La logica di Bruxelles è quella della Stasi – Controllo della chat e delle automobili. Provvedimenti restrittivi della libertà di comunicazione che affermano che l’Europa è in guerra
L’Unione Europea ormai ha assunto la postura di una dittatura stalinista, introducendo le logiche della Stasi, ben messe in luce dal film “Le vite degli altri” (“Das Leben der Anderen”), un’opera cinematografica drammatica del 2006, scritta e diretta da Florian Henckel von Donnersmark.
Il dramma si confronta con la storia della Repubblica Democratica Tedesca e indaga lo scenario culturale della Berlino Est controllata dalle spie della Stasi (il Ministero per la Sicurezza dello Stato), temuto organo di sicurezza e spionaggio interno.

In pochi giorni l’Unione Europea, attraverso vari organi, ha emanato misure lesive della libertà di pensiero, di espressione e tese a indagare ciò che facciamo, diciamo e dove andiamo.
Un intervento, assolutamente lesivo della libertà di espressione e di pensiero arriva dalla Corte di giustizia dell’Unione europea (CGUE), la quale ha recentemente chiarito l’applicazione del divieto di diffusione di contenuti russi, in particolare di Russia Today (RT).
La Corte (sentenza principale recente (2 luglio 2026 – Causa C-67/25, Traugott Ickeroth) ha stabilito che il divieto di diffondere contenuti di RT (imposto dalle sanzioni UE nel contesto dell’aggressione russa all’Ucraina) si applica anche a siti internet accessibili gratuitamente al pubblico, gestiti da privati, senza scopo di lucro e finanziati solo da donazioni volontarie.
Il concetto di “operatore” soggetto al divieto è ampio: include qualsiasi persona (fisica o giuridica) responsabile, direttamente o indirettamente, della messa a disposizione dei contenuti vietati. Non conta lo scopo di lucro, la natura economica dell’attività, le modalità di finanziamento, la portata o la durata della diffusione.
Questa interpretazione, secondo la logica da Stasi ormai dilagante a Bruxelles, garantirebbe l’efficacia delle misure restrittive per contrastare la propaganda e tutelare l’ordine pubblico e la sicurezza dell’UE.
L’origine del caso è un procedimento penale, guarda caso in Germania, dove stalinismo e nazismo si coniugano alla perfezione, contro tre persone che avevano ripubblicato video di RT Germany su un sito gratuito.
Il giudice tedesco (Landgericht Saarbrücken) ha chiesto un rinvio pregiudiziale alla CGUE.
Nel marzo 2022, l’UE ha sospeso le attività di radiodiffusione di RT (in varie lingue, inclusa RT Germany) e Sputnik tramite Decisione (PESC) 2022/351 e Regolamento (UE) 2022/350, inseriti nell’Allegato XV del Reg. 833/2014.
Il divieto riguarda trasmissione, distribuzione e messa a disposizione dei contenuti con qualsiasi mezzo.
Nel 2022, il Tribunale dell’UE (sentenza T-125/22, RT France c. Consiglio) aveva già confermato la legittimità del divieto, bilanciando la libertà di espressione (Art. 11 Carta dei diritti fondamentali) con la necessità di contrastare la disinformazione sistematica e la propaganda bellica.
Il divieto totale è stato ritenuto proporzionato in tempo di guerra, affermando così, senza che nessun governo l’abbia dichiarata, che i Paesi dell’Unione Europea sono in guerra.
La sentenza del 2026 chiude potenziali “vie di fuga” (siti mirror o ripubblicazioni non commerciali) e rafforza l’applicazione uniforme in tutta l’UE.
In Italia e negli altri Stati membri, le autorità nazionali devono applicare integralmente queste misure.
Per dettagli ufficiali, consultare il comunicato stampa della CGUE n. 94/26 https://curia.europa.eu/site/upload/docs/application/pdf/2026-07/cp260094en.pdf o il testo della sentenza su https://curia.europa.eu.
Ovviamente, e qui c’è l’elemento stupidamente lesivo della libertà, chiunque può accedere ai contenuti della propaganda russa andando alla fonte e usando i traduttori automatici per comprendere cosa pensano a Mosca.
Viene invece conculcata la possibilità di usare alcuni elementi dell’informazione russa, magari per criticarli o per debancarli, neologismo desunto dall’inglese che significa sfatare, confutare.
In buona sostanza se si usa un filmato, una fotografia, ad esempio di Russia Today, anche per dire che racconta cosa sbagliate, puoi essere oggetto di sanzioni penali.
Persino la critica è impedita.
Il provvedimento degno di una deriva nazi-stalinista, è uno dei tanti.
Con la scusa della lotta alla pedofilia e alla pedopornografia, si è introdotto il controllo delle mail e della chat.
Il “Chat Control” (o CSAR – Child Sexual Abuse Regulation) è una proposta di regolamento UE per prevenire e contrastare gli abusi sessuali sui minori online, in particolare la diffusione di materiale pedopornografico (CSAM).
È nota con questo nome critico perché prevede meccanismi di scansione delle comunicazioni digitali private.
