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RENZI,IL GRANITICO POLITICO

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di gianvito caldararo
Quale altro politico avrebbe resistito alle tante indagini giudiziarie subite, che oltre che sul piano personale hanno coinvolto anche la sua famiglia e finanche gli amici e i suoi più stretti collaboratori? Quale altro politico avrebbe affrontato con coraggio e determinazione le tantissime fake news sul suo conto e sul conto dei suoi stretti congiunti? Quale politico avrebbe avuto la forza e la tenacia nello scrivere un libro, nel quale descrivere tutte le vicende giudiziarie e le velenose fake news  subite a partire dal 2016?
La risposta è la seguente: quasi nessuno. Infatti, la politica sin dal 1993 è in una situazione di sottomissione e di subordinazione alla magistratura. Correva l’anno 1993 quando la politica, suicidandosi, fu costretta a subire la legge costituzionale n°3/1993, la legge con la quale la politica subì la mutilazione dell’articolo 68 della Costituzione, cioè delle sue guarentigie. E di fronte a tanto scempio la politica non ha più rialzato la testa. Infatti, nonostante che Renzi, abbia subito iniziative giudiziarie giudicate illegittime sia dalla Suprema Corte di Cassazione e dalla Corte Costituzionale, la politica è rimasta muta e immobile, non ha avuto il coraggio di esprimere la pur minima solidarietà.
In questi giorni abbiamo appreso dell’ulteriore procedimento giudiziario conclusosi positivamente. Si tratta del processo a carico del cognato di Renzi, Andrea Conticini. che veniva accusato di aver aiutato a sottrarre i fondi dell’Unicef. Era l’anno 2016, cioè nel periodo del famoso referendum abrogativo della riforma costituzionale nota come Renzi-Boschi. Un periodo, come scrive Alessio De Giorgi sul “Riformista” , “di ingiuste sofferenze e danni, che ha gettato in pasto delle “bestie social” legami familiari e storie personali e professionali, ma anche una campagna di disinformazione ad personam realizzata quasi alla perfezione”.
Sei mesi prima del noto referendum costituzionale del 2016 viene aperta l’inchiesta sui fondi Unicef, che coinvolgeva il cognato di Renzi, ma per niente Renzi. Eppure, Renzi e il cognato diventano nella narrazione dei giornali una unica persona, con titoli sapientemente studiati e diffusi unendoli in un unico destino. Titoli del seguente tipo: a) “Nella inchiesta sui fratelli Conticini c’è anche il nome di Matteo Renzi”; b) “I soldi per l’Africa riciclati dal cognato”; c)”Dove compra case il parente di Renzi con i soldi sottratti ai bimbi africani”.
Renzi, ricorda che  “Al cognato gli vengono bloccati i conti corrente bancari, perde occasioni di lavoro e gli viene negato un visto per accompagnare negli Stati Uniti, la sua bambina speciale, la meravigliosa Maria, che ha un cromosoma – e una marcia – in più degli altri”. Dice ancora Renzi: “gli hanno tolto il sorriso. Ha vissuto sette anni e mezzo con il marchio di infamia più grande: aver aiutato a sottrarre i soldi ai bimbi africani”.
A questo punto è legittimo chiedersi: come si è concluso il processo? La risposta è nelle parole di Renzi, il quale ha detto:  dopo sette anni e mezzo di indagini  e un processo infinito, anche lui, cioè il pubblico ministero, si è convinto che il “fatto non sussiste”. E ha chiesto l’assoluzione. Il tutto dopo lunghi e pesanti sette anni di sofferenze, di odio, di gogna mediatica e di fake news. Ma Renzi è ancora in piedi e pronto per affrontare la battaglia delle elezioni europee del 2024. Come non ammirare un politico così coraggioso, tenace, determinato, trasparente e soprattutto non ricattabile?

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  • Redazione

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