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RELIGIONI GEOPOLITICA GIUBILEO 2025

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di Antonino Macrì Pellizzeri

Quest’anno si celebra a Roma e nel mondo il Giubileo. Si tratta, come sapete, di un evento che è nato nell’anno 1300, e da allora si è celebrato con cadenze differenti, fino a raggiungere una periodicità stabile di 25 anni, a parte alcune celebrazioni straordinarie. Il 2025, anno giubilare ordinario, sta determinando un’incredibile affluenza di pellegrini a Roma, ansiosi di attraversare la “Porta Santa” che viene aperta dal Santo Padre all’inizio dell’anno e chiusa di nuovo alla fine delle celebrazioni annuali. Essa è poi murata in attesa di una nuova apertura all’inizio del Giubileo successivo. Allo stesso tempo le case editrici e le librerie si sono riempite di volumi che, con accenti differenti, studiano ed illustrano questo evento dai più vari punti di vista.

In questo contesto, mi sembra appropriato parlare dell’argomento in una maniera abbastanza inusuale, e molto più generale.

Assieme ad un mio carissimo amico, Nunzio Valentino, ci siamo posti una serie di domande su argomenti che toccano in una maniera o in un’altra la vita di tutti noi, credenti e non credenti, agnostici o assolutamente “laici”, financo “mangiapreti”, occidentali e orientali, cittadini di Paesi democratici o viventi in Paesi di del “Socialismo reale”, etc. Ci siamo chiesti:

  • Che cosa vuol dire credere?
  • Credere in chi, o che cosa?
  • Quali sono le religioni principali nel mondo, in termini statistici?
  • Quanto bene ed anche quanto male hanno fatto le varie religioni del mondo, sotto le cui bandiere sono state compiute anche tante stragi?
  • Esiste qualcosa che accomuna, un punto d’incontro, in cui tutte le religioni convergono, al di là anche in questo caso del desiderio di affermare il proprio credo?

Di tutto ciò abbiamo parlato in un libro, di cui vedete la copertina.

Considerando la mia esperienza dell’estremo Oriente, una parte importante dello studio è stata dedicata ai due Paesi definiti ancora oggi comunisti, vale a dire Vietnam e Cina, nei quali, come sapete, ho trascorso gran parte della mia vita. Comincio col dire che, da un punto di vista religioso, si tratta di due mondi assolutamente diversi. Sono entrambi sostanzialmente Buddisti, di una religione proveniente dall’India oltre un millennio fa e profondamente riadattata al loro mondo. Il Vietnam è però profondamente impregnato di religiosità. Il “Mondo di là” è assolutamente contiguo al mondo “di qua”; in ogni casa, dalla più umile alla più agiata, esiste un angolo, o addirittura una stanza intera, dedicata al ricordo dei propri antenati e della divinità, molto simili ai “larari” di epoca romana. Il primo e il 15 di ogni mese lunare i templi buddisti sono pieni di fedeli che pregano e pongono bastoncini votivi davanti ai vari altari, comprano vassoi di frutta, fiori etc. che vengono posati anch’essi sugli altari. Dopo di che, alla fine dei riti, una parte di tutto ciò è lasciata al tempio e il resto portato a casa e mangiato in famiglia. Si crede profondamente all’intervento del “mondo di là” in molti aspetti della vita, e il “fortune teller”, l’indovino che può leggere il futuro e talvolta anche modificarlo è tenuto in grande considerazione. Ricordo a questo proposito un episodio che nel nostro mondo occidentale può sembrare assurdo. Nell’anno 2000, dopo lunghissime negoziazioni, concordammo il testo di un contratto per la realizzazione di un grande impianto di fertilizzanti. La firma doveva essere deliberata dal governo e autorizzata da un decreto del Primo Ministro. Il nostro cliente ci aveva comunicato la data in modo che organizzassimo la cerimonia, a cui avrebbero partecipato tre ambasciatori, alte cariche politiche, i vertici delle aziende interessate, le televisioni, etc. Una settimana prima della data prevista, il decreto ancora non era stato emesso ed io insistevo con il mio cliente perché la cerimonia fosse rinviata: non si poteva cancellarla all’ultimo momento quando tutte le autorità erano già in viaggio ed alcune anche già arrivate ad Hanoi. Niente da fare; il mio cliente era irremovibile, la data non si cambiava. Di fronte alle mie insistenze alla fine mi disse “la data è stata stabilita dal fortune teller, come il numero delle pagine di cui è composto il contratto, e nessuno, neanche il Primo Ministro, può azzardarsi a modificarla”. Così fu. L’impianto fu realizzato nella massima concordia, fu messo in marcia e consegnato al cliente. Dopo cinque anni di produzione al di  sopra delle aspettative, il Presidente della Repubblica mi consegnò la “medal of frienship”, la più alta decorazione che viene data agli stranieri “Per aver contribuito alla realizzazione dell’impianto di maggior successo nella storia del Paese”. A una mentalità disincantata e scettica come quella di tutti noi Occidentali, tutto ciò può apparire una superstizione medioevale, ma essa è fortemente connessa al modo di vivere e di pensare di un Paese che ha sempre lottato duramente per proteggere la propria cultura e la propria identità contro tutti i Paesi che cercarono di sopraffarlo: Francesi, Americani, Cinesi, etc. Del resto anche Tiziano Terzani, il famoso giornalista che trascorse tutta la sua vita in Oriente, ebbe la stessa esperienza e la descrisse nel suo famosissimo libro “Un indovino mi disse”, che consiglio a tutti di leggere. A parte questi aspetti però, voglio qui ricordare il contributo, pacifico ma decisivo, che diedero i monaci buddisti alla lotta di liberazione del Vietnam del Sud dall’oppressione di vari dittatori di ispirazione cattolica che si succedettero con la protezione dell’esercito degli Stati Uniti.

