RIDARE LA PAROLA AGLI ELETTORI E LA RESPONSABILITÀ AGLI ELETTI

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    La riduzione dei parlamentari, contrariamente alla narrazione propagandistica e menzognera di chi l’ha proposta e attuata, è una restrizione della democrazia, in quanto riduce il rapporto tra elettori ed eletti in una logica che è di sterilizzazione del dettato costituzionale, il quale vuole il popolo come detentore della sovranità.

    Le varie riforme elettorali hanno via via tolto all’elettore la possibilità di scegliere il candidato all’interno delle liste con la preferenza e hanno creato un progressivo scadimento del rapporto tra l’eletto e la sua base elettorale.

    L’eliminazione dell’immunità parlamentare e la dissoluzione dei partiti, dovuta a Mani Pulite, ha consegnato gli eletti nel Parlamento alla magistratura la quale, sempre più, ha invaso il terreno della politica, con effetti disastrosi.

    Negli enti locali, con il passaggio della responsabilità dalle delibere alle determine, si è espropriato l’eletto a favore del burocrate, il quale, per timore di incorrere in possibili interventi della magistratura, di fatto evita di prendere qualsiasi decisione che non sia oltremodo sicura, cosa assai difficile in un Paese dove le leggi lasciano ampi spazi alla discrezionalità.

    L’ente locale è stato burocratizzato e sterilizzato.

    Le Provincie (Amministrazioni Provinciali) che dovevano essere abolite, sono state mantenute, ma si è tolta l’elezione dei Consigli provinciali da parte degli elettori, cosicché a eleggere i rappresentanti provinciali sono i comuni.

    Secondo la legge Delrio, il consiglio provinciale viene eletto a suffragio solo dai sindaci e dai consiglieri comunali della provincia territoriale di appartenenza. Il voto è ponderato secondo le fasce di popolazione previste per le elezioni comunali. 

    E’ chiaro che in questa logica, i comuni capoluogo hanno un peso maggiore di quanto abbiano le periferie, con un risultato politico, che solo un cieco  può non vedere, a tutto vantaggio della sinistra che ha maggiore presenza nei comuni maggiori e, soprattutto, nelle città.

    Le recenti tornate elettorali amministrative e politiche hanno infatti dimostrato che il voto delle sinistre si concentra nei comuni capoluogo e soprattutto nelle grandi città.

    Anziché allargare la partecipazione democratica, cosa che un tempo era una delle posizioni politiche della sinistra, la stessa sinistra ha fatto di tutto, in questo ultimi decenni, per restringere la partecipazione e verticalizzare le decisioni.

    Non è un caso che le due leggi che riguardano le riforme degli enti locali che ne hanno sterilizzato la partecipazione siano state fatte dal socialista Franco Bassanini, ministro con Romano Prodi e Massimo D’Alema e da Graziano Delrio, appartenente al Pd, ministro con Renzi, Gentiloni e Letta. Siamo, per tutti quanti, all’interno della logica che potremmo definire ulivista, ossia cattocomunista, coagulatasi dopo la distruzione della Prima Repubblica ad opera di Mani Pulite.

    Anche il rapporto tra Parlamento, Governo e Presidenza della Repubblica ha subito, nel tempo, variazioni importanti, con una progressiva espansione in chiave semipresidenzialista dell’azione del Quirinale.

    Una prassi ormai consolidata vede un attivismo politico del Quirinale che è più consono ad una Repubblica presidenziale che alla Repubblica disegnata dalla Costituzione italiana.

    Recenti avvenimenti, soprattutto relativi alla linea di politica estera, hanno fatto registrare posizioni quirinalizie dissonanti da quelle del Governo in carica.

    L’insieme delle questioni, comprese anche quelle, non ultime, della necessità di armonizzare lo Stato con le Regioni, presuppone una svolta decisa che è ora nelle possibilità di un Parlamento che ha una solida maggioranza e di un Governo che ha più volte dichiarato, anche per bocca del Presidente del Consiglio, di voler attivare una riforma costituzionale in senso presidenzialista.

    Contestualmente andrebbero riportate in capo agli elettori le scelte dei consiglieri provinciali e riportate alla responsabilità degli amministratori le decisioni, togliendole ai burocrati.

    Andrebbe, inoltre, riportata pienamente in vigore l’immunità parlamentare, per consentire alla politica di non essere in alcun modo sottoposta ad altro giudizio che non sia quello degli elettori.

    E’ necessario cancellare un ventennio di errori e di burocratizzazione e verticalizzazione della politica e di restrizione della democrazia. Un ventennio da cancellare.

    Autore

    • Silvano Danesi

      Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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