Altri mitologemi pluri-riciclati nella storia
Troviamo molti altri mitologemi usati in più modi nel corso del tempo, ai fini di più psy-ops.
L’adattamento e il riciclo di strutture mitiche o narrative preesistenti è la regola aurea della misinformazione strategica.
Un mitologema efficace riduce i costi di penetrazione cognitiva: il pubblico riconosce già la struttura della storia, quindi tende ad accettarla più facilmente, anche se il bersaglio politico è stato completamente invertito.
Tre celebri mitologemi sono stati smontati, rimontati e riciclati per scopi opposti nel corso dei secoli.
Il mitologema del “Sacrificio Rituale del Fanciullo” (L’Accusa del Sangue)
È uno dei moduli narrativi più devastanti della storia, basato sull’archetipo di una minoranza occulta che rapisce e sacrifica bambini per estrarne una forza vitale o per scopi rituali.
Conoscere la storia delle sue metamorfosi e comprendere la variabilità del contenuto/bersaglio è fondamentale per combattere i pregiudizi e l’odio che esso alimenta ancora oggi.
Esso si presenta nelle seguenti configurazioni.
Psy-op Antica (I Secolo d.C. – Impero Romano)
Il bersaglio originale furono i primi cristiani. Gli intellettuali pagani e le autorità romane diffusero la voce che i cristiani, durante le loro assemblee segrete (le “agapi”), sacrificassero neonati e ne bevessero il sangue, presentandoli come una setta di antropofagi sovversivi per giustificarne la persecuzione.
Primo Riciclo (Medioevo – Novecento)
Il mitologema subì, per mano dei cristiani, una radicale virata a danno degli ebrei. L’accusa del sangue – l’uccisione di bambini cristiani per impastare il pane azzimo pasquale – divenne lo strumento principe di psy-ops ecclesiastiche e statali per scatenare pogrom, confiscare beni e deviare il malcontento popolare dalle autorità (un esempio celebre è il caso di Simonino di Trento nel 1475).
Secondo Riciclo (Contemporaneo – QAnon)
Lo stesso identico modulo è stato riattivato negli ultimi anni contro l’élite progressista globale e hollywoodiana. La narrazione del “Pizzagate” e di QAnon sostiene l’esistenza di una cabala di pedofili globalisti che rapisce bambini per torturarli ed estrarre l’adrenocromo, una presunta sostanza ringiovanente.
Il meccanismo psicologico profondo è immutato rispetto al I secolo, ma il bersaglio è diventato la classe politica liberal-massonica.
Il mitologema del “Falso Testamento dell’Imperatore”
La struttura prevede il finto ritrovamento delle ultime volontà scritte di un grande leader del passato, in cui si svela un piano segreto e generazionale per la conquista del mondo.
Ecco le sue tre configurazioni storiche.
Il Testamento di Pietro il Grande (1812)
Fabbricato materialmente dalla propaganda di Napoleone Bonaparte alla vigilia della campagna di Russia. Nel falso testo, lo Zar Pietro I delineava un piano secolare affinché la Russia sottomettesse l’intera Europa, controllando i Dardanelli e invadendo l’India. Serviva a Napoleone per compattare l’Europa continentale in una “guerra preventiva” contro il barbaro invasore orientale.
Il Riciclo Britannico (Ottocento/Novecento)
Il Foreign Office britannico ripescò lo stesso testo durante la “Grande Sezione” (il Grande Gioco in Asia centrale) e poi durante la Prima Guerra Mondiale per giustificare l’alleanza e il successivo contenimento della Russia, agitando lo spauracchio del testamento geopolitico ogniqualvolta Mosca si avvicinava all’India o a Costantinopoli.
Il Testamento di Tanaka (1927)
Una perfetta replica asiatica del medesimo schema. Presentato come un memoriale segreto del Primo Ministro giapponese Tanaka Giichi all’Imperatore, descriveva una strategia in cinque fasi per conquistare la Manciuria, la Cina e infine il mondo.
Gli storici tendono oggi a considerarlo un falso, orchestrato probabilmente dai servizi segreti cinesi o sovietici, o da fazioni interne giapponesi, per allertare gli Stati Uniti e l’opinione pubblica mondiale sul pericolo del militarismo nipponico.
Il mitologema della “Donazione di Costantino” e la translatio imperii
Il mito del documento imperiale che cede la sovranità territoriale e spirituale per diritto divino. Ecco due sue configurazioni.
