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RICORDIAMO MATTEI E AGIAMO COME AVREBBE AGITO

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E’ un grande onore aver ricevuto dall’Archivio Storico dell’ENI  l’autorizzazione a poter pubblicare sul Nuovo Giornale Nazionale una foto di un incontro tra Enrico Mattei e lo Scià di Persia Reza Pahlavi.

E’ una Storia che deve essere raccontata in specie in questo particolare momento storico ove si assiste ad una guerra, perchè trattasi di una guerra vera e propria, tra l’Iran degli Ayatollah iraniani ed i nostri alleati israeliani.

L’articolo vuole anche citare l’Archivio Storico della Presidenza della Repubblica ove si può visionare una intervista del 1965, tra il giornalista italiano Gianni Bisiach e lo Scià di Persia, a proposito del libro “Mission for my country” ove lo Scià parla del suo rapporto ed amicizia con Mattei, come è necessario citare il libro di Francesco Leo “L’ Ultimo Scià di Persia”, ove si riporta l’intervista con Carlo Sarchi già Direttore Generale Agip Iran al capitolo “L’Italia ed il grande accordo mancato in Iran”.

La Persia, privilegiando questo nome al posto del nome Iran, all’epoca dello Scià era un paese che si può definire “occidentale” e che Carlo Sarchi definisce “meraviglioso”. Teheran era vissuta da americani, inglesi, tedeschi,francesi e con Mattei da italiani, con alberghi di lusso con annessi campi da golf e piscine.

Sarchi ricorda città a noi misconosciute come Khorramshahr o Abadan ove gli inglesi possedevano la più grande raffineria del mondo.

Sia per Mattei che per Pahlavi conosciamo come sono finite le cose.

Ma la “ratio” dell’articolo riguarda l’Italia a partire da Mattei.

Lo si deve affermare e riaffermare. Per chi scrive Enrico Mattei ,per svariati motivi umani e professionali, è l’Italia che si vorrebbe.

L’Italia di Mattei poteva competere con tutti non sentendosi inferiore a nessuno. Aveva prestigio, forza,ma anche classe, la classe che portò al Salone dell’Auto di Torino del 1959 la presentazione di una delle più belle auto dell’epoca, ovvero la Maserati 5000 GT coupé denominata “Scià di Persia” perchè costruita in 3 unità su specifiche imperiali. Lo stile e classe delle ville di Capri, degli alberghi di Napoli e Roma ove tra belle donne  si potevano discutere contratti sul petrolio.

Il “Petrolio”. E’ sul petrolio che poi sono successe tutte le vicende a seguire compreso l’incidente “fortunato” verso Mattei come definito dal generale Mori in una sua ultima intervista ad un canale social di qualche giorno fà.

Scriviamo di oggi.

Oggi abbiamo visto gli Stati Uniti, Il Regno Unito e il Regno di Giordania con la partecipazione della Francia, respingere con precisione muscolare un imponente attacco missilistico verso Israele da parte dell’Iran. La corretta interpretazione degli eventi la ha fornita su questo Giornale il direttore Silvano Danesi quando ha riportato l’attenzione agli interessi derivanti dalla costruzione della “Via del Cotone”, vera alternativa economico-sociale alle “Via della Seta”. E’ stata una operazione di forza, perchè la politica estera si fonda sulla forza “alla faccia” dei buonismi e cerchiobottismi dei pacifisti dei “rioni alti”. La forza significa l’impiego delle forze armate, dei servizi segreti (il lettore perdonerà se non si scrive intelligence ma sembrerebbe,sempre per chi scrive, usare un termine troppo civile) ed in ultimo della diplomazia che deve trarre i risultati delle azioni precedenti.

E scrivendo di forza gli Stati Uniti e Gran Bretagna hanno dimostrato che possono fare a meno di tutti nelle loro scelte e decisioni, e quando si scrive di tutti si scrive di Europa.

Dove stà l’Europa? Sta pensando all’Ucraina? Ne siamo sicuri? Vedremo.

L’Italia in questo momento governa il G7. Benissimo ha fatto il nostro Primo Ministro Giorgia Meloni a convocarlo ma, con un balzo a ritroso si vuole tornare a Mattei.

Oggi si parla e scrive di “modello Mattei” e si pensa che a tale indicazione anche lo scrivente ha dato un suo contributo, ma su come viene interpretato forse vi possono essere differenti punti di vista. Indubbiamente i tempi non sono quelli degli anni ’50 e ’60. Indubbiamente anche il Medio Oriente dell’epoca era diverso, ma Mattei sviluppo più che un modello, sviluppò un “metodo”. Gli storici scriveranno del “fifty-fifty” come ripartizione dei profitti con i paesi produttori di greggio, ma il “metodo” era anche altro.

Enrico Mattei aveva gli “Uomini” giusti. Gente preparatissima, scaltra, sciaguratamente disinvolta tanto da prendere a calci tutti senza guardare in faccia nessuno anche perchè non erano analisti, bocconiani o scappati di casa di prestigiose università od enti pubblici, ed al posto di costosi orologi o lingerie avevano la ’34.

Fa sorridere il Professor Caracciolo, persona preparatissima, quando dichiara nelle sue colte video conferenze di Limes che in politica estera “non si può essere amici di tutti”. Caro Professor Caracciolo Lei parla di “amici”…..ebbene se lo faccia scrivere con rispetto ma “qualcuno” che ovviamente professore non è, da sempre pensa che in politica estera non è che “non sia possibile essere amici” ma necessariamente “non si deve essere amici” di nessuno, perchè quando si tratta di interessi economici come materie prime, risorse naturali ed energetiche non bisogna guardare in faccia alcuno ed ogni metodo è utile per concretizzare i risultati.

Vi è stato un tempo dove l’Italia era una nazione seria ed Enrico Mattei ne era la naturale ed unica espressione. Poivviltà,vtradimenti,vsubordinazioni e infamie ci hanno ridotto così, ma purtuttavia quell’epoca benché temporaneamente limitata è esistita. Ora è tutto da dimostrare che in Italia non vi siano risorse non capaci di ripercorrere il solco di Mattei ed i suoi metodi, consapevoli che di questi tempi la magistratura militante farebbe “carcerare tutti”, ma per l’Italia poi sarebbe un rischio come un altro. E’ da dimostrare che i cosidetti alleati siano più bravi di noi. E’ da dimostrare che non siamo capaci di individuare i nostri reali interessi economici in un tempo dove il nostro popolo è ridotto in situazioni pietose basti pensare ad oltre 10 milioni di famiglie che si indebitano per curarsi.

Basta con “le sciabole appese ed i foderi a combattere”. Basta con le promozioni quotidiane di ufficiali. Basta timori, riverenze. Gli stessi alleati ci rispetteranno di più se mostriamo maggiore postura per non scrivere altro.

Si conferma in valore assoluto l’appartenenza alla NATO, ma questo non significa essere solo una mensa od un ristorante per la truppa.

Basta. Le nostre Forze Armate ed i nostri Servizi Segreti hanno ciò che serve per farsi rispettare. Basta farli lavorare. Tanto i soliti raccomandati di turno la pensione la prenderanno lo stesso.

Mattei resta. Una Stella Polare per pochi, un macigno per tanti, ma finchè ne rimarra’ anche solo “uno” che la pensa come lui, il Tricolore potrà essere un Vessilo di Onore.

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  • Redazione

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