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Dopo petrolio e gas, il mondo riscopre potere geopolitico del nucleare

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potere geopolitico del nucleare

Il controllo delle tecnologie energetiche importante quanto il controllo delle risorse naturali

Per anni il dibattito sulla sicurezza energetica si è concentrato sul petrolio, sul gas naturale, sui gasdotti, ma silenziosamente il nucleare sta tornando al centro della competizione tra le grandi potenze.

Il 7 luglio 2026, a margine del vertice NATO di Ankara, il Segretario di Stato americano Marco Rubio, il ministro degli Esteri giapponese Toshimitsu Motegi e il ministro degli Esteri sudcoreano Cho Hyun hanno firmato un Memorandum di Cooperazione destinato ad accelerare la diffusione degli Small Modular Reactors (SMR) nei Paesi terzi, con una priorità evidente: l’Indo-Pacifico.

Potrebbe sembrare un normale accordo industriale ma in realtà rappresenta molto di più.

Gli Stati Uniti hanno deciso di riportare il nucleare al centro della propria strategia geopolitica.

L’obiettivo non è soltanto sviluppare una nuova generazione di reattori modulari, ma costruire un’alternativa credibile all’espansione internazionale di Russia e Cina, che negli ultimi due decenni hanno utilizzato il nucleare civile come uno dei principali strumenti della loro politica estera.

Quando un Paese costruisce una centrale nucleare all’estero non esporta semplicemente una tecnologia, ma esporta una relazione strategica destinata a durare decenni.

Il Paese che realizza il reattore continuerà, infatti, a fornire combustibile nucleare, manutenzione, aggiornamenti tecnologici, sistemi di sicurezza, formazione del personale, assistenza tecnica e, in molti casi, anche la gestione del combustibile esaurito.

Si crea, così, una dipendenza tecnologica e industriale che può durare sessanta o persino ottant’anni.

È esattamente la strategia perseguita dalla Russia attraverso Rosatom.

Mosca ha trasformato il nucleare civile in uno degli strumenti più efficaci della propria influenza internazionale, costruendo centrali in Asia, Africa, Medio Oriente ed Europa e consolidando relazioni economiche e politiche di lungo periodo.

Anche l’Italia continua a svolgere un ruolo tutt’altro che marginale con Ansaldo Nucleare che rappresenta una delle principali eccellenze europee del settore e partecipa da decenni ai grandi programmi internazionali.

In Romania, alla centrale di Cernavodă, ha contribuito alla realizzazione delle prime due unità nucleari ed è oggi protagonista del programma di estensione della vita operativa del reattore 1 e del progetto per il completamento delle unità 3 e 4, all’interno di un consorzio internazionale.

Anche la Cina segue una strategia analoga, inserendo l’esportazione dei propri reattori all’interno della Belt and Road Initiative e proponendo il nucleare come elemento della propria proiezione globale.

Se gli Stati Uniti stanno costruendo un’alleanza industriale con Giappone e Corea del Sud per contendere Russia e Cina sul mercato mondiale del nucleare, l’Europa dispone già di competenze tecnologiche di primo piano.

I tre Paesi mettono insieme competenze complementari.

Gli Stati Uniti dispongono delle tecnologie più avanzate per gli SMR; il Giappone possiede una filiera industriale altamente specializzata e un patrimonio tecnologico costruito in decenni di esperienza nucleare; la Corea del Sud è oggi uno dei costruttori di centrali più competitivi al mondo, capace di realizzare impianti in tempi e costi estremamente competitivi.

L’esplosione della domanda di elettricità provocata dall’intelligenza artificiale, dai data center, dalla produzione di semiconduttori, dall’elettrificazione dell’industria e dalla crescente digitalizzazione dell’economia mondiale sta modificando profondamente il concetto stesso di sicurezza energetica.

Le energie rinnovabili continueranno a svolgere un ruolo fondamentale, ma difficilmente potranno garantire da sole la continuità di alimentazione richiesta dalle infrastrutture digitali più avanzate.

Gli Small Modular Reactors stanno assumendo un’importanza crescente. Più piccoli, modulari e teoricamente più rapidi da realizzare rispetto alle centrali tradizionali, vengono considerati da molte economie avanzate una possibile risposta alla crescente domanda di energia stabile e continua.

La competizione che si sta aprendo non riguarda quindi soltanto chi produrrà più elettricità ma chi definirà gli standard tecnologici, controllerà le filiere industriali e costruirà le infrastrutture energetiche dei prossimi cinquant’anni.

L’accordo firmato ad Ankara non è dunque soltanto un memorandum sulla cooperazione nucleare ma la competizione tra le grandi potenze che sta entrando in una nuova fase, nella quale il controllo delle tecnologie energetiche sarà importante quanto il controllo delle risorse naturali.

Autore

  • Elena Tempestini

    Elena TempestiniElena Tempestini, giornalista, storica, speaker radiofonica, comunicazione, capo redattore di Idee di Governo.

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