
di Giuseppe Augieri
Dal comunicato stampa del CdM sulle misure volte a ridurre il cuneo fiscale, viene chiarito che si opera “per la parte contributiva”; dunque esclusivamente nei confronti dei lavoratori dipendenti.
Una mia riflessione: si propone qualcosa che, prima ancora di capire se è sufficiente o meno, se sarà strutturale o transitoria, andrebbe esaminata proprio sul “a chi è rivolto”. Non a chi non lavora, ovviamente: dunque i pensionati sono fuori dai benefici. Neanche rivolto al mondo del lavoro tout court: tutte le partite IVA sono fuori.
Un problema di saldi di bilancio determina questi limiti? Possibile. Ma a me viene la voglia di illustrare il provvedimento utilizzando parole più appropriate in termini politici. Per me si viene incontro ai lavoratori in quanto “capitale umano”, e cioè ad uno degli asset delle imprese. Vero, un elemento del capitale immateriale. Ma si lavora su qualcosa che incide sul capitale. Riflettiamo, please.
Per me non c’è nulla di nuovo. Chi rileggesse il discorso per la fiducia letto alle Camere da Meloni, e quello di saluto al Congresso CGIL, avrebbe più chiaro oggi quello che a suo tempo mi permisi di sottolineare. Più che discutere del “pericolo fascista diventato realtà”- che oramai fa sorridere (fortunatamente) tutto il mondo; ed anche al nostro interno appassiona solo un piccolo pezzo degli Italiani – si sarebbe dovuto prendere atto – e capirla bene – la svolta conservatrice che si preparava. Invito a rileggere quanto scritto lo scorso ottobre, scusandomi per l’autocitazione.
Cito invece Meloni nel suo intervento-saluto alla CGIL “La ricchezza la creano le aziende con i loro lavoratori. Quello che compete allo Stato è immaginare regole giuste e redistribuire la parte di ricchezza che gli compete. … la sfida è mettere quelle aziende e quei lavoratori nella condizione migliore per creare una ricchezza…”
Si chiama liberismo, ovvero liberalismo nell’economia. Milton Frieadman, ma anche Einaudi, non avrebbero saputo dirlo meglio. Ma liberalismo non è solo nell’economia: è una cultura. Che poi diventa anche economia, ma anzitutto è come concepire la società, i diritti di una civiltà giuridica, le alleanze e contratti sociali.
Io non mi scandalizzo. Credo nella democrazia. Accetto l’ipotesi di alternanza. Che impone confronti; ed anche contrapposizioni ma ragionate in termini di tappe di una strategia. E tempi lunghi per invertire le tendenze. E dunque, ne traggo le conseguenze. Tra le quali, quella di considerare il movimentismo ed il ricorso alla piazza, proposti in queste ore da uno strano per certi versi innovativo quadrunvirato, una assoluta follia.
Chiedo scusa, a chi ancora dorme i migliori sogni. Mi si perdoni il disturbo che provoco mettendo “nuova” carne al fuoco.





