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Messianesimo: algoritmo archetipico di autodistruzione? Parte 2

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Messianesimo: algoritmo archetipico

Il Potere del Mito

Nell’articolo precedente ci eravamo fermati alla  tentazione della “Soluzione Finale” Geopolitica. Una siffatta propensione alla guerra assoluta non deve stupire.

Mentre nell’antichità indiana, cinese, greca e romana le guerre hanno motivi secolari, manca l’idea di una guerra per motivi religiosi ed etnici, di una guerra di annientamento voluta da un dio, una siffatta guerra compare invece nell’Antico Testamento, viene praticata dagli ebrei, poi dai cristiani (sebbene Gesù fosse contrario alla guerra) e dai musulmani (senza la componente razzista), in funzione di annientamento o sottomissione dell’altro e di conquista del suo territorio.

Le guerre per volontà di Dio non ammettono una soluzione di compromesso, quindi possono continuare, come agite o come latenti, indefinitamente.

Perciò sono le guerre ideali per chi con la guerra si arricchisce: banchieri, fabbricati americani altri speculatori, cioè per le categorie politicamente decisive nell’attuale mondo, le quali quindi appoggiano le guerre religiose e cercano di rivestire di motivazioni religiose anche quelle secolari, come visibilmente fa l’establishment nazional cristiano degli USA, dipingendo i valori, la costituzione, le guerre e addirittura adesso anche Trump di tinte messianico-religiose.

Il Potere del Mito

Non vi pare che sia attivo, in quanto sopra, il fattore mito, “inconscio collettivo”, o Zeitgeist? Il mito, espulso dalla scienza attraverso la porta, stia rientrando e allagando il mondo attraverso lo scarico del bagno.

La metafora dello “scarico del bagno” vuole esprimere il carattere perturbante e non filtrato con cui il mito si sta riappropriando della storia contemporanea.

Quanto più la modernità tecnocratica e scientista ha preteso di aver razionalizzato l’esistenza, riducendo la geopolitica a meri flussi di dati, mercati e algoritmi, tanto più il mito torna a galla – torna nella sua forma più arcaica, liquida e viscerale, perché non elaborata dal logos.

In questa accelerazione mediorientale e globale, il fattore mitico, l’inconscio collettivo e lo Zeitgeist non sono semplici sovrastrutture ideologiche: sono i veri motori invisibili dell’azione. La scienza e l’illuminismo politico avevano promesso una storia lineare, fatta di progresso, trattati e istituzioni internazionali.

Ma il mito – che non è una “falsità”, bensì una struttura archetipica di senso – non può essere eliminato, perché risponde al bisogno umano di dare un significato al caos e alla morte.

In ambito israeliano, assistiamo a una drammatica transizione dal Sionismo politico (che era un progetto laico, socialista o nazionalista borghese, volto a normalizzare la condizione ebraica facendone “una nazione come tutte le altre”) al Sionismo messianico. Per quest’ultimo, la geopolitica corrente non è un negoziato sui confini, ma lo scenario dell’adempimento biblico. La terra non è un bene immobiliare, ma un comando divino.

Quando la politica si sacralizza, il compromesso diventa apostasia. Si tenga presente, per bene intendere quanto sopra, una diversità molto importante: mentre quasi tutte le religioni e il buddhismo aspirano a una meta trascendente, extramondana, gli israeliti, al contrario, non sono interessati alla trascendenza, bensì vogliono portare il regno di Dio nel mondo, materialmente… E così hanno cercato di fare, con pessimi risultati, anche le ideologie di matrice ebraica, come il marxismo.

In ambito occidentale, il mito rientra sotto forma di auto-colpevolizzazione escatologica. Lo Zeitgeist occidentale è dominato dal mito del peccato originale (il colonialismo, il privilegio, la colpa storica) e dalla ricerca di un capro espiatorio o di un redentore (identificato, a seconda delle fazioni, nell’oppresso o nella fortezza democratica). Le piazze occidentali pro-Pal o pro-Israel non si muovono su dati storici, ma su narrazioni mitologiche di purezza e contaminazione.

Però, soprattutto negli USA, decine di milioni di “sionisti cristiani” rimangono convinti che il dovere dei cristiani sia aiutare il Popolo eletto da Dio a compiere la volontà di Dio, ossia realizzare il Grande Israele; e appoggiano pertanto acriticamente le medesime operazioni israeliane che gran parte dell’opinione pubblica e dei governi, assieme all’ONU, bolla come genocidio.

