile non più procrastinabile
Non vogliamo essere antipatici ma riteniamo che lo scollamento tra società civile e magistratura si basi, in grande parte, sulla non attuazione della legge sulla responsabilità civile dei magistrati.
Basta guardare le statistiche e rendersi conto che quanto affermiamo non è fantasia ma una cruda realtà.
Siamo di fronte a un imperativo categorico senza se e senza ma.
Occorre fare una riflessione approfondita su di una questione che, spesso, è sottaciuta o conosciuta solo dagli addetti ai lavori.
Grande cassa di risonanza mediatica (e in questo caso, giustamente) è data a casi di mala giustizia, quali quelli di Zuncheddu e altri che sono stati oggetto di veri e propri errori giudiziari.
L’errore giudiziario grave o gravissimo non è oggetto di alcun risarcimento, a differenza di quello che pensa la gente comune.
Nel caso che si ravvedano gli estremi di legge si arriva a un mero indennizzo a carico delle Casse dello Stato.
Quindi, a carico di tutti i cittadini italiani.
Ma c’è un altro fatto non meno grave, che incide sulle vite delle persone e delle società coinvolte.
I sequestri preventivi o conservativi o probatori di quote societarie o i sequestri preventivi, nel caso di reati edilizi, di beni e di immobili realizzati, in modo totale o parziale.
La tutela prevista dal codice non è in discussione.
Se vi sono gli estremi per sequestrare, l’AGO deve sequestrare, anche da ultimo l’inchiesta milanese ne è un esempio.
Se il sequestro si protrae per mesi e anni e in questi mesi e anni si polverizzano i ricavi delle aziende che si sono trovate nel bel mezzo della vicenda, il risultato non è solo la “morte” dell’azienda, ma la crisi di intere aziende e dei loro addetti e dei loro dipendenti e delle loro famiglie.
Se tutto ciò, poi, ha come esito un’assoluzione in sede di giudizio, il tema dei risarcimenti si fa scottante e gravissimo.
In questi casi vi è una necessaria variabile da considerare: il tempo
necessario per l’accertamento giudiziale.
Il tempo per l’accertamento giudiziale non è in linea con le necessità dell’economia reale e della vita sia delle aziende sia delle persone che in quelle aziende vivono e lavorano.
Si assiste per fisiologica incapacità del sistema di dare una soluzione reale al tema del fallimento di aziende alla precarietà/povertà di intere famiglie.
Un problema reale.
Sia nel caso dell’errore giudiziario relativo alla libertà personale sia nel caso di un sequestro preventivo o probatorio su attività economiche che si riveli errato vi è la necessità del risarcimento.
Risarcimento che non può che essere integrale e senza balzelli giuridici che vanno a proteggere alcuno.
La riforma della legge sulla responsabilità civile dei magistrati non sappiamo se è un progetto di questo governo e non sappiamo se fa parte del calendario delle sedute delle aule parlamentari, ma è una necessità della società civile che non è procrastinabile.
Responsabilità aquiliana o contrattuale che sia il privato cittadino risponde. Il professionista è obbligato ad avere una polizza assicurativa.
Non si comprende il motivo per il quale i magistrati nel nostro sistema siano gli unici che, se sbagliano, lo decidono loro e se, per caso, qualcuno dice che hanno sbagliato, paga “Pantalone” (nota maschera veneziana), ovvero, il popolo.
Non è che se loro avessero una responsabilità diretta sarebbero meno liberi e indipendenti; sarebbero solo più responsabili.
Forse, sono molto meno liberi se appartengono a una corrente politicizzata e operano per conto di qualcuno.
La responsabilità diretta dei magistrati (assicurati) è una scelta di dignità che il magistrato stesso dovrebbe pretendere.
Perché un magistrato responsabile dei propri atti è un magistrato libero.