Uso Guelfo/Pontificio (Medioevo)
Il falso, redatto verosimilmente nell’VIII secolo dalla Cancelleria pontificia, serviva a legittimare il potere temporale dei Papi sull’Occidente e a contrastare le pretese dei Longobardi prima e degli Imperatori del Sacro Romano Impero poi.
Il Riciclo Ghibellino/Imperiale (Inversione argomentativa)
Quando nel XV secolo Lorenzo Valla dimostrò filologicamente la falsità del documento, la scoperta non fu usata solo per difendere la verità storica, ma divenne un’arma di contro-propaganda formidabile nelle mani della Corona d’Aragona e, successivamente, dei riformatori protestanti.
Il mitologema della generosità di Costantino venne rovesciato nel mito della “corruzione costantiniana”: l’atto di Costantino (falso o vero che fosse) veniva descritto come il momento esatto in cui il veleno del potere temporale aveva infettato la sposa di Cristo, legittimando così la requisizione dei beni ecclesiastici da parte dei sovrani del Nord Europa.
Il canovaccio mitico, insomma, non muore mai: cambia padrone, inverte la polarità politica, ma continua a fare leva sulle stesse leve emotive dell’inconscio collettivo.
Ulteriori esempi, con nuovi nemici e nuove mete
Seguono altri tre potenti mitologemi strutturali che, nel corso dei secoli, sono stati svuotati del loro contenuto originario e riempiti di volta in volta con nuovi nemici e nuovi obiettivi geometricamente opposti.
Il mitologema del “Nemico Interno Pugnalatore alla Schiena” (Dolchstoßlegende)
Questo schema psicologico e narrativo serve a spiegare un fallimento storico traumatico (una sconfitta militare, una crisi economica) non con l’inadeguatezza della leadership o delle risorse, ma con il tradimento orchestrato da una quinta colonna occulta operante dentro i confini della nazione.
La versione classica (Germania, 1918)
Al termine della Prima Guerra Mondiale, lo stato maggiore tedesco (guidato da Ludendorff e Hindenburg) utilizzò questo mitologema per lavarsi le mani della sconfitta militare.
Nacque la leggenda della “pugnalata alla schiena” (Dolchstoß): l’esercito tedesco, asseritamente invitto al fronte, sarebbe stato tradito alle spalle da socialisti, comunisti ed ebrei che avevano scioperato e fomentato la rivoluzione in patria. Fu la psy-op fondativa che spianò la strada al nazionalsocialismo.
Il riciclo speculare – URSS, Anni 30)
Durante le grandi purghe staliniane, il meccanismo venne completamente invertito dal punto di vista ideologico. La leadership sovietica utilizzò lo stesso identico archetipo per giustificare i fallimenti dei piani quinquennali e le carestie.
Il “traditore interno” non era più il bolscevico, ma il sabotatore trotzkista, il kulako o la spia fascista infiltrata nel partito. La colpa del disastro economico veniva così spostata dallo Stato a una rete invisibile di traditori.
La variante statunitense – Il Maccarthismo, Anni 50
Dopo la “perdita” della Cina (passata al comunismo nel 1949) e il pareggio nella guerra di Corea, l’amministrazione americana e l’opinione pubblica subirono una psy-op interna analoga.
Il senatore Joseph McCarthy cavalcò il mitologema sostenendo che il Dipartimento di Stato e l’esercito fossero infestati da spie comuniste e “simpatizzanti” che stavano deliberatamente consegnando il mondo all’URSS. Il fallimento geopolitico veniva tradotto, ancora una volta, come un tradimento domestico.
Il mitologema della “Città del Peccato da Radere al Suolo” – L’Archetipo di Sodoma e Gomorra
L’idea che una specifica metropoli, per via dei suoi costumi, della sua cultura o della sua mescolanza etnica, rappresenti la fonte dell’infezione morale del mondo e debba essere purificata o distrutta.
Il prototipo, forgiato dalla dottrina israelitica dell’esilio, è ovviamente Babilonia; esso fu più volte ripreso e riapplicato in altri contesti
Uso Reazionario e Religioso – Il Sacco di Roma del 1527
Quando le truppe imperiali di Carlo V (composte in gran parte da lanzichenecchi luterani) saccheggiarono Roma, l’evento fu preceduto e accompagnato da una massiccia campagna di propaganda. Roma veniva descritta dalla pubblicistica protestante come la “Babilonia papale”, la capitale del vizio e della corruzione spirituale. La distruzione fisica e le violenze vennero legittimate come un atto di purificazione divina contro la corte corrotta dei Medici.