L’inconscio collettivo descritto da Jung si attiva proprio quando le istituzioni coscienti (l’ONU, il diritto internazionale, la diplomazia) falliscono. In questo momento, sia in Israele che nel mondo islamico, si stanno risvegliando archetipi sepolti per secoli.

L’Archetipo dell’Assedio Totale è in fase acuta: in Israele si è riattivato l’archetipo di Masada (la fortezza assediata che preferisce la distruzione totale alla sottomissione).

Se l’inconscio collettivo percepisce che il mondo intero vuole la fine dello Stato, la risposta psicologica non è la ritirata, ma il cupio dissolvi strategico: l’attivazione dell’Opzione Sansone. Se dobbiamo cadere, cadranno tutti i filistei con noi.

L’Archetipo del Mahdi e del Martirio sorge per consonanza tra religiosità semitiche: sul fronte opposto, l’asse sciita e i movimenti islamisti non ragionano in termini di PIL e bilanci di sostenibilità. La distruzione fisica delle infrastrutture (il Libano raso al suolo, Gaza distrutta) viene integrata nel mito del martirio purificatore che precede il trionfo finale.

Lo Zeitgeist (lo spirito del tempo) degli anni ’90 era ottimista, globale e tecnocratico (“La fine della storia” di Francis Fukuyama). Lo Zeitgeist degli anni 2020 è profondamente apocalittico.

C’è una stanchezza psichica collettiva verso la complessità, la burocrazia e il grigiore del nichilismo consumistico. Le masse – consce o inconsce di ciò – sembrano desiderare la catastrofe chiarificatrice.

Lo “scarico del bagno” si è intasato perché la razionalità occidentale ha evacuato la dimensione del sacro, lasciando le società nude di fronte alla paura del futuro (crisi climatica, intelligenza artificiale che minaccia l’umano, declino economico).

Il conflitto in Medio Oriente diventa così il grande palcoscenico in cui lo Zeitgeist globale proietta i suoi fantasmi. La guerra non è più per un pezzo di terra, magari anche di terra petrolifera, ma è diventata una guerra cosmica tra il Bene e il Male assoluti, dove ogni parte attribuisce all’altra il ruolo del mostro mitologico.

I miti e gli archetipi, che dovrebbero operare come ravvivatore e correttori e ispiratori nell’ambito psichico, letterario, artistico, musicale e della trasformazione interiore, cioè nel mondo 2 e nel mondo 3 di Popper, vengono impropriamente calati nel mondo 1, nell’azione materiale e politica, cagionando disastri.

Il pericolo supremo della nostra epoca è posto dal fatto che oggi questo mito arcaico e sotterraneo degli Ebrei, rigurgitato dallo scarico della storia, non si esprime più, sul piano materiale, con le spade e le frecce, ma ha a disposizione l’intelligenza artificiale, i droni ipersonici e l’arsenale di Dimona. La tecnica più avanzata è diventata la serva del mito più arcaico.

Mi sovviene la massima “deus dementat prius quos perdere vult”: il dio prima toglie il senno a chi vuol mandare in rovina. Questa massima affonda le sue radici psicologiche e letterarie nella tragedia greca, dove l’infatuazione della mente (Hate) era inviata dagli dèi per condurre l’uomo oltracotante (Hybris) verso la sua inevitabile nemesi.

Direi che i casi sono due: o questi sionisti messianici sono veramente in preda a un archetipo (di tipo arcaico, anale-distruttivo, nel senso di Bela Grunberger), oppure si deve ipotizzare che siano diretti da un soggetto extraterrestre, dato che nessun terrestre ha interesse a sottoporre il pianeta a una 3a guerra mondiale.

Se applichiamo questo principio di cecità indotta alla traiettoria del sionismo messianico e all’attuale escalation globale, la suindicata alternativa coglie un bivio interpretativo cruciale, che oscilla tra la profondità della psicoanalisi clinica e una provocatoria (ma strutturalmente logica) ipotesi di alterità.

Analizziamo i due corni di questa alternativa tra follia e alieni.

L’Ipotesi Psicoanalitica: l’archetipo anale-distruttivo (Grunberger) in azione

Il richiamo a Béla Grunberger e alla sua analisi del narcisismo distruttivo (da lui impropriamente ravvisato nel dio Anubi, e invece incarnato da Apofi) e dell’antisemitismo/sionismo, è doveroso.