Del tutto diverso è il mondo cinese, in cui il Partito Comunista si definisce assolutamente “laico”. Parlare di religione in Cina è molto difficile, non per paura, ma per una sorta di ritrosia che si può rompere solo dopo una lunga frequentazione e dopo essere stati personalmente “accettati” nel loro mondo. Non si può, innanzitutto capire la religiosità cinese senza conoscerne la loro storia e il loro modo di concepire la società, di cui l’imperatore era il vertice e il punto di contatto fra “tutto ciò che sta sotto il cielo” e chi sta al di sopra. Semplificando molto, l’imperatore regolava tutto per mandato divino e, in quanto tale, gli si doveva obbedienza. Se egli non avesse adempiuto bene i suoi doveri di governo, ci sarebbero state carestie, disastri naturali, e il popolo stesso avrebbe avuto il diritto, o addirittura il dovere, di ribellarsi. Esistevano, ed esistono ancora, una serie di tradizioni che sono rispettate rigorosamente ancora oggi, come ad esempio nel periodo precedente e successivo al capodanno lunare. Ciò premesso, a mio modo di vedere, la religiosità del mondo cinese deve essere approcciata sotto tre aspetti paralleli: il primo, e forse più difficile, è la propria esperienza personale, il secondo è la statistica che può stabilire approssimativamente quante persone si identificano nelle varie religioni, e la terza il rapporto fra politica e religione. I risultati sono assolutamente sorprendenti. Vi cito rapidamente alcuni esempi. Parlando di religiosità, chiesi a una giovane signora quale fosse il suo parere. Mi rispose “Il partito ci insegna che la religione non esiste …”. A prima vista può sembrare una risposta chiara, ma non lo è. Se io facessi a qualcuno di voi la stessa domanda, mi aspetterei risposte di vario tipo “credo”, “non credo”, “ non m’interessa”, o anche “non intendo parlarne”, ma certamente nessuno mi risponderebbe “ A scuola mi hanno insegnato che…”. Ecco, conoscendo il mondo cinese, iniziare la risposta con le parole “Il partito ci insegna…” è una sottile, velatissima, presa di distanza, non dettata dalla paura, ma da una ritrosia a parlare del proprio pensiero individuale. Avevo ragione, e, infatti, qualche mese dopo la vidi inginocchiarsi in un tempio buddista e pregare alla maniera tipica di quella religione. Anche fare una statistica delle varie fedi è molto complesso. L’ideogramma che identifica la religione come la intendiamo noi, è recentissimo, dell’inizio del ‘900, quando con le legazioni arrivò il clero cristiano. Mi hanno spiegato che il suo significato somiglia a “una società organizzata che si occupa di religiosità” o qualcosa del genere. Una specie di SRL per le questioni teologiche. Da ciò consegue che secondo il modo in cui, in lingua cinese, si pone la domanda, si ottiene una risposta diversa, in maniera anche sostanziale. Ancora più stupefacente è il fatto che la stessa persona può accendere i bastoncini votivi in un tempio buddista e pregare Gesù Cristo. Ciò non deve sorprendere perché, se si prescinde dagli aspetti puramente teologici e “strutturali” il concetto di bene e di male, di giustizia, di fratellanza è innato in tutti gli uomini, dovunque essi siano nati ed in quale religione siano stati educati. Come diceva Seneca “Il fatto che io conosca il bene, non implica che io lo segua sempre”. E, in fin dei conti, alcune massime di Confucio sono assolutamente analoghe alle parole di Gesù Cristo.