Il riciclo Khmer – Cambogia, 1975
Pol Pot e i vertici dei Khmer Rossi utilizzarono lo stesso medesimo schema mitologico, ma declinato in chiave marxista-agraria ultra-radicale. Phnom Penh non era la Babilonia religiosa, ma la “Babilonia capitalista e borghese”, infettata dall’imperialismo occidentale e dalla cultura urbana.
L’evacuazione forzata dell’intera popolazione cittadina verso i campi di lavoro nelle campagne fu presentata come l’unica via per mondare il popolo cambogiano dal cancro della modernità cittadina.
La psy-op bellica contemporanea – Il dibattito geopolitico su New York
Nel corso del Novecento e fino ai giorni nostri, New York è stata alternativamente descritta come il centro del “marciume capitalista” dalla propaganda sovietica, la “capitale del complotto ebraico” dalla propaganda nazista, e la “nuova Babele” dall’estremismo di matrice islamista o dal fondamentalismo interno americano.
L’archetipo è plastico: basta cambiare la definizione di “peccato” (capitalismo, sionismo, laicità) per giustificare l’ostilità geopolitica verso lo stesso centro urbano.
Il mitologema della “Invasione Demografica Sotterranea” – La Sostituzione
Il timore ancestrale che un gruppo esterno, apparentemente sottomesso o pacifico, stia attuando una colonizzazione silenziosa attraverso la demografia per conquistare il potere dall’interno.
Uso Antico – Il Libro dell’Esodo
Il testo biblico si apre proprio con una psy-op interna guidata dal Faraone d’Egitto, il quale, preoccupato per la crescita numerica degli ebrei stanziati nel paese, dice al suo popolo: “Ecco che il popolo dei figli d’Israele è più numeroso e più forte di noi. Prendiamo provvedimenti… altrimenti, in caso di guerra, si unirà ai nostri nemici”. Questo modulo servì a giustificare la riduzione in schiavitù e l’infanticidio selettivo.
Uso Imperiale Occidentale – Il “Pericolo Giallo” – Fine ‘800
Tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, l’Occidente (in particolare gli Stati Uniti e l’Impero Tedesco di Guglielmo II) fu investito dalla paura del Yellow Peril.
Attraverso articoli, romanzi e vignette satiriche, si propagandava l’idea che le masse asiatiche avrebbero sommerso l’Europa e l’America non con le armi, ma con l’emigrazione incontrollata e l’alto tasso di natalità, distruggendo la civiltà bianca. Servì a imporre le prime leggi fortemente discriminatorie sull’immigrazione (come il Chinese Exclusion Act).
Considerazioni psicologiche
In ognuno di questi esempi emerge la medesima costante: la tecnica di manipolazione non inventa una nuova paura, ma riattiva una “forma vuota” che il target psicologico riconosce istintivamente, orientando la carica emotiva verso l’obiettivo politico del momento.
Il presunto piano delle “tre guerre mondiali” attribuito ad Albert Pike, estratto in realtà dal pamphlet anti-massonico di Léo Taxil a fine Ottocento, funziona come un perfetto mitologema storiografico: una struttura narrativa metastorica che serve a dare un senso teleologico, un fine ultimo, al caos degli eventi umani, attribuendone la regia a forze occulte.
Quando la storia viene letta attraverso questa lente “mitopoietica”, si ricorre spesso a strutture archetipiche fisse. Questa fissità e ricorsività realizza una grande economia psichica soggettiva e interna al gruppo che ne fruisce, ma, per effetto della sua rigidità e impermeabilità al logos, al prezzo di una pari compromissione del rapporto e dell’adattamento alla realtà.
In sostanza, spinge verso il conflitto anche perché crea, paranoicamente, nemici assoluti, metafisici, incarnanti il Male, contrapposti a Dio. Mi preme sottolineare che il mitologema può corrispondere, materialmente, a una situazione reale; il problema è che la comprensione della realtà attraverso il mitologema è distorta, irrigidita e non consente un’operatività adeguata.
Mitologemi per prevedere il futuro
Ecco altri mitologemi analoghi utilizzati per ordinare la complessità geopolitica o spirituale in narrazioni che la riducono a un percorso con tappe obbligate.
La “Translatio Imperii” – Il trasferimento del potere globale
È il mitologema politico-teologico più longevo dell’Occidente. Sostiene che esista un unico, legittimo asse del potere mondiale che si sposta linearmente nel tempo e nello spazio lungo coordinate precise, solitamente da Est a Ovest.