La situazione attuale è che il Parlamento Europeo ha approvato il 9 luglio 2026 la proroga della deroga temporanea al regolamento ePrivacy. Questo permette alle piattaforme di scansionare volontariamente messaggi, email e contenuti per rilevare CSAM noto. La misura è estesa fino al 3 aprile 2028.
Il voto è stato controverso: una maggioranza dei presenti ha votato contro (314 contrari, 276 favorevoli), ma non si è raggiunta la maggioranza assoluta di 361 voti necessaria per bloccarlo (a causa di procedura d’urgenza e assenze).
In prima linea a sostenere l’intromissione nella nostra vita privata il Partito popolare europeo.
Il Parlamento ha introdotto emendamenti che escludono le comunicazioni con crittografia end-to-end (come WhatsApp, Signal, ecc.) dal campo di applicazione.
Chat Control 2.0 (permanente), la versione completa del regolamento, è ancora in discussione (negoziati triloghi tra Parlamento, Consiglio e Commissione).
La parte più controversa (scansione obbligatoria client-side anche su chat cifrate) è stata fortemente ridimensionata o rimossa nelle posizioni recenti, ma resta aperta la possibilità di misure future. I negoziati riprenderanno a settembre 2026.
Cosa prevede in sintesi l’occhiuto provvedimento che entra nelle nostre vite private?
L’obiettivo ufficiale è obbligare o incentivare i provider (messaggistica, email, social, servizi di hosting) a rilevare, segnalare e rimuovere materiale di abuso sessuale su minori, con obblighi di reporting e rilevamento; possibilità di “detection orders” (ordini di scansione) su base mirata o, nella versione originale, più ampia.
Il rischio è che con la scusa della lotta alla pedofilia e alla pedopornografia si attui una sorveglianza di massa e violazione della privacy. Il provvedimento incompatibile con diritti fondamentali (Carta UE dei diritti fondamentali).
Il sospetto che a Bruxelles si pensi di instaurare una sorveglianza di massa prende corpo se si pensa che si vorrebbe evolvere un sistema già previsto per il controllo delle auto a distanza.
L’Unione Europea ha già introdotto il sistema ISA (Intelligent Speed Assistance) per il controllo della velocità sulle auto nuove.
Dal 7 luglio 2024, tutte le auto nuove (immatricolate o prodotte dopo quella data) vendute nell’UE devono essere equipaggiate con l’Intelligent Speed Assistance (ISA), previsto dal Regolamento UE 2019/2144.
Per i nuovi modelli presentati dal 2022 era già obbligatorio, ma dal 2024 vale per tutte le nuove vetture. Non si applica, per ora, alle auto già in circolazione.
Il sistema usa telecamere (sul parabrezza) per leggere i cartelli stradali e dati GPS o mappe digitali per conoscere i limiti di velocità, avvisa il conducente (suoni, vibrazioni, display) se si supera il limite e può intervenire limitando la potenza del motore o frenando leggermente per rallentare l’auto (soprattutto nelle versioni più avanzate).
Il conducente può disattivarlo (ma deve rifarlo a ogni avviamento del motore).
L’obiettivo ufficiale è ridurre gli incidenti legati all’eccesso di velocità (una delle principali cause di sinistri), con stime di calo fino al 20% delle vittime stradali.
È davvero “controllo a distanza”? Non propriamente, almeno per ora.
Il sistema opera localmente all’interno dell’auto (telecamere più mappe/GPS onboard). Non trasmette continuamente dati di posizione al governo, né permette interventi remoti esterni.
Ci sono però discussioni in corso per evoluzioni future (possibilmente dal 2030): sistemi più incisivi che intervengano automaticamente riducendo la potenza in caso di superamento persistente del limite, con maggiore integrazione satellitare/GPS. Sono allo studio, ma non ancora normati.
Ovviamente il sistema si presta a stabilire dove siamo, dove andiamo, quando andiamo.
Tutti questi provvedimenti contrastano decisamente con la Costituzione italiana.
L’articolo 15 della Costituzione italiana, infatti, tutela la libertà e la segretezza di ogni forma di comunicazione (lettere, telefonate, e-mail, chat).
Le limitazioni sono possibili solo tramite un atto motivato dall’autorità giudiziaria (riserva di giurisdizione) e in stretta osservanza della legge.
Mentre l’articolo 21 tutela la libertà di manifestazione del pensiero al pubblico, l’articolo 15 protegge le comunicazioni dirette a uno o più destinatari determinati.
La formula “ogni altra forma di comunicazione” rende la norma costantemente attuale, estendendo la protezione costituzionale a tutti i moderni mezzi digitali (come SMS, app di messaggistica e posta elettronica).
Nessun’altra autorità, compresa la polizia o il governo, può intercettare o bloccare le comunicazioni senza il mandato di un giudice, il quale deve emettere un provvedimento scritto e motivato.
L’Unione Europea, per come si può constatare, è sempre più una dittatura vera e propria, molto simile a quella in funzione nella Russia stalinista o nella Germania nazista o, ancora, nella distopica logica orwelliana dei fabiani.






