
di Giulio Galetti
Parrebbe che Matteo Renzi abbia realizzato (con un certo ritardo) che le grandi praterie al centro fossero, in realtà, boschetti nemmeno tanto frequentati.
La sua recente inversione a U, dettata da un risultato deludente alle Europee, ha pietrificato coloro che si erano riconosciuti nella alterità al progetto del campo largo, larghetto o andante con moto, perseguito dalla attuale segretaria del PD con alterni entusiasmi.
Prima sono arrivate le parole generose con la promessa di una rifondazione basata su congresso e primarie destinate a dare una leadership alternativa alla propria, dimostrando una generosità inusitata, e poi?
Poi arriva l’Intervista alla Stampa, (emblematica la scelta della testata da dove lanciare il nuovo segnale) dove getta le basi per un ritorno alla casa del padre, riaccolto da riformisti festanti da cui si era proditoriamente staccato.
Utilizzando una lettura machiavellica… Quasi come se avesse intravisto nelle mosse recenti del rivale di sempre (l’ingrato Carletto) il segno del suo imminente isolamento. Calenda che dialoga con il PD e lui costretto ad assistere senza ruolo alcuno, se non quello del leader incerottato che presidia insieme a Boschi e pochi altri fedeli, i boschetti del mitico Centro.
Deve essersi fatto persuaso che rischiava di perdere la sua creatura, un’ Italia Viva attaccata al polmone artificiale di un consenso del tutto deficitario, lasciandola nelle mani di chi, oggi, pretendeva di giocare la stessa sua partita di quindici anni orsono.
Non poteva essere che un Marattin qualsiasi o qualche altro nome, per quanto sodale, lo disarcionasse in un congresso convocato con grande sfoggio di generosità per l’imminente autunno. E allora, come spesso accade nella biografia Renziana, ecco la di lui mossa a sorpresa, ma questa volta trattasi di un pavido arrocco… Che per il cavallo non é proprio cosa.
Leggere le sue parole mi ha richiesto un double check, tanto era lo iato verso ció che ci si poteva attendere in questo momento storico.
“…credo che Schlein stia seguendo un percorso intelligente dal suo punto di vista. Schlein ha detto: non metto veti, non accetto veti. E su questo fa fare al Pd un grande passo in avanti…Se non ci sono veti, Italia Viva deve decidere che cosa fare da grande. Siamo a un bivio: facciamo una Margherita 2.0 alleata con il centrosinistra? Per dirla di nuovo con De Gasperi: un centro che guarda a sinistra, perché tutti sanno — Elly per prima — che senza questo centro la sinistra non vince. Oppure facciamo un tentativo di ricostruire il Terzo Polo? Questa è la scelta che Italia Viva dovrà fare adesso”.
Temo che la scelta di cui parla, o meglio quel bivio tra Margherita 2.0 alleata con Elly e la ricostruzione del terzo polo sia una classica scelta fittizia. Renzi vuole evitare di finire ai margini di un eventuale 3° Polo guidato da un nuovo leader di una nuova compagine di cui lui si limita ad essere il presidente onorario, o il padre nobile.
E questo é il limite dell’uomo che si pensava statista e si scopre trombato come un Mastella qualsiasi (con tutto il rispetto per Clementone nostro).





