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Flip, Flep e Flap, nipoti di Flop nel “Campo di Rane”

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Serpeggia Malcontento nel Campo Rane (bollite). Il centrosinistra esiste? Piersilvio Berlusconi apre a Vannacci: tanti saluti ai centrini

La cartina di tornasole dello stato di salute del PD e del Campo Largo è l’abbandono del gruppo del PD in Parlamento da parte di Bruno Tabacci.

Il deputato eletto in Lombardia ha comunicato con una lettera, nella quale spiega le ragioni della sua scelta, l’intenzione di lasciare i dem.

Bruno Tabacci

 

 

 

 

 

“Ho condiviso, e continuerò a condividere, molte battaglie del Partito Democratico, del cui gruppo parlamentare mi onoro di aver fatto parte. Ma oggi – ha scritto in una lettera Tabacci – considero indispensabile contribuire alla costruzione di uno spazio politico diverso, capace di parlare anche a chi si riconosce nell’alternativa alla destra senza sentirsi rappresentato dal Partito Democratico”.

Titolare di Centro democratico, Tabacci è un democristiano che oltre ad essere stato presidente della Regione Lombardia con la DC, grazie al suo grande fiuto, capace di capire dove tira il vento, è stato in grado di rimanere sugli scranni del Parlamento per diverse legislature con sigle varie.

Se Tabacci abbandona il PD, significa che la Schlein è cotta come la rana di Noam Chomsky, principio della rana bollita, metafora che descrive l’assuefazione umana al degrado (in questo caso politico).

rana bollita

A rendere difficile la vita del Campo Largo ci sono poi le vicende di Ranucci.

Non ha importanza se il conduttore di Report ne fosse o meno a conoscenza, rimane il fatto che qualcuno, probabilmente con un assist dei Dem Usa, ha pensato di lanciarlo come federatore del Campo Largo al posto di Conte e della Schlein.

Considerato che la Schlein è una che è (era?) nel giro politico di Obama, se davvero in Dem Usa pensavano al conduttore di Report come federatore del Campo Largo, Elly è davvero bollita. E Conte anche.

Altri segnali, minori, ma significativi dell’aria che tira, sono la cancellazione nel sito dei pediatri della guida LGBT per i baby pazienti e l’esodo dei giornalisti mainstream dai giornali di sinistra.

Anche i giornalisti sono fiutatori dell’aria che tira e dal Campo Largo esce odore di rane bollite.

Il Campo Largo di PD, M5S e AVS, ossia dei tre soggetti politici che sono  Flip, Flep e Flap, nipoti di Paperon Flop, in quanto esponenti della finanza green e di un elettorato di ricchi asserragliati nelle zone ZTL, alleati del lumpenproletariat, è attaccato da destra, ma anche da sinistra.

A togliere il coperchio dal pentolone dove bollono le rane, è arrivato Potere al Popolo, sul cui sito, il 9 luglio si legge: “Partiamo da un dato. A prescindere dalla nostra presenza in piazza, alla kermesse di ieri [8 luglio a Napoli, ndr], alla presenza di tutti i leader nazionali del centrosinistra, avranno partecipato si e no 300 persone. Un flop clamoroso.

D’altronde pensare che a Napoli, una città letteralmente devastata dalla Giunta Manfredi, in una regione governata da decenni con metodi clientelari dal Campo Largo, un comizio di piazza incontrasse un sentimento popolare favorevole, significa non avere alcun contatto con la realtà”.

Flip, Flep e Flap nipoti di Flop.

Non bastasse, nel Campo Rane Bollite è scoppiato il caso Russia.

Giuseppe Conte ha detto: “Stanno costruendo una minaccia russa per convincerci ad armarci fino ai denti”.

Non che abbia torto, a dire il vero, ma scoperchiare le logiche della Commissione Ursula è peccato mortale per i credenti nella minaccia russa all’intera Europa, con Putin pronto a marciare fino al Portogallo.

Le parole di Conte sono subito state esecrate dall’ala riformista del PD e non solo. “Come possiamo far finta di niente? – ha detto sorpreso l’eurodeputato dem Giorgio Gori.

Carlo Calenda ha sferrato un pesante attacco al Campo delle Rane Bollite: “Quanto ancora ritenete di poter tacere su questo scempio del vostro principale alleato?”.

La domanda è rivolta, tra gli altri, a Elly Schlein, Paolo Gentiloni, Graziano Delrio, Simona Malpezzi e Filippo Sensi.

Ai riformisti e ai cattolici “rimasti senza casa” si rivolge anche Antonio Tajani, nel lanciare la campagna adesioni di FI: “Nel campo largo, che poi è un campo stretto, si sentono solo parole di estrema sinistra. Pensiamo a Conte sulla questione russa…Noi diciamo casa vostra è questa”.

A prendere le parti di Conte, arrivano, però, i leader rossoverdi: “Io non sono scandalizzato – dice Angelo Bonelli – Putin rappresenta un problema perché ha determinato un’invasione criminale e so che Conte dà lo stesso giudizio”, il tema è “se siamo disponibili ancora oggi a dire sì alla follia del 5% del PIL per le spese in armamenti che sono insostenibili”.

Il capo del M5S “ha detto che, dal suo punto di vista, non siamo di fronte a una minaccia militare della Russia e che questo quadro – ha ribadito Nicola Fratoianni – non giustifica una folle corsa agli armamenti”.

Sempre per quanto riguarda le parole di Conte sulla Russia, la vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno se la prende in particolare con Schlein: “Il silenzio di fronte ad affermazioni così gravi è complicità”.

“Per Schlein i voti del M5S valgono più della coerenza, dell’amor di patria e della credibilità dell’Italia”, affonda l’azzurra Licia Ronzulli.

Nel Campo Rane il malcontento serpeggia.

Campo Rane il malcontento

 

 

 

 

 

La dem Lia Quartapelle, che forse si è resa conto che la fase rane bollite è arrivata alla cottura, chiede una coalizione dalle “idee chiare” che oggi “purtroppo mancano” e “forse questo spiega anche perché sia mancato lo sforzo di includere da subito chi può portare sensibilità moderate, liberali, civiche”.

Il leader di IV Matteo Renzi non entra direttamente in polemica, ma non risparmia stoccate: “Spostare sempre più a sinistra la coalizione non funziona: ci sarà sempre qualcuno più a sinistra, come dimostra Potere al Popolo. Il centrosinistra unito può vincere, il campo largo di Napoli no. Serve anche una componente riformista”.

La domanda di fondo è: ma che cosa è il centrosinistra? Il centro non c’è. La sinistra è regressiva.

Nel frattempo, Pier Silvio Berlusconi non chiude la porta al generale Roberto Vannacci e la chiude, invece, a chi sperava che Forza Italia si spostasse a far comunella con il PD.

“Vannacci ora fa molta propaganda – ha affermato Pier Silvio Berlusconi – , dice cose che sono molto lontane da me e da Forza Italia. Quando però finirà il tempo della propaganda e presenterà un programma elettorale, lo si confronterà con quello del centrodestra e Giorgia Meloni deciderà…”.

“Il fenomeno Vannacci non mi sorprende, più volte in Italia si sono visti fenomeni politici crescere repentinamente dal nulla. Lui è un comunicatore molto efficace. Vedremo più avanti quale sarà la sua proposta politica al di là della propaganda e Meloni prenderà la decisione migliore”.

Amen.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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