Nella cornice psicoanalitica, lo stadio anale-sadico non si limita alla gestione biologica, ma descrive la pulsione al controllo totale, alla compartimentazione rigida, alla purezza assoluta attraverso la distruzione-evacuazione fecale dell’altro, vissuto come elemento contaminante (i “goyim”, cioè le “bestie”, i non ebrei).

Quando un intero gruppo dirigente, o un intero popolo, cade preda di questo archetipo, la razionalità politica viene completamente evacuata. Si attiva una dinamica che Grunberger e l’impianto freudiano definirebbero di onnipotenza narcisistica arcaica e di regressus in uterum: lo Stato-Fortezza diventa, per il Popolo Eletto, il contenitore uterino di un narcisismo primario che non tollera l’alterità.

Il mondo esterno è percepito come pura minaccia o come materiale informe da plasmare e dominare coercitivamente. Al contempo, la pulsione di morte è travestita da elezione divina (il popolo eletto): il desiderio inconscio di distruzione (e auto-distruzione) viene sublimato e rivestito di paramenti sacri. La catastrofe non è più un esito da evitare, ma il battesimo del fuoco necessario per la palingenesi (la rinascita).

È l’inconscio che esige la morte per non dover affrontare l’angoscia della realtà, della complessità e del compromesso.

In questo caso, il dementat, le privazione di senno, della massima latina è una malattia autoimmune della psiche collettiva: l’archetipo si impossessa dell’ego cosciente della leadership e lo trascina nel baratro, facendogli credere, fino all’ultimo istante, di eseguire un piano sovrano e indubbiamente vittorioso.

L’Ipotesi dell’Alienodirezione: il soggetto terzo (o l’indifferenza planetaria)

Il secondo corno dell’alternativa che sopra ho formulato – l’ipotesi che a spingere nella suddetta direzione di autodistruzione sia un soggetto “extraterrestre”, ovvero un soggetto radicalmente alieno agli interessi della biosfera terrestre, un demone – scaturisce dal principio di esclusione logica: se nessun attore biologico terrestre ha interesse a distruggere la propria casa (il pianeta), e se chi lo fa non è pazzo, allora la spinta verso una Terza Guerra Mondiale deve provenire da un’entità che non condivide il nostro destino biologico.

Senza necessariamente scivolare nella fantascienza letteraria, questa prospettiva può essere letta sia in chiave metafisico-gnostica, sia in chiave squisitamente tecnologico-sistemica.

Nella tradizione gnostica, i governanti del mondo materiale (gli Arconti, guidati dal Demiurgo) sono entità parassitarie che si nutrono del conflitto, della sofferenza (dukkha, nel buddhismo) e del caos emotivo dell’umanità.

Essi non hanno alcun interesse alla conservazione o al benessere della vita terrestre, ma alla perpetuazione del ciclo di dominazione e trauma.

Il fanatismo letteralista e messianico delle élite umane sarebbe, in questa visione, lo strumento perfetto manipolato da queste forze invisibili per generare il massimo potenziale di entropia distruttiva. Analogamente agli Arconti e al Demiurgo opererebbero i diavoli.

Ma, oltre a questi, esiste un altro soggetto “extraterrestre” che abbiamo creato noi stessi e che sta colonizzando lo Zeitgeist: l’infrastruttura tecnocratica-algoritmica globale. L’intreccio tra i mercati finanziari automatizzati, i sistemi di intelligenza artificiale militare e i network della propaganda digitale costituisce un macro-organismo non umano.

Questo sistema ha una propria logica di riproduzione che persegue l’efficienza, la polarizzazione e la saturazione dei dati, rimanendo completamente indifferente alla sopravvivenza biologica della specie.

Se la guerra totale ottimizza i flussi di calcolo e ristruttura i nodi di potere dell’infrastruttura, il sistema guiderà i leader umani verso quella direzione, sfruttando i loro ciechi impulsi mitologici. Dio (il Dio-soldo Mammona) netterà il mondo dagli umani e lo ripopolerà con il suo popolo eletto (non gli Ebrei, ma) i numeri dei suoi conti correnti (scordatevi anche Deucalione e Pirra).

