
di Alessandro Rozzi
Renzi vuole fare il federatore, inesauribile. Ha fiutato le debolezze del Governo che potrebbero aumentare in autunno sul piano economico (e forse…sociale) e quindi prova a fare il post-Prodi.
Conte e i sinistri da salotto dicono di no, per forza tocca al Pd la vera risposta e il Pd ha antiRenzi col botto. Il guaio è che con queste premesse le opposizioni sarebbero destinate all’ammucchiata e non ad una proposta unitaria di politica riformista. Rimettendo in gioco …la Meloni.
Anche perché è facile fare movimentismo, molto piu’ complicato avvicinare, capire e trarre le conseguenze circa le attese di giovani, lavoratrici e lavoratori e di pensionati. Invece che le dispute sul sessismo sarebbe il caso dare una qualche attenzione alle CIG, ai morti sul lavoro che non sono cessati, alle riforme che fra un poco diventeranno delle colpevoli commemorazioni.
I loro slogan sono nebbiosi perché non si capisce cosa davvero pensino sui problemi più’ spinosi che restano insoluti all’orizzonte. Solo dei no e ricorso agli abbonati alla piazza non fanno classe dirigente governante.
E visti i precedenti che hanno ridotto l’alternanza a Palazzo Chigi a delle occupazioni di potere, non c’è da stare allegri. Intanto godiamoci le loro filastrocche nei tg dei politici estivi.
Pensare col caldo è dura.





