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Il Campo Largo, così com’è non regge

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Campo Largo, così com'è non regge

Cosa vorrà fare il centro?

Dunque il campo largo, così com’è non regge. Se ne è accorto anche Renzi che però continua a guardare solo i numeri.

In realtà qualcuno volò sul nido del… la politica internazionale e ha fatte strame. Ma, in realtà, quel distinguo, fatto con la divisa di pacifista, pone la questione anche di un programma economico “interno” tutto da capire.

Perché il substrato politico di un’ipotesi di accordo è tutto da capire. E non riguarda solo il riarmo.

Dunque il centrodestra va in tilt.

Non è solo Vannacci con il quale, dicono i sondaggi, se mantenersi separati o tentare un accordo, non sposta di molto il risultato del voto.

Sembra si confermi la mia sensazione che il generale non sia problema da poco e che, ancora una volta, è profondamente sbagliato sommare numeri che significano cose diverse. A sinistra come a destra.

In entrambi i casi, la questione è: cosa vorrà fare il centro. Seguire l’idea che si può “correggere” il “troppo sinistra” che oggi c’è nel campo largo o seguire la suggestione opposta di assecondare una evoluzione verso una destra moderata del centro-destra attuale.

Nel primo caso, bisognerà capire quanto si perde a sinistra: questione delicata per il PD avendo cavalcato negli ultimi tempi posizioni sempre più estreme dalle quali non sarà semplice uscire.

Nel secondo caso, bisognerà vedere quanto si perde a destra: poiché sono convinto che su quell’estremo siamo ancora a percentuali stimate troppo basse.

Metto da parte la questione delle leadership. Che però è un problemone.
Quello che voglio far notare è che il centro, nel quasi silenzio e nella disattenzione generale, è diventato la pietra filosofale di tutta la politica.

Se prenderà la strada della sinistra riformista che si opporrà a quella massimalista e populista, ovvero se prenderà la strada di una prospettiva lib-lab che espella dal suo interno ogni accenno di destra ultra-conservatrice, mi sembra un interrogativo che non trova spazi nel dibattito.

Ci si accapiglia ancora su questioni che si vendono al mondo come essenziali ma riguardano un bipolarismo che ormai – sul piano ideale, politico e di programma – non esiste più, anche se nella pratica non ha ancora trovato un’alternativa, e manca invece l’attenzione su quello che – in definitiva, in un modo o nell’altro – finirà per definire il quadro politico dopo le prossime elezioni.

Poi c’è una terza ipotesi: che si riduca tutto a una grande sceneggiata con finale strappalacrime. Pentimenti, di qui e di là, tutti e ognuno “a casetta mia” e tutto come prima. Rabbrividisco.

Non so se è voluto o è casuale. O se, ormai, non c’è più neanche la forza per ragionare di politica.

Autore

  • Giuseppe Augieri

    Giuseppe Augieri, laureato in Economia e Commercio, Master alla SdA Bocconi, ha seguito corsi di alta formazione in statistica ed econometria. Progettista impianti, impiegato tecnico ENEL, Segretario Generale UIL – Energia, proprietario ed editore del giornale della Federazione, team leader dello start-up della società ENEL di formazione. Già Responsabile di analisi e controllo gestione di un'importante azienda e amministratore delegato di una sua costola internazionale.

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