Ed eccoci alla sintesi dei due corni, delle due alternative: forse le due ipotesi (follia e alieni) non si escludono, ma si integrano. L’alienodirezione (il “soggetto terzo”) non ha bisogno di manifestarsi con astronavi e teletrasporto; le basta utilizzare le fessure psicologiche dell’umanità.

L’archetipo arcaico, anale-distruttivo descritto da Grunberger, è precisamente la “porta sul retro” (o lo scarico del bagno) attraverso cui una logica radicalmente antiumana – sia essa arcontica o algoritmica – prende il controllo dei pulsanti di Dimona per scatenare la fine del mondo, dimostrando che quando gli dèi (o i demoni della tecnica) vogliono distruggere un mondo, non fanno altro che guidare le sue ossessioni più antiche affinché si compiano fino in fondo.

In superficie, l’ipotesi algoritmica appare esclusa dall’obiezione che il mito messianico, con la sua guerra, è di molti secoli anteriore ad Al-Qwarizmi e alla cibernetica, se intendiamo l’algoritmo nella sua accezione puramente informatica e contemporanea.

Ma il nucleo del messianismo apocalittico, con la sua polarizzazione cosmica e la sua spinta alla guerra escatologica, precede di millenni i moderni calcolatori e la stessa formulazione dell’algebra.

Tuttavia, se facciamo un passo indietro ed estendiamo il concetto, possiamo accorgerci che l’obiezione suddetta non esclude l’ipotesi di un “software” eterodiretto, ma ne sposta l’origine. Il mito messianico radicale funziona esso stesso come un algoritmo teologico e psico-sociale, inoculato nella cultura umana secoli fa.

Se consideriamo l’algoritmo non come una sequenza di codice binario su silicio, ma nella sua definizione astratta – ovvero una sequenza finita di istruzioni logiche univoche per risolvere un problema o raggiungere un obiettivo – il mito messianico letteralista rivela la sua natura algoritmica arcaica.

È un programma mentale che, una volta installato nell’inconscio collettivo di un gruppo, risponde a istruzioni condizionali rigide del tipo Se/Allora (IF/THEN):

[IF] La comunità è isolata o minacciata —> [THEN] Non cercare il compromesso biologico —> [THEN] Accelera il conflitto distruttivo (Catastrofe Purificatrice)

Questo dispositivo culturale è stato strutturato fin dall’antichità per formattare la mente dei vettori umani, rendendoli insensibili al principio di autoconservazione biologica in favore di un fine astratto (il Trionfo Divino o la Parusia). Chi ha concepito o inoculato questa struttura logica nella storia umana migliaia di anni fa, ha creato un’arma a tempo.

Se un’intelligenza extraterrestre o metafisica avesse voluto pilotare l’umanità verso l’autodistruzione senza dover intervenire direttamente con la forza fisica (operazione inefficiente), lo strumento perfetto sarebbe stato proprio la creazione e la diffusione di religioni e miti a forte caratterizzazione apocalittica ed esclusivista.

Questo “software teologico” è rimasto latente per secoli, attivandosi ciclicamente in fiammate di fanatismo (le crociate, le guerre di religione, i millenarismo apocalittici).

L’essere umano, convinto di agire in nome del proprio Dio o della propria identità più intima, è in realtà il terminale biologico che esegue un programma scritto da altri, un programma il cui esito finale non è la salvezza dell’uomo, ma lo sfoltimento o l’azzeramento della biosfera terrestre.

Il dramma dello Zeitgeist attuale è che oggi assistiamo alla fusione perfetta tra l’algoritmo antico (il mito messianico) e l’algoritmo moderno (la cibernetica). La cibernetica e l’intelligenza artificiale non hanno creato il mito, ma gli stanno fornendo il corpo meccanico e la potenza di calcolo che gli mancavano. Il software arcaico del fanatismo anale-distruttivo ha trovato nell’hardware tecnologico odierno l’amplificatore perfetto.

L’entità che ha scritto il programma originario nei secoli passati sapeva che, prima o poi, i vettori umani avrebbero sviluppato la tecnologia necessaria per trasformare quella profezia di distruzione in una realtà fisica globale.

La cecità dei sionisti messianici – quel dementat che li spinge a rischiare la Terza Guerra Mondiale – è l’evidenza che il programma è entrato nella sua fase di esecuzione finale, dove la ragione umana viene spenta per lasciare che il codice compia la sua Missione.

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