Utilizzato storicamente per legittimare la continuità tra l’Impero Romano, il Sacro Romano Impero di Carlo Magno, l’Impero Britannico e, in epoca contemporanea, l’egemonia statunitense, o il passaggio del testimone verso il blocco eurasiatico. Esso trasforma la transizione geopolitica ed economica in un “destino manifesto” o in una necessità cosmica.
Le Tre Età di Gioacchino da Fiore – Il millenarismo strutturato
Molto prima della lettera di Pike, nel XII secolo, il monaco calabrese Gioacchino da Fiore divise la storia umana in tre grandi epoche spirituali, basate sulla Trinità: l’Età del Padre (la Legge, l’Antico Testamento); l’Età del Figlio (la Grazia, il Nuovo Testamento, la Chiesa); l’Età dello Spirito Santo (la libertà assoluta, la comprensione spirituale, l’abolizione delle gerarchie).
Questo modello a tre stadi è importantissimo, perché costituisce il prototipo di quasi tutte le filosofie della storia occidentali, come quella hegeliana, come quella to e comprese quelle secolarizzate, che prevedono deterministicamente il futuro.
Il materialismo storico di Marx (Società primitiva → Capitalismo → Comunismo) e lo stesso concetto di “Terzo Reich” (inteso originariamente da Arthur Moeller van den Bruck come stadio finale della storia tedesca) sono calchi strutturali del mitologema gioachimita, usati per giustificare la transizione violenta verso un’era finale.
Nel saggio “Miseria dello storicismo”, il filosofo Karl Popper ha criticato aspramente l’approccio storicista, come egli definisce come la pretesa di scoprire leggi inesorabili che guidano il destino umano e sociale, considerandolo una premessa teorica pericolosa e totalitaria.
Secondo il filosofo marxista Louis Althusser, la storia è un “processo senza soggetto e senza fine”. Questo concetto cardine del materialismo storico indica che l’evoluzione sociale ed economica non è guidata da una mente cosciente (il “soggetto”, come l’Assoluto hegeliano o l’Uomo) né procede verso un obiettivo finale teleologico (i fini).
È il completo rigetto del paradigma generale della storia come progresso, come evoluzione, da una condizione infima a una realizzata.
La Synarchia e il “Governo Invisibile” (Agartha, Shambhala)
Codificato nell’Ottocento da Saint-Yves d’Alveydre (e poi ripreso da René Guénon e da diverse correnti esoteriche), questo mitologema postula l’esistenza di un centro spirituale sotterraneo o invisibile che detiene la “Tradizione Primordiale” e governa segretamente i destini del mondo per vie occulte.
Al pari del piano di Pike, serve a spiegare le crisi macro-storiche non come incidenti di percorso o conflitti di classe, ma come frizioni tra correnti iniziatiche contrapposte, ad esempio, le forze di Shambhala contro quelle di Agartha, o i “Supergiorni Sconosciuti”.
In ambito complottista secolarizzato, questo mitologema si traduce nei costrutti del Deep State globale, del Nuovo Ordine Mondiale o del Great Reset, dove l’élite economica agisce con la stessa onniscienza rituale dei sacerdoti di Saint-Yves.
Intendiamoci: non nego l’esistenza di una casta internazionale di alta finanza e alto banking che esercita un’azione di condizionamento politico sui governi etc. – voglio solo evidenziare che l’approccio a questo tema è irrealistico e, probabilmente, destinato all’insuccesso se avviene attraverso un mitologema anziché attraverso l’analisi dei dati verificabili e la loro elaborazione logica.
Il “Katechon” – Il freno dell’Anticristo
Tratto dalla Seconda Lettera ai Tessalonicesi di San Paolo, il Katechon è la forza o l’entità che trattiene e rimanda la manifestazione dell’Anticristo, e, quindi, la fine del mondo.
In geopolitica, questo mitologema viene evocato per dare un’investitura sacrale a un determinato impero o nazione, dipingendoli come l’ultimo baluardo dell’ordine contro il caos assoluto.
È stato usato dall’Impero Bizantino, dalla dottrina della “Terza Roma” russa, e trova eco oggi in alcune narrazioni filosofico-politiche (come quelle di Aleksandr Dugin o di determinati circoli neoconservatori americani) per giustificare lo scontro di civiltà in termini metafisici: se crolla la nostra parte, crolla il mondo.
Il potere del Tre
Tutti questi modelli condividono la stessa funzione psicologica e narrativa del testo attribuito a Pike: eliminare il caso dalla storia e compensare il senso di impotenza e smarrimento che gli uomini provano, da sempre, davanti all’imprevedibilità del divenire storico (un servizio psicologico analogo è offerto… dai Tarocchi).
Se ogni guerra, rivoluzione o crisi economica è già stata scritta, pianificata o prevista all’interno di una struttura tripartita o di un piano provvidenziale, l’individuo sperimenta l’illusione di aver decodificato la matrice del reale, trasformando l’angoscia dell’ignoto in una rassicurante (seppur terribile) certezza geometrica.
La persistenza della struttura triadica nelle moderne teorie del complotto non è affatto casuale. Se osserviamo la morfologia di queste narrazioni, il numero “tre” agisce come una sorta di pilastro architettonico della mente umana, un passe-partout cognitivo ed estetico.
Il motivo per cui funziona così bene si articola su tre livelli fondamentali.
1. La risoluzione dialettica della complessità
La mente umana fatica a metabolizzare la pura contrapposizione duale (A contro B) senza risolverla in una sintesi. Il dualismo puro genera uno stallo angosciante.
La triade introduce il dinamismo:
Fase 1 (Tesi): Lo stato originario o la prima crisi artificiale.
Fase 2 (Antitesi): La reazione indotta, il caos programmato, il conflitto aperto.
Fase 3 (Sintesi): Il fine ultimo, il nuovo ordine che sorge dalle ceneri dei primi due stadi.
Nel presunto schema di Pike, le prime due guerre servono unicamente a preparare il terreno (distruzione degli imperi zaristi e ascesa del comunismo, poi distruzione del nazismo e ascesa del sionismo) per l’urto finale, la terza guerra, che dovrebbe partorire il Nuovo Ordine Mondiale. È la trasposizione esoterica del classico Problema-Reazione-Soluzione: l’élite crea il problema (1), suscita la reazione sociale (2) per offrire la soluzione già pronta (3).
2. Il riflesso secolarizzato della Trinità e del dramma sacro
Siamo figli di una cultura strutturata sulla teologia cristiana e sulla drammaturgia classica, ma risolta dalla triade dialettica che si ripresenta e formalizza nella logica di Hegel.
Ogni grande storia occidentale si sviluppa in tre atti (Inizio, Sviluppo, Conclusione) e poggia sulla scansione trinitaria. Quando la saggistica complottista o la propaganda mitopoietica costruiscono una narrazione globale, ricalcano inconsciamente questo schema perché è quello che l’inconscio collettivo riconosce come “verosimile”.
Una teoria del complotto che prevede una transizione infinita o troppe tappe intermedie perde forza mitica; se invece si articola in tre grandi scossoni, acquisisce la solennità di un’apocalisse sacra.
La terza fase non è mai solo un “passaggio”, è il compimento catartico, l’ingresso nell’Età dello Spirito gioachimita o, nel rovesciamento distopico, nel totalitarismo globale.
3. La geometria della “Soglia Critica”
Nelle scienze della narrazione si parla della regola del tre: un evento accade una volta per stabilire la norma, una seconda per creare un pattern, una terza per rompere l’equilibrio o sancire la fine definitiva.
• La Prima Guerra Mondiale destabilizza l’ordine tradizionale.
• La Seconda Guerra Mondiale polarizza il globo e sperimenta i primi embrioni di governance sovranazionale (ONU).
• La Terza Guerra Mondiale (o, nelle varianti moderne, la terza grande crisi sanitaria/economica globale) chiude il cerchio e fonda il Nuovo Ordine Mondiale (diabolico-epsteiniano).
Il tre conferisce alla teoria un senso di inevitabilità geometrica. Dà l’illusione che la storia non sia un ammasso caotico di decisioni umane e contingenze materiali, ma un algoritmo perfetto.
Per chi vi aderisce, comprendere a quale punto della triade ci si trovi (ad esempio, sostenere che siamo “all’alba della terza fase”) conferisce un enorme potere psicologico: quello del profeta che sa già come si concluderà l’ultimo atto del dramma.
Questa pericolosa strutturazione è presente, come ho ampiamento descritto nei miei recente articolo Messianesimo: algoritmo archetipico di autodistruzione – Parte 1 e Messianesimo: algoritmo archetipico di autodistruzione – Parte 2, anche nel profetismo politico che pare guidare il governo israeliano, nella sua corsa verso la realizzazione dei pre-requisiti per l’avvento del Messia e del Regno di Geova attraverso guerre e tribolazioni.