Da un punta di vista politico il problema religioso in Cina è complesso: esistono cinque religioni ufficialmente riconosciute, e il cattolicesimo è fra esse. Per legge esse non devono turbare la laicità dello stato, non devono confliggere una con l’altra, non devono turbare la convivenza delle varie etnie, e soprattutto devono allinearsi alla visione politica e sociale dello Stato. Ovviamente il “buddismo con caratteristiche cinesi” è il più accettato perché in oltre un millennio si è molto armonizzato con la cultura e la storia locale. Anche per esso esistono però dei problemi legati alla venalità del clero. Il problema principale del cattolicesimo è molto diverso. Quando nel XVI secolo, due padri gesuiti, Ruggieri e Ricci, arrivarono in Cina, essi riuscirono ad avere il permesso di dimorare nel Celeste Impero e predicare il Vangelo, perché accettarono di “farsi cinesi”, nella lingua, nei modi e perfino negli abiti, e furono onorati e rispettati. Ancora oggi esiste a Pechino il mausoleo di Matteo Ricci. Essi evitarono rigorosamente ogni tipo di “suprematismo”. Dopo la loro morte, le porte del Paese si chiusero definitivamente per i successori, che ebbero ben altro atteggiamento. Nel 1842, con l’inizio dell’invasione del territorio cinese, assieme agli eserciti arrivarono i preti, che furono considerati il braccio secolare degli invasori. Oggi, lentamente, essi cercano di trovarsi un ruolo che rispetti la cultura locale e non desti alcun dubbio di voler contrapporsi al sistema politico e alla convivenza con le altre religioni. Sembra facile, ma come giustificare la dipendenza dei vescovi dal Vaticano? Uno stato estero che potrebbe contrapporsi alle strutture politiche. Come essere credibili quando si dice che i sacerdoti “si occupano di Dio e non di Cesare” quando le “guerre per le Investiture” insanguinarono l’Europa per secoli? Papa Francesco e il cardinale Parolin stanno faticosamente cercando di aprirsi un varco in questo mondo, e vi cito due passi dei discorsi che il Santo Padre ha fatto durante il suo recente viaggio in Indonesia.   

“… A volte noi pensiamo che l’incontro tra le religioni sia una questione che riguarda il cercare a tutti i costi dei punti in comune tra le diverse dottrine e professioni religiose. In realtà, può succedere che un approccio del genere finisca per dividerci, perché le dottrine e i dogmi di ogni esperienza religiosa sono diversi. Quello che realmente ci avvicina è creare un collegamento tra le nostre diversità, avere cura di coltivare legami di amicizia, di attenzione, di reciprocità. Sono relazioni in cui ciascuno si apre all’altro, in cui ci impegniamo a ricercare insieme la verità imparando dalla tradizione religiosa dell’altro, a venirci incontro nelle necessità umane e spirituali. Sono legami che ci permettono di lavorare insieme, di marciare uniti nel perseguire qualche obiettivo, nella difesa della dignità dell’uomo, nella lotta alla povertà, nella promozione della pace… E’ importante che i valori comuni a tutte le tradizioni religiose siano promossi e rafforzati, aiutando la società a sconfiggere la cultura della violenza e dell’indifferenza”

“…Una poetessa del Novecento ha usato un’espressione molto bella per descrivere la fraternità: ha scritto che essere fratelli vuol dire amarsi riconoscendosi “diversi come due gocce d’acqua”. Bello! Ed è proprio così. Non ci sono due gocce d’acqua uguali l’una all’altra, né ci sono due fratelli, nemmeno gemelli, completamente identici. Vivere la fraternità, allora, vuol dire accogliersi a vicenda riconoscendosi uguali nella diversità… Questo, fratelli e sorelle, è importante, perché annunciare il Vangelo, non vuol dire imporre o contrapporre la propria fede a quella degli altri, no”

La risposta di Papa Francesco e la sua linea di condotta sono chiaramente definite nei vari discorsi di questo lungo e faticosissimo viaggio.

Oggi il Santo Padre ha un problema gigantesco, epocale, storico, da affrontare. Posto che la “conversione” del popolo cinese nel significato tradizionale che diamo in Occidente è impossibile, non solo per questioni politiche, ma proprio perché siamo di fronte ad una civiltà assolutamente diversa e che non vuole cambiare le sue radici, come bisognerà comportarsi?

Incontrarci sul piano dell’amore per il prossimo e della morale senza insistere troppo (il che non vuol dire negare) l’aspetto dogmatico, oppure farci chiudere tutte le porte e costringere i cattolici locali a tornare nelle “catacombe” fino a sparire del tutto? Che Dio Onnipotente dia a Francesco vita e salute sufficienti per adempiere questa sua missione storica e soprattutto aiuti il Santo Padre a portarla avanti, e poi a spiegarla al mondo cattolico.

Come anticipato più sopra, un tentativo di analisi di queste problematiche che permeano da sempre tutte le civiltà del nostro pianeta è esposto nel libro che Nunzio Valentino ed io abbiamo scritto e pubblicato in questi giorni. S’intitola RELIGIONI GEOPOLITICA GIUBILEO 2025 ed è edito da UNIVERS EDIZIONI, una casa editrice di Pavia. Si può ordinare direttamente dall’editore al link seguente. 

https://www.universshop.it/store/product/religioni-geopolitica-giubileo-2025-di-antonino-macr%C3%AC-pellizzeri-e-nunzio-valentino

Oppure cliccando sul catalogo dell’editore, ove compare fra le novità https://editorepavia.it/pubblicazioni.php

A breve dovrebbe essere disponibile anche su Amazon, IBS, Librerie Feltrinelli